È di questi giorni l’iniziativa svoltasi a Franeker, una cittadina della Frisia, provincia del nord dei Paesi Bassi, di spegnere – per alcune ore della sera – tutte le luci non essenziali dell’abitato, per ritrovarsi nelle strade ad ammirare le stelle. Iniziative del genere sono state già tentate di recente anche in altri Paesi, incluso il nostro, ad esempio a Matera o a Serre di Elva, in Piemonte, nell’ambito di manifestazioni turistiche o astronomiche spesso attivate sotto l’egida dell’Unesco (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) per sottolineare il nesso esistente tra l’uomo, l’ambiente, la cultura. Non ha fatto eccezione da questo punto di vista neppure l’iniziativa olandese, che addirittura nasce da un progetto ambizioso del designer Dan Roosegaarde, il progetto “Seeing stars”, che mira anche a favorire i rapporti tra la gente in questo tempo di pandemia, per combattere quelle bolle virtuali nelle quali ognuno di noi si è chiuso negli ultimi tempi. Roosegaarde non è nuovo ad esperienze del genere, che coniugano arte, scienza, design: tra i molti suoi progetti è da ricordare la “Van Gogh Path”, una pista ciclabile che si illumina al buio sfruttando l’energia accumulata durante il giorno e ispirata proprio alla Notte Stellata di Van Gogh.

Al di là del significato culturale da dare all’iniziativa, è certamente vero che una enorme percentuale – si stima oltre l’80% – della popolazione mondiale vive in ambienti fortemente dominati dall’inquinamento luminoso. Le città affollate nelle quali si è stabilita ormai la maggior parte degli abitanti del nostro pianeta, mentre le campagne e le montagne si spopolano, costituiscono da questo punto di vista una barriera insormontabile, che impedisce di vedere uno degli spettacoli più belli della natura, quello del cielo stellato.

Ne abbiamo una riprova anche nel nostro territorio, quando volgiamo lo sguardo al cielo dalla città etnea e non riusciamo a scorgere quasi nulla, se non i pianeti visibili in quel periodo e pochissime stelle. La situazione migliora, seppur di poco, salendo per le pendici dell’Etna, ma anche da lì tutta la parte di cielo che sta a sud risulta pressoché invisibile per i bagliori delle luci cittadine. Sappiamo invece che in una notte priva di Luna, e in luoghi a basso inquinamento luminoso, sono diverse migliaia le stelle che dovrebbero risultare visibili a occhio nudo, senza il supporto di strumenti ottici.

Di questo possibile cielo, e dei raggruppamenti apparenti di stelle che hanno dato origine alle Costellazioni, avevano certamente più esperienza di noi gli antichi popoli del Mediterraneo. «Ognuno dovrebbe avere il diritto di osservare il cielo senza inquinamento luminoso – nota Roosegaarde – perché ogni notte si svolge uno spettacolo di luci nel cielo che è nascosto ai nostri occhi e che può essere visto semplicemente spegnendo un interruttore». Il progetto “Seeing stars” intende riportare le stelle nelle nostre strade, almeno per dei brevi momenti, secondo le intenzioni dei proponenti, che stanno tentando di coinvolgere nell’iniziativa alcune tra le città più significative, da Venezia a Stoccolma, a Sidney. Una idea da prendere in considerazione anche da noi, per sperimentare brevi momenti di buio, spegnendo tutte le luci non essenziali e mantenendo al contempo la necessaria sicurezza?

Una condizione, quella del buio, che purtroppo si è parzialmente realizzata molti anni addietro nella storia di Catania, e per tempi lunghi, ma solo quando il Comune non aveva le risorse necessarie per pagare le spese della illuminazione stradale, e non certo per invogliarci a guardare lo spettacolo del cielo stellato. Chi ricorda quei tempi ricorderà molto probabilmente anche il grido di giubilo che si levò una sera spontaneo per le strade cittadine, riecheggiando da un quartiere all’altro, quando le luci vennero riaccese dopo molte settimane di buio: “Finalmenti pavanu ‘a bulletta!” Certamente, non è quello che l’Unesco – e neppure noi – auspichiamo per il nostro territorio. Possiamo fare di meglio, per guardare lo spettacolo della bellezza.

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