Ogni settimana sottoporremo al vostro ascolto una playlist di canzoni di artisti siciliani. Brani vecchi e nuovi scelti dalla redazione, ma che potrete indicarci anche voi e, soprattutto, potranno inviarci cantautori, cantanti e band, di qualsiasi genere musicale. Inseriremo i vostri consigli e le proposte musicali all’interno della nostra playlist che sarà pubblicata anche su Spotify.

Potete inviare le vostre proposte (complete di link Spotify e YouTube) all’indirizzo sicilianplaylist@sicilianpost.it

“Le solite cazzate” Dinastia

È uno dei talenti più interessanti dell’etichetta Musica Lavica. Singolo dopo singolo sta costruendo il suo album d’esordio. In questa nuova prova il rapper siciliano, al secolo Maurizio Musumeci, si rivela anche un valido cantautore. Dinastia ha collaborato per J-Ax, suo coach quando partecipò The Voice of Italy nel 2015. Per l’ex Articolo31 ha scritto anche due brani dell’album “Surreale”. Nel suo curriculum ha messo nero su bianco anche una collaborazione con Marco Mengoni per il brano “Parole in Circolo”, di cui è autore. La canzone è stata certificata nel nostro paese due volte disco di platino.

“Ciao” Cordepazze

«Nove diapositive di famiglia: la felicità, la gioia, le crisi, sbagliare e crederci ancora, l’amore infinito e la paura di non farcela». Così la band palermitana, vincitrice nel 2007 del Premio De André, presenta il suo terzo album intitolato “I giorni migliori”, un lavoro ispirato, intenso, cantautorale. Un disco raro da ascoltare in quest’epoca superficiale e banale, per nulla commerciale. Il finale è un “Ciao” lungo nove minuti, malinconico ed epico nello stesso tempo, rappresentazione di come continuiamo a cercare la felicità, non riuscendo a vedere di averla avuta con noi per tutto il tempo, un piccolo capolavoro a metà strada fra Battiato e Brunori. Forse uno dei migliori album pubblicati nel 2022. «Tutto gira intorno alla famiglia, ai figli da proteggere e che ti proteggono, ai figli da crescere e ai figli che ti crescono, come attirato da una forza gravitazionale irresistibile tra gioia e felicità, paure e cose fatte male. Tornare a casa e rimanere sulla porta come un coglione, come un re e un mendicante. Come uno che ha perso il tempo, che ha perso il treno, ma investito da una luce abbagliante. Sentire l’attimo e avvertirne ogni interminabile frazione sulla pelle, nella pancia, nel battito testardo del cuore e a un certo punto capire che i giorni migliori sono ogni giorno», spiegano Alfonso Moscato (voci, chitarre acustiche ed elettriche, violoncello, sintetizzatori), Francesco Incandela (violini, viole, mandolino elettrico, chitarra elettrica, pianoforte, sintetizzatori), Vincenzo Lo Franco (batteria, percussioni), insieme a Roberto Cammarata (sintetizzatori, chitarre, programmazioni), Carmelo Drago (basso elettrico), Alice Alagna e Serena Bisconti (cori).

“Magarìa” Tiberio Ferracane

Torna con un nuovo album Tiberio Ferracane, il cantautore folk pop dai genitori siciliani ma entrambi nati a Tunisi. I nonni paterni erano di Marsala e quelli materni di Piana degli Albanesi. Esce “Magaria”, il cui sottotitolo recita «Un viaggio nel Mediterraneo. Ogni porto è casa mia»: vuole essere la sintesi di questi ultimi dieci anni della vita artistica del cantautore o della sua vita stessa. «Sono figlio d’Africa, da genitori siciliani nati a Tunisi. Io sono nato a Torino. La mia cultura si divide equamente fra una mamma che mi parlava in francese, un padre che rispondeva in siciliano e una lingua parlata in casa, mix di francese, italiano e siciliano. Il piatto della domenica era il Cous Cous e per l’aperitivo (rigorosamente in piedi) non potevano mancare il Pastis e il polpo bollito con l’Harissa». Ed è per questo, aggiunge Ferracane, «che nelle mie canzoni mi è venuto naturale inserire frasi in francese e siciliano oltre che in italiano. La mia casa è il Mediterraneo e poco importa se sono a Palermo, Genova o Marsiglia».

“Season Of Men” Bir Tawil

È il primo dei teaser che accompagna “In Betweeen”, album di debutto dei Bir Tawill, duo di polistrumentisti siciliani, Carlo H. Natoli e Dario De Filippo, entrambi ragusani, l’uno con base in Inghilterra, l’altro in Francia. Bir Tawil è una terra di nessuno, dove il blues e la sabbia del deserto avvolgono suoni sperimentali, avanguardia e sonorità arabe, siciliane, africane. Percussioni subsahariane e marranzano si intrecciano con strumenti a corda del Nord Europa elettrificati e distorti, tamburi a cornice e calabash s’insinuano tra elettronica e campionamenti. Thom Yorke dei Radiohead e Rosa Balistreri ballano attorno a un fuoco fra le dune. Musica nomade, polverosa, ruvida, aspra. Ospite in questo brano l’algerino Hafid Bidari (voce e guembri). Tutto l’album sarà accompagnato da un progetto videografico curato da un fratello di Dario De Filippo, il videomaker Alessandro, con base a Catania, e da Giuseppe Firrincieli.

“Mischio le carte” Alessio Alessandra feat. Peppe Servillo

Il cantautore siciliano, che si autodefinisce un antropologo della musica, si presenta sulla scena con un pezzo che vede la partecipazione straordinaria di Peppe Servillo, frontman degli Avion Travel.  «Dopo aver scritto la canzone ho subito sentito dentro di me la voce di Servillo cantarla e, oggi, quella voce che sentivo solo dentro di me, è la vera voce suadente di un pilastro del cantautorato italiano contemporaneo. È motivo di grande fierezza averlo in una mia creazione», commenta il musicista di Alcamo. Nel brano l’autore “mischia le carte” provando a far convivere “il bianco ed il nero”, l’amore vero e quello falso e tutte le sfere tra loro in contrapposizione, nella speranza di ottenere dal conflitto un uomo nuovo, un essere migliore. «No, non ho certezza che, tornando a vivere davvero, saprei comportarmi da uomo vero» è la risposta che Alessio Alessandra si dà cantando.

“Lakota” Stefano Meli

Brano tratto da “Apache”, nuovo album del “pellerossa” ragusano. Suoni essenziali, ruvidi, polverosi, che sanno di viaggi on the road, di terra e radici, la musica del chitarrista e compositore ipnotizza e cattura. Nel video, le immagini in bianco e nero focalizzano l’attenzione sul suono ammaliante e senza tempo della sua chitarra, sovrapponendosi a quelle di animazione del cane Lakota, che macina chilometri fra disegni di alberi e di uccelli, tratti di una natura selvaggia e sconfinata, che si moltiplica sotto i passi, oppure si vedono misteriose sagome con i loro bagagli sul capo. Infine, ecco alcuni cani perdersi nel video di un immenso prato, in cui li ammiriamo liberi e lontani. «Esiste un luogo che possiamo chiamare casa, quello dal quale proveniamo, da cui ci allontaniamo per perlustrare altri luoghi, al quale sempre torniamo alla fine di un viaggio. Probabilmente per ciascuno quel luogo esiste non in una, ma in più dimensioni che si intersecano, producendo significati propri, originali, originari», dice Stefano Meli.

“In the Jailhouse Now” Raul Bove & I Cento Pozzi

Non è un errore causato dal correttore automatico del computer, è il nome dell’oste di un saloon sul crocevia che dal profondo sud porta alla scoperta del nuovo mondo e che si trova lungo la strada che porta a Santa Croce Camerina nel Ragusano. Musica di campagna, country, di frontiera a cavallo del vecchio West in un incontro tra il bluegrass e le melodie della vecchia Europa.

“Multinazionale” Pasquale Provenzano

Il videoclip accompagna l’andamento del brano in una sorta di “valzer indie-pop”, sulle cui note Pasquale Provenzano si lascia andare alle sue elucubrazioni mentali. Il cantautore palermitano (classe ’95) racconta così la sua rassegnazione alla condizione sociale nella quale affoghiamo inesorabilmente: «Le nostre vite condotte all’insegna del consumismo e la necessità di sentirsi accettati, che si dissolve nell’omologazione». Durante il suo vagare per Via Roma a Palermo, il cantautore si perde nel traffico, nelle luci della città, in un gioco di velocità che lo vede lento protagonista nella frenesia di questi giorni. Una breve odissea nei pensieri, che si conclude didascalicamente «alla Stazione Centrale» di Palermo, in un viaggio malinconico, dal finale sospeso. Lo stile musicale di Pasquale Provenzano mescola synth e cantautorato, poesia e lo-fi in modo inedito e sapiente, grazie ad influenze eterogenee, che spaziano da Dimartino, Lucio Dalla e John Mayer, fino a Billie Eilish.

“Fly” Blacktop Overdrive Experience

Lasciarsi alle spalle le paure e le difficoltà del passato, la capacità di andare avanti e saper volare sempre più in alto, il desiderio di spiegare le ali e brillare come una stella ardente, questo il messaggio racchiuso nel brano del rock power trio siciliano composto da Gianfranco Torrisi, Peppe Papa e Antonio Valentino.

“You are my everything (Grande amore)” Il Volo

Cantato alternando inglese e italiano, è un rifacimento rock sinfonico, a opera del Maestro Enrico Melozzi, della hit “Grande Amore”, con la quale il trio ha vinto il Festival di Sanremo nel 2015. Il Maestro ha sostituito i violini con le chitarre elettriche rivoluzionando l’arrangiamento e dando nuova vita a un brano che ha segnato la carriera de Il Volo. Un singolo in crescendo che si apre nel ritornello con una nuova energia rock.

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