Sulle orme di Cicerone
in Sicilia: ecco dove avrebbe insegnato
l’arte della retorica

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La città di Marsala è nota per il vino, le saline e lo sbarco dei Mille. Ma sapevate che qui vi giunse un illustre oratore, politico e filosofo latino del I secolo a.C, destinato a far parlare di sé tutte le successive generazioni e che difese i siciliani da un malgoverno?

Un mulino a vento del 1500, mucchi di sale che al tramonto si colorano di luce rosata e isolotti sparsi qua e là che portano l’eco di tempi remoti: siamo nella Laguna dello Stagnone di Marsala (provincia di Trapani), la più estesa della Sicilia, riserva naturale dal 1984. Qui le acque, profonde non più di due metri, godono di una percentuale di salinità elevatissima, facendo del paesaggio un ambito soggetto fotografico. Ne fanno parte le isole Isola Grande, Santa Maria, San Pantaleo (o Mothia) e Schola (la più piccola), che impreziosiscono il patrimonio naturalistico e culturale del trapanese. La storia qui non vi giunse solo con Garibaldi o con la prima guerra punica ma anche con un illustre oratore, politico e filosofo latino del I secolo a.C., questore in Sicilia e molto apprezzato dai siciliani: il laziale Marco Tullio Cicerone, che proprio nella più piccola isola dello Stagnone avrebbe fondato una scuola di retorica. Ma che ci faceva in Sicilia? E che cosa rimane oggi della Schola?

IN DIFESA DEI SICILIANI. Laziale classe 106 a.C., Cicerone rimase affascinato dal territorio lilibetano, sulle cui rovine sorge l’odierna Marsala: proprio a Lilibeo fu questore nel 75 a.C., carica che gli valse la stima e la fiducia dei siciliani se questi cinque anni dopo scelsero di affidare a lui la causa contro Gaio Verre, il propretore ex governatore dell’isola, accusato di concussione (de repetundis) e di aver derubato i cittadini siciliani (pare fosse un collezionista di opere d’arte strappate alle città sicule): un caso esemplare, insomma, di malgoverno; a quanto pare non solo un vizio contemporaneo. Le Orationes Verrinae con cui difese con esito vincente i siciliani, sono un capolavoro di eloquenza: contro l’imputato raccolse una considerevole mole di prove e testimonianze che ne inaugurarono la fama. È probabile quindi che risalga a questo periodo la fondazione di una scuola di retorica nella piccola e intima Schola: forse che i siciliani, colpiti dalle doti di Cicerone, gli chiesero di accedere alla sua arte?

SCHOLA: L’ISOLA DELL’ISOLA. Di proprietà comunale, Schola, con i suoi 4mila mq, è la più piccola della laguna dello Stagnone. Qui oggi non rimangono che una cisterna e i ruderi di tre casolari anni ’30 in un ambiente degradato, fra desolazione e fascino, ma in età romana pare accolse una scuola di retorica (da cui il toponimo) dove avrebbe insegnato Cicerone. «Non si trovano fonti dirette, ma i nomi dei luoghi non vengono mai attribuiti a caso. Nascono sempre da un fatto preciso, sono la testimonianza di qualcosa che è accaduto in quel preciso punto della terra», come si legge in “Avventure di piccole terre. Cinquantuno isole italiane da leggere e immaginare” (Neri Pozza, 2016) di Ambrogio Borsani. «Molti sostengono infatti che l’isola si chiami Scola, anticamente Schola, dal periodo delle due permanenze di Cicerone a Lilibeo. Su quella piccolissima isola il grande oratore avrebbe fondato una scuola di retorica», si legge nello studio. Diversi progetti sono stati immaginati per riqualificare questo territorio ma ad oggi sembra condannato alla fatiscenza. Perché non ricreare gli ambienti e il clima di una scuola di retorica, offrendo un percorso che permetta di conoscere la cultura latina e l’attività di Cicerone?

IL FILOSOFO CHE APRÌ AI FILOSOFI. Massimo esponente dell’arte retorica, Cicerone oggi ricoprirebbe il vertice della carriera forense: facendo leva sulle emozioni, riusciva a coinvolgere gli uditori ottenendo il consenso: questa era per lui la terza funzione del buon oratore (movere); le prime due, spiegare in modo chiaro e razionale (docere) e intrattenere il pubblico con doti da narratore che ne rivelino la vasta cultura (delectare). Noto per il ruolo politico che rivestì in anni turbolenti, per quanto concerne invece la sua importanza come filosofo, questa non va cercata nelle sue dottrine bensì nella creazione di un linguaggio filosofico latino. Attraverso la traduzione di termini greci infuse nel mondo romano, non avvezzo al gusto filosofico, la ricchezza del pensiero greco. La filosofia entra a Roma grazie al contatto con i greci, che significa anche grazie a Cicerone.

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