Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.

Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it

“L’amore è partito” (1965)

È il primissimo Battiato, cantautore sulla scia di Gino Paoli e Luigi Tenco. È un 45 giri a nome di Francesco Battiato uscito in allegato al settimanale Nuova Enigmistica Tascabile. Erano gli anni Sessanta e il ripostese era andato a Milano. «Allora era una città di nebbia, e mi sono trovato benissimo», raccontava il ripostese, nato quando il paese ancora si chiamava Ionia. «Mettevo a frutto la mia poca conoscenza della chitarra in un cabaret, il “Club 64”, dove c’erano Paolo Poli, Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Renato Pozzetto e Bruno Lauzi. Io aprivo lo spettacolo con due o tre canzoni siciliane: musica pseudobarocca, fintoetnica. Nel pubblico c’era Giorgio Gaber che mi disse: “Vienimi a trovare”. Il giorno dopo andai. Diventammo amici». Ovviamente non esiste una versione digitale su Spotify.

“E allora dai” (1967)

Canzone firmata da Battiato in coppia con Giorgio Gaber, che ne è anche l’interprete. Gaber gli fece ottenere il primo contratto discografico e nel 1967 lo invitò al programma “Diamoci del tu”, che conduceva insieme a Caterina Caselli.

“È l’amore” (1968)

Nel 1968 Battiato realizzò un intero album, “Iloponitnatsoc” (“Costantinopoli” letto al rovescio), completato ma rimasto inedito. Fra i brani, c’era questo “È l’amore”, rintracciabile solo su YouTube.

“Stranizza d’amuri” (1979)

Spaccato nostalgico della Sicilia. Il Vallone della Scammacca è dove Battiato soleva giocare in gioventù nel suo paese natale, Riposto (allora denominato Ionia per l’accorpamento tra i comuni di Riposto e Giarre, accorpamento che ebbe a cessare proprio nel 1945, l’anno di nascita del maestro). È la prima canzone che scrive in siciliano. Le altre occasioni si conteranno sulle dita di una mano, anche se Battiato nel linguaggio comune era solito far uso di espressioni dialettali.

“Veni l’autunno” (1988)

Contenuta nell’album “Fisiognomica” dipinge la stagione autunnale, che in Sicilia assume tinte e caratteristiche molto particolari, diventa spunto per recuperare ricordi, memorie, aneddoti di famiglia e paesaggi. Non manca un riferimento a uno straordinario proverbio siciliano: “È inutili ca ‘ntrizzi e fai cannola: lu santu è di mammuru e nan sura”.

“Secondo imbrunire” (1988)

Sempre in “Fisiognomica” appaiono “quei muri bassi di pietra lavica…” e i tramonti sulla Sciara delle Ginestre.

“Giubbe rosse” (1989)

Canzone che dà il titolo a uno dei migliori album di Battiato. Non è in siciliano, ma racconta la sua terra: Milo, l’Etna, la Pescheria di Catania. “Vivere più a sud / Per trovare la mia stella”, canta.

“Strade parallele (Aria siciliana)” (1994)

Qui lo troviamo duettare con Giuni Russo, interprete e autrice che Battiato produsse e per la quale scrisse diversi successi.

“‘U Cuntu” (2009)

Dall’album “Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti”, parole di Franco Battiato e Manlio Sgalambro, è una canzone politica e fa riferimento alla situazione di sbando in cui si trova la Sicilia: “Unni stamu jennu a finiri, stamu piddennu ‘u sennu”, canta in modo riflessivo.

“Caliti Junku” (2012)

In questa canzone contenuta nell’album “Apriti Sesamo” tra italiano, inglese e latino c’è un inciso in siciliano: “Caliti junku ‘ca passa la china, caliti / junku, da sira ‘a matina”. Riferimento a una massima siciliana.

Ascolta la playlist su Spotify

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