Sogno ma non son desto: i giovani e la politica in vista del 4 marzo

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Sognano un futuro migliore ma non hanno punti di riferimento, andranno a votare ma non si sentono rappresentati da alcun partito politico. L’indagine di Sicilian Post in collaborazione con la Fondazione Domenico Sanfilippo Editore, rivolta a 150 ragazzi siciliani, rivela un immobilismo giovanile preoccupante

Lo slogan di “Life Magazine”, una delle più celebri riviste statunitensi, recitava: «Vedere il mondo, cose pericolose da raggiungere, guardare oltre i muri, avvicinarsi, trovarsi l’un l’altro e sentirsi. Questo è lo scopo della vita». Così i giovani d’oggi sono immersi nella rete, hanno confidenza con l’universo dei social e con Facebook in particolare, parlano inglese e sono degli infaticabili “globetrotter”, favoriti dalla globalizzazione e dai numerosi progetti Erasmus. Sognano, guardano lontano e desiderano un futuro migliore ma allo stesso tempo sono smarriti e non riescono a individuare punti di riferimento credibili. L’indagine rivolta a 150 ragazzi siciliani che si affacceranno per la prima volta al voto il prossimo 4 marzo, ha messo in evidenza una certa diffidenza nei confronti del dibattito politico, anche a causa dell’inadeguatezza delle politiche giovanili.

Voto ma non so per chi.  Alla domanda “Il prossimo 4 marzo andrai a votare?” i giovani hanno risposto “Sì” nell’85,9% dei casi, mentre i “no” si sono fermati “solo” al 14,1%. Un dato in netta controtendenza rispetto alla stessa fascia d’età a livello nazionale. Secondo l’“Istituto Noto”, infatti, sarebbe il 42% la percentuale dei giovani che non andrebbe a votare, mentre “Euromedia” attesta l’astensione giovanile addirittura al 45,2%. Numeri confortanti, certo, ma alla nostra domanda su quale fosse il proprio schieramento politico di riferimento, la percentuale degli indecisi ha raggiunto il 55,8% (a cui si aggiunge l’1,9% di “non sa/non risponde). Lo conferma Daniele, 18 anni: «Andrò a votare perché credo sia un dovere. Stare immobili non è una soluzione, ma al momento non mi sento rappresentato da alcun partito». Secondo l’indagine del Sicilian Post, i giovani si sentono rappresentati prevalentemente dal Movimento 5 Stelle, che si colloca al 17,5%, seguito dalla Sinistra al 12,3%, dalla Destra al 9,7%, dal Centro al 1,9% e dai Radicali allo 0,6% mentre, secondo quanto riportato da Affari Italiani, gli ultimi sondaggi relativi al voto in Sicilia proiettano il M5S al 30%, Forza Italia al 20%, il PD sotto il 15%. A livello nazionale, invece, i maggiori istituti di ricerca – da Piepoli, a Ixè, passando per You Trend – collocano la coalizione di Centrodestra intorno al 36%, il Centrosinistra intorno al 27%, Liberi e Uguali al 6,5% e il Movimento 5 Stelle al 28%.

Indecisi e senza guida. Appare evidente una netta crisi delle “isituzioni rappresentative” della politica. Le sezioni giovanili dei partiti tradizionali sono deserte: non partecipano alla formazione politica dei ragazzi e hanno perso la loro tradizione funzione di mediazione nel rapporto tra elettori e istituzioni. Così gli unici momenti dedicati alla “res pubblica” si consumano tra le mura domestiche e a scuola. Il 54% dei giovani intervistati ha individuato la casa come luogo di discussione, anche se non sempre di vero e proprio dibattito, mentre con il 30% di risposte positive la scuola si dimostra l’unico vero luogo in cui passano i temi e le problematiche nazionali: gli scioperi, le manifestazioni, le elezioni studentesche sono infatti considerati il riflesso di una realtà più ampia. Infine i social si rivelano – seppure in piccolo e con il pericolo “fake news” dietro l’angolo – luogo di condivisione e confronto, poiché «rendono più fruibile conoscere ed esaminare i politici e i loro programmi». Quasi tutti conoscono Berlusconi, Renzi, Salvini e Di Maio, ma secondo molti «nessuno all’interno del panorama politico è meritevole di ricevere alcuna fiducia». E anche chi ha le idee chiare sul proprio orientamento politico si trova in difficoltà al momento di segnare la “x” sulla scheda elettorale: «Ho una formazione di centro-destra, ma le forze politiche attualmente in campo non sono in grado di rappresentarmi poiché estremisti o anacronistici», ci dice Claudia. Non sono da sottovalutare le espressioni come «non sono seguace di nessun partito» – come se la politica fosse vista come “una setta” – o i più o meno consapevoli desideri dell’“uomo forte”: da «nessuno ha le giuste caratteristiche per comandarci» al “nostalgico” «Viva il Duce!».

Dopo il 4 marzo. Quali aspettative per l’Italia e la Sicilia? Il giorno dopo le elezioni, posto che si riesca a trovare una maggioranza stabile, per i giovani della nostra inchiesta istruzione e lavoro dovrebbero essere i punti principali del programma del nuovo governo, seguiti da una maggiore attenzione verso la sanità e la sicurezza. Alcune risposte, inoltre, dimostrano un alto livello di consapevolezza: si parla di «riduzione del cuneo fiscale», «flat tax secca al 30%» e di «gender pay gap», il divario retributivo di genere. Alla domanda specifica sulle priorità della Sicilia, il 43% degli intervistati ha risposto chiedendo un potenziamento nel settore dell’istruzione e della formazione giovanile, mentre il 16,8% auspica maggiori sgravi fiscali per l’assunzione del Sud. Tra le altre opzioni presenti nel sondaggio – oltre a un maggiore riconoscimento dell’autonomia siciliana (14,1%) e collegamenti aerei agevolati per i residenti nell’isola (7,4%) – quella di affidare la gestione dei siti archeologici ha ottenuto il 14,8% dei consensi. Gessica, 20 anni, ci dice che sono «molti i giovani che vorrebbero e che hanno le capacità di lavorare in questo settore», eppure «si sceglie di tenere delle strutture chiuse per mancanza di fondi o di personale piuttosto che investire sui nostri patrimoni». Racconta inoltre della piccola realtà di Mineo, in provincia di Catania, nella quale «fino a qualche anno fa turismo, musei e siti archeologici costituivano il “pane quotidiano”, mentre oggi non più». A 18 anni è lecito sognare quanto tenere gli occhi aperti.

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