Sicilian Playlist #275: Brando Madonia, note da un mondo di ombre

La selezione di questa settimana parte con “Sento troppe voci”, singolo estratto da “Arrivederci Paranoia”, nuovo album del cantautore catanese che riflette sul nostro tempo fatto di solitudine. Proseguiamo con “Stupida”, nuovo tagliente e rabbioso singolo di rob, racconto di un loop sentimentale in cui si finisce sempre per tornare dalla persona sbagliata; con “L’oro del fiume”, ballad delicatamente folk estratta dal nuovo album di Dimartino; e con “L’uomo floreale”, canto del cigno di un senzatetto di una grande città firmato dai Romano Bros. Spazio anche a “Cielo stellato”, in cui Mario Biondi canta della libertà in italiano con il suo consueto soul-jazz, a “Musica liquida”, ritratto di un società senza più radici di Daniele Guastella, e a “Alzati”, inno all’imperfezione e alla resistenza di Giuseppe Anastasi. Chiudiamo con “Anni zero”, brano di Mauro Ermanno Giovanardi tra i cui autori figura Pippo “Kaballà” Rinaldi e che riporta la mente ai tempi armoniosi della grande canzone d’autore, e con “Disadattato”, brano in cui Sabù Alaimo dà artisticamente voce agli emarginati della nostra epoca

Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.

Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it

“Sento troppe voci” Brando Madonia

“Arrivederci Paranoia” è il nuovo disco di Brando Madonia. L’album racconta un momento di passaggio fragile e necessario, in cui l’amore smette di essere un rifugio e diventa una domanda. Le relazioni si mostrano come luoghi familiari eppure estranei. Intorno, il mondo appare frammentato e irreale: identità mutevoli, distanze emotive, simboli che perdono significato e ombre che ricordano chi non c’è più. Siamo repliche, copie imperfette dei nostri pensieri, sospesi tra il desiderio di restare e la necessità di andarcene. In questo scenario instabile, la solitudine non nasce dall’assenza, ma dallo spazio che si crea tra le persone, dalla distanza che cresce anche restando vicini. Eppure, dentro il disordine e la paura, sopravvive la richiesta fragile e radicale di essere amati piano, senza promesse facili, con la disponibilità a lasciarsi attraversare fino in fondo. Il quotidiano, il cinema, la storia e la cultura pop si intrecciano, restituendo una visione intensa, intima e sospesa dell’esistenza; gesti minuti e immagini si accendono e si spengono definendo l’intimità come ultimo spazio possibile.

“Arrivederci Paranoia” parla del desiderio quasi irraggiungibile di una vita normale, di un equilibrio possibile, di qualcosa che non sembri sempre sul punto di finire. È un saluto alla paura e alle sue maschere, pronunciato mentre il fuoco è acceso, con la consapevolezza che forse non si è più gli stessi, ma che vale comunque la pena restare, ancora un po’, a osservare cosa c’è.

Musicalmente, l’album parte da sonorità “analogiche” per proiettarle in un mondo digitale, alternando brani dalle ritmiche coinvolgenti e ballate dalle strutture complesse, tra sintetizzatori e archi. I rimandi ad altre epoche convivono con testi che oscillano tra immediatezza contemporanea e prospettive oniriche fuori dal tempo, creando un ponte tra passato e futuro che non cade né nella nostalgia né nell’omologazione del presente. È il ritratto generazionale delle angosce del presente, riformulato attraverso un viaggio musicale che raccoglie ricordo, attualità e visione.

“Stupida”, rob

Dopo “La mia storia”, scritto insieme a Naska, la catanese la vincitrice di “X Factor 2025” Roberta “rob” Scandurra annuncia pubblica “Stupida” scritta in collaborazione con Andrea Pula, con la composizione e produzione di Simone Guzzino e Blame. È un brano pop rock ruvido e liberatorio che racconta la lucidità brutale di quando capisci di stare tornando, ancora una volta, dalla persona sbagliata.

Messaggi alle tre di notte, promesse che si perdono nel fumo delle sigarette e quella sensazione familiare di ricadere nello stesso errore. Una storia che si ripete anche quando sai perfettamente come andrà a finire.

Nel brano, rob trasforma tutto questo in una confessione rabbiosa e autoironica, dove la lucidità arriva, ma non abbastanza presto da salvarti. Rimane solo la consapevolezza, detta ad alta voce, senza scuse e senza filtri.

“L’oro del fiume” Dimartino

A sette anni dal suo ultimo album Afrodite, e dopo la fruttuosa collaborazione con Colapesce, Dimartino annuncia L’improbabile piena dell’Oreto, il suo quinto album di studio e il ritorno alla dimensione solista. Ad anticipare il disco è L’oro del fiume, il brano che apre l’album e che introduce fin da subito l’immaginario sonoro e narrativo del nuovo capitolo discografico che prende forma attorno a un’immagine centrale: quella del fiume, luogo di mistero, ricerca e trasformazione.

L’oro del fiume racconta la storia di un cercatore d’oro fermo nel mezzo del fiume a interrogarsi sul senso della propria ricerca: una riflessione poetica sull’uomo contemporaneo e sugli obiettivi che inseguiamo e lo scorrere del tempo. Nel testo il cercatore d’oro diventa una figura simbolica che si muove nella corrente della vita inseguendo un obiettivo, salvo poi accorgersi che proprio quella ricerca rischia di allontanarlo da ciò che conta davvero. La canzone è una delicata ballad folk.

“L’uomo floreale” Romano Bros.

“L’uomo floreale” è un brano che racconta l’ultimo atto di vita di un vecchio clochard che ha vissuto per molti anni in una stazione ferroviaria di una grande città. È una canzone suonata volutamente e rigorosamente in acustico, in cui una piccola orchestra d’archi si insinua tra gli arpeggi delicati delle chitarre. La ritmica, molto essenziale, arriva solo nel finale del brano, con peculiari suoni percussivi di matrice mediterranea.

«Questo brano è la quarta traccia del nostro nuovo album discografico intitolato “Viaggiatori Musicanti”», spiegano i due fratelli di Piazza Armerina. «La canzone è un dipinto che racconta l’ultimo atto di vita di un senzatetto che dimora in una stazione ferroviaria di una grande città. Questo brano è legato al precedente singolo “Alla stazione”, terza traccia del nostro concept-album dove i protagonisti, noi artisti viaggiatori, attraverso la musica raccontiamo il viaggio della nostra vita. In questo nostro percorso la stazione rappresenta lo specchio della società odierna, uno spazio frenetico dove convivono tante disuguaglianze sociali. La canzone non vuole essere una cronaca con la solita morale ma vuole essere un ritratto della marginalità che interroga la coscienza, sia dell’ascoltatore che di noi stessi artisti, i quali ci rispecchiamo molto in quell’uomo che dimora sull’alcova di cartoni alla stazione della vita, luogo di passaggio, frenetico e sempre affascinante».

Il videoclip de “L’uomo floreale” è realizzato con delle riprese in tempo reale che seguono il lavoro dei due pittori di “Arte in Piazza”, Corrado Militello e Giuseppe Liguori. Attraverso i loro pennelli prende forma la storia di un vecchio clochard che vive in una stazione ferroviaria di una grande città. Nel finale, un carosello di immagini mostra per intero le tavole che raccontano questa vicenda. Le riprese sono state realizzate da Claudia Militello e Giuseppe Romano, mentre regia e montaggio sono di Angelo e Marco Romano.

“Cielo stellato” Mario Biondi

È il nuovo singolo del catanese “nero a metà”. Un brano originale scritto dal cantautore, che gioca per la prima volta in lingua italiana su sonorità soul-jazz, morbide e raffinate, che raccontano la libertà non come fuga superficiale, ma come conquista interiore.

Il brano anticipa il suo primo album in lingua italiana “Prova d’autore” in uscita il 10 aprile, un progetto audace e fresco che arriva proprio nell’anno del ventennale della sua carriera, esplosa con la hit internazionale “This Is What You Are” contenuta in “Handful of Soul”.

“Prova d’autore” lo vedrà protagonista assoluto non solo come interprete, ma anche come autore e compositore oltre alla cura degli arrangiamenti e della produzione, sottolineando una competenza musicale a 360° affinata negli anni.

“Musica Liquida” Daniele Guastella

Secondo singolo di Daniele Guastella. Il brano prosegue il percorso avviato con il primo estratto dal nuovo EP, confermando una scrittura lucida e consapevole, capace di leggere il presente senza indulgenze.

«Viviamo in un mondo che corre verso il collasso senza più interrogarsi sulle conseguenze un mondo surriscaldato, attraversato da guerre, disuguaglianze e rumore, in cui il progresso tecnico non coincide con una reale evoluzione umana. Musica liquida nasce da questa consapevolezza, dall’idea che ci stiamo lentamente abituando al degrado, come se fosse diventato normale», spiega l’autore. «Il brano affronta anche il tema dello svuotamento dell’anima: una quotidianità ridotta a lavoro, denaro e potere, sommersa da un bombardamento mediatico che anestetizza invece di informare. Siamo circondati da stimoli continui ma sempre meno capaci di sentire davvero. Non soffriamo fino in fondo, ma non viviamo nemmeno. È una forma di sospensione emotiva che mi spaventa».

Da qui prende forma il senso più profondo del titolo. La musica liquida diventa metafora di superficialità, consumo rapido e assenza di radici, ma anche simbolo di una produzione musicale sempre più sovraffollata e spesso priva di reale urgenza espressiva. 

“Alzati” Giuseppe Anastasi

Brano tratto da “Canzoni senza click”, il nuovo album di Giuseppe Anastasi, un lavoro intimo, sociale, politico, suonato senza metronomo, dove ogni brano segue solo il tempo che viviamo. In un’epoca in cui tutto è quantizzato, perfetto, iper-prodotto, quest’album è un manifesto musicale di libertà e imperfezione. Le canzoni sono nate tutte chitarra e voce, nel tentativo di restituire all’ascoltatore quella vibrazione autentica che spesso si perde nel processo digitale. 

«Questo album nasce lontano dal rumore digitale e dalla fretta di piacere subito, sceglie la lentezza, l’ascolto, l’imperfezione umana»,  racconta Giuseppe Anastasi. «Ogni canzone è una piccola resistenza all’algoritmo, una storia che non cerca numeri ma connessioni reali. Qui la musica non scorre: respira. Ti guarda negli occhi. Nove canzoni, nove emozioni differenti. Mi sono preso il giusto tempo per realizzarlo insieme a Valerio Marchetti e Stefano Pettirossi, e adesso prendetevene un po’ anche voi per ascoltarlo».

Il disco contiene 9 tracce, tra cui brani acustici, momenti strumentali e testi che raccontano la vita, la società, la paura del futuro, ma anche la speranza che il tempo possa riservare cose positive.

“Anni zero” Mauro Ermanno Giovanardi

Inseriamo questo brano che fa parte del nuovo album del frontman dei La Crus sia per il suo forte legame del cantautore lombardo con la Sicilia, ma soprattutto perché fra gli autori del brano c’è Pippo “Kaballà” Rinaldi, in compagnia di Francesco Bianconi dei Baustelle. “Anni Zero” è un brano che ci riporta ai tempi gloriosi della canzone d’autore italiana, quella di Umberto Bindi e Gino Paoli, poetica, ariosa, melodica. Più che un’epoca cronologica, “Anni Zero” viene descritto da Giovanardi come un luogo: il punto esatto in cui le vite ripartono. Il brano racconta la capacità della musica pop di diventare un “placebo” generazionale, un linguaggio trasversale capace di unire passato e presente sotto un unico battito musicale. 

“Torneranno mari azzurri tra pareti stupefatte”, con questo ritornello evocativo, la canzone si impone come una riflessione profonda sull’eternità effimera dei sentimenti e sulla potenza delle canzoni.

“Disadattato”, Sabù Alaimo

Brano estratto da “Quelli come noi”, il nuovo EP del cantautore palermitano Sabù Alaimo. «Questo progetto discografico pone l’accento su una forma di disadattamento sociale, cioè la difficoltà di riconoscersi nei modelli imposti e il senso profondo di alienazione che ne deriva», dice il cantautore. «Il titolo dell’EP racchiude l’illusione di poter risolvere questo disagio attraverso la ricerca di simili, di qualcuno che condivida lo stesso sguardo sul mondo».

In questi brani Sabù Alaimo trasforma in musica la voce dei reietti del nostro tempo: canzoni che somigliano a un grido di aiuto, dirette, urgenti, capaci di parlare più allo stomaco che alla testa. Ne nasce una cifra definibile come “punk cantautorale”, che si riferisce a una forma di comunicazione sincera, ruvida e necessaria, più che all’aspetto strettamente musicale.

In “Quelli come noi”, ogni brano contribuisce a costruire un racconto unitario sul disadattamento. “Il meglio” apre un percorso intimo e consapevole, scavando nella propria verità fino a toccarne i punti più inquieti per poi provare a perdonarsi e tornare a guardare al futuro con fiducia, scegliendo l’ottimismo come atto necessario e coraggioso. Con “Disadattato” emerge la difficoltà di riconoscersi nei modelli imposti e il senso di solitudine che ne deriva: un racconto generazionale che attraversa i ricordi delle occupazioni scolastiche di fine anni Novanta, i primi amori e i sogni irrisolti, restituendo la bellezza fragile di un’adolescenza che sembra non finire mai.

 “Quelli come noi” racconta di persone che, al di là di qualsiasi appartenenza o livello culturale, si sentono fuori dalle etichette della vita moderna, unite dall’illusione – spesso disattesa – di poter alleggerire le proprie ansie condividendole con i propri simili, per poi scoprire che ognuno possiede una unicità che sfugge a qualsiasi etichetta. Con “Spazzatura” l’EP si fa più diretto e urgente: un brano che traduce in musica il bombardamento quotidiano di notizie, tra cronaca, politica e leggerezza, restituendo la confusione mentale del presente. Chiude “Totò,” dedicato a Totò Schillaci, figura simbolo di riscatto sociale e appartenenza collettiva, capace di andare oltre il calcio per diventare emblema di un Sud che si riconosce, ancora una volta, in “quelli come noi”.

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