Sicilian Playlist #290: Giuseppe Cucè e il confine sfumato tra realtà e finzione
La selezione di questa settimana si apre con “Estasi e veleno”, brano evocativo e simbolico che afferma l’importanza di mettersi in discussione e porsi domande. Proseguiamo con “Fammi respirare”, viscerale canzone di rinascita dei Katadeo, con “America inc.” e la rivisitazione di un grande classico firmata da Gianna Nannini e Marracash, e con “Su x giù”, racconto della bellezza di un amore imperfetto di Giuse The Lizia. Chiudiamo con “Tango di passione”, estratto dal primo album di Delia “Sicilia Bedda”, con “Ascùtimi”, e l’inno a tutela della libertà d’informazione dei Vorianova, e con “Stendhal”, viaggio emozionale e raffinato nell’universo dell’arte interpretato da Adriana Spuria
Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.
Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it
“Estasi e veleno” Giuseppe Cucè
Il brano racconta il disorientamento dell’uomo contemporaneo, immerso in un flusso continuo di informazioni, immagini e verità contrapposte, dove l’assurdo finisce per diventare normalità. Attraverso simboli e visioni evocative, Cucè riflette sulla difficoltà di distinguere ciò che è autentico da ciò che è solo rappresentazione. L’estasi è il fascino esercitato dal mondo di oggi; il veleno è l’assuefazione che porta ad accettarlo senza più metterlo in discussione.
L’artista descrive il brano come uno sguardo sul presente attraverso un viaggio tra simboli e contraddizioni: «Non mi interessa il significato dei simboli, ma la fragilità dell’essere umano che vi si nasconde. Con questa canzone non voglio offrire risposte, ma riportare al centro le domande che abbiamo smesso di porci. Quando una verità non accetta di essere messa in discussione, rischia di trasformarsi in una nuova forma di fede».
Il videoclip ufficiale, accompagna questa riflessione con un linguaggio cinematografico fatto di immagini simboliche, luci contrastate e ambientazioni suggestive. Giuseppe Cucè interpreta un protagonista alla ricerca di riferimenti in una realtà sempre più complessa, dando vita a un racconto che affronta temi come identità, ricerca interiore e bisogno di senso.
“Fammi respirare” Katadeo
Singolo estivo dei Katadeo, realizzato in collaborazione con il produttore Büo. Il brano unisce la poetica della band a sonorità elettroniche moderne e avvolgenti, affrontando il tema del soffocamento emotivo e delle tempeste interiori che caratterizzano la quotidianità moderna. Attraverso un forte contrasto tra i momenti di buio in cui sembra mancare l’aria e l’invito finale alla rinascita, la canzone lancia un messaggio di profonda resilienza, guidando l’ascoltatore a trovare la forza interiore per superare i blocchi, ritornare a respirare e rivedere il sole. La sinergia con Büo arricchisce la traccia donando un valore aggiunto alla produzione senza snaturare la forte identità artistica del gruppo.
Il trio, composto da musicisti con background molto diversi tra loro, con Marilena Sorbello “Mavàra” alla voce e ai sintetizzatori, Kristian Kouyatè alle percussioni e all’elettronica, e Quarolli al basso elettrico, rappresenta una delle realtà indipendenti più originali del Sud Italia, capace di fondere elettronica contemporanea, ritmi tribali e radici della tradizione mediterranea.
“America inc.” Gianna Nannini feat. Marracash
Gianna Nannini riprende uno dei brani più rappresentativi della sua carriera e lo ripropone in una veste completamente rinnovata. La nuova produzione, firmata insieme a Dardust, vede la partecipazione di Marracash, che affianca la rocker in un inedito duetto capace di dare nuova forza e attualità al brano.
Anche l’artwork viene reinterpretato: la storica immagine della Statua della Libertà appare ora sciolta, diventando il simbolo di un sogno americano che sembra essersi progressivamente dissolto e di un presente profondamente cambiato. «Ho voluto dare nuova vita a America insieme a Marracash», racconta Gianna Nannini. «Il sogno americano si è sciolto e oggi resta un’America diversa, un’America Inc.».
Il singolo inaugura GIANNAGOLD, un progetto celebrativo che accompagnerà l’artista per i prossimi due anni tra nuove uscite e concerti, in occasione del cinquantesimo anniversario dal suo album d’esordio, che ha segnato l’inizio di una carriera diventata un punto di riferimento del rock europeo. Per Marracash, la collaborazione rappresenta un incontro speciale: «America è un classico che oggi assume un significato ancora più forte. Con Gianna condividiamo autenticità e libertà espressiva: sia il rock che il rap raccontano la realtà senza filtri e senza cercare compromessi».
“Su x giù” Giuse The Lizia
Ci sono relazioni che non finiscono davvero, ma si trasformano in un equilibrio incerto, sospeso tra distanza e vicinanza. È proprio questo spazio indefinito che Giuse The Lizia racconta in “Su x giù” (Maciste Dischi / Warner Records / Warner Music Italy), disponibile dal 3 luglio su tutte le piattaforme digitali.
Il brano si apre con una nota vocale, lasciata volutamente nell’introduzione, che restituisce l’impressione di assistere alla nascita stessa della canzone e accompagna l’ascoltatore in un racconto intimo e spontaneo.
Al centro c’è una storia d’amore che continua a vivere nei ricordi e nelle abitudini anche dopo la sua conclusione. Nessun finale definitivo, ma un legame che lascia tracce e sfumature, lontano dagli stereotipi delle storie perfette.
«Il pezzo è nato in modo molto naturale, mentre suonavo la chitarra», racconta Giuse The Lizia. «La canzone è nata un po’ per caso, mentre strimpellavo alla chitarra. Il suono scanzonato del pezzo nasce proprio così, e ho voluto mantenerlo per non perdere la leggerezza con cui racconto di una storia d’amore finita. Il ritornello si apre dicendo che “su per giù, ci siamo amati a modo nostro”. Mi piaceva descrivere una storia d’amore non perfetta, non da cartolina, ma non per questo meno vera», racconta Giuse The Lizia.
“Tango di passione” Delia
“Tango di Passione” rappresenta una delle tracce più intense e viscerali di “Sicilia Bedda”, l’album d’esordio della cantautrice e pianista siciliana Delia Buglisi, pubblicato all’inizio di luglio 2026. Il brano si configura come un vero e proprio canto di pazzia e di liberazione, in cui le sonorità avvolgenti e cadenzate del tango argentino si fondono con le radici mediterranee e la tradizione dell’isola. Attraverso una narrazione che gioca sulle contrapposizioni fisiche e naturali come il mare o l’attrazione tra ferro e calamita, la canzone descrive un legame magnetico e totalizzante, guidato da una passione travolgente per un uomo definito ironicamente un mascalzone. Nonostante il ritmo guardi a latitudini lontane, la cornice culturale resta fortemente radicata nella terra d’origine dell’artista. Riferimenti al vento caldo dall’Africa e la fiera rivendicazione di trovarsi in Sicilia e di non voler cambiare religione o identità sottolineano come l’orgoglio d’appartenenza sia il motore della melodia.
Dal punto di vista musicale, il pezzo unisce le dinamiche teatrali del background classico di Delia a un pop contemporaneo e trascinante, trasformando il ritmo incalzante in una danza liberatoria che parla di emancipazione e istinto. Nelle interviste rilasciate per presentare l’uscita del disco, Delia ha voluto chiarire la natura del progetto spiegando che “il titolo dell’album può forse fuorviare: il fil rouge è la lingua siciliana, non tanto la terra in sé. Una lingua antica che ha tanti vestiti diversi e non solo quello strettamente popolare. Dentro ci puoi trovare dal cantautorato al folk al pop. E io nel disco li ho un po’ toccati tutti”. L’artista ha aggiunto che le tracce, e in particolare composizioni passionali come questo tango, nascono per dare voce a figure femminili libere, consapevoli e determinate, capaci di rivendicare la propria emotività e il proprio destino senza filtri o costrizioni sociali.
“Ascùtimi” Vorianova
I Vorianova, duo elettro-pop composto da Biagio Di Gesaro e Alessandra Macellaro La Franca, inaugurano il percorso verso il nuovo album di inediti, in uscita il prossimo autunno per RadiciMusic Records, con il singolo “Ascùtimi”.
Il brano unisce sonorità elettroniche e sensibilità pop a un’identità profondamente legata al Mediterraneo. Strumenti della tradizione mediorientale, sperimentazioni con il pianoforte preparato e il dialetto di Isnello, piccolo centro della provincia di Palermo da cui il progetto trae origine, si fondono in un linguaggio musicale che continua a rappresentare il tratto distintivo della band.
«Ascùtimi nasce dall’esigenza di riflettere su uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la tutela della libertà d’informazione», spiegano Biagio Di Gesaro e Alessandra Macellaro La Franca. «È un omaggio a chi continua a fare informazione nonostante minacce, intimidazioni e campagne d’odio. Con questo brano vogliamo ribadire il valore della libertà di espressione e del diritto a informare e a essere informati, principi fondamentali di una società democratica».
“Stendhal” Adriana Spuria
Con “Stendhal”, Adriana Spuria propone un brano in cui musica e immaginario artistico si incontrano dando vita a un racconto intenso e ricco di suggestioni. Pubblicato da La Fabbrika Produzioni e prodotto dalla stessa cantautrice siciliana, il singolo nasce dalla collaborazione con Gae Capitano, autore del testo e cofirmatario dell’arrangiamento insieme all’artista. Musica e melodia sono invece interamente di Adriana Spuria.
La canzone attraversa un universo fatto di arte, emozioni e immagini evocative. I richiami a grandi protagonisti della pittura, della scultura e della poesia – da Renoir a Monet, da Cézanne a Rodin, fino a Paul Celan e alla Monna Lisa – diventano parte integrante della narrazione, trasformando la bellezza in un’esperienza capace di coinvolgere e disorientare. Il titolo richiama la celebre sindrome di Stendhal, simbolo di quell’intensità emotiva che l’arte può generare.
Al centro del brano emerge una figura femminile affascinante e indecifrabile, raccontata come un’entità libera da ogni definizione. Un personaggio che incarna l’idea di una bellezza autentica, che non ha bisogno di spiegazioni per lasciare il segno.
Dal punto di vista musicale, “Stendhal” alterna strumenti acustici e sonorità elettroniche in un equilibrio raffinato, dando forma a un’atmosfera cinematografica che valorizza la componente narrativa senza perdere il carattere della canzone d’autore contemporanea.
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