«Un pomeriggio mentre fuori pioveva, ci sedemmo nel foyer del Verga. A un certo punto gli chiesi perché non avesse mai scritto sul teatro, come fanno molti attori e registi. “Non c’è ne bisogno, se qualcuno vuole sapere di me può venire a teatro” mi rispose». Il ricordo del regista Daniele Gonciaruk restituisce alla perfezione la personalità e la dedizione di Turi Ferro. Indimenticabile nelle sue interpretazioni drammatiche o comiche, quasi fosse riuscito a imprimere in quella maschera l’essenza di Grasso e Musco regalando alla città e allo Stabile – dove ebbe inizio e si concluse il magistero della sua arte – tutto se stesso. Così, quel Teatro Stabile di cui fu promotore insieme a Mario Giusti, lo tributerà nel 2021 per il centenario della sua nascita con una serie di appuntamenti organizzati, tra il 10 gennaio e il 10 maggio, in collaborazione con la Regione, il Comune, l’Università e la Fondazione Domenico Sanfilippo.

RINASCITA. «Riaffrontare il percorso esistenziale e artistico di un uomo che in un momento difficile come il dopoguerra costruì un Teatro Stabile – spiega la direttrice Laura Sicignano – può essere anche per noi una grande lezione di coraggio, considerato che dopo questa pandemia saremo chiamati a rifondare lo spettacolo dal vivo». Un progetto costruito tassello dopo tassello «per onorare – commenta la vicepresidente Scalisi – un grande catanese ma soprattutto uno dei più grandi protagonisti del Teatro italiano». Si partirà con la mostra Turi Ferro e il Teatro Stabile. Storia di un amore curata da Sara Muscarà ed Enzo Zappulla e dedicata al rapporto dell’artista con il Teatro etneo. «Gli anniversari come questo sono fondamentali – evidenzia la Muscarà – per risvegliare la memoria. Con la mostra ripercorreremo il legame di Turi con lo Stabile da Malìa a La cattura passando per il teatro siciliano di Pirandello, Capuana, Martoglio fino ad arrivare a Brancati e Patti. Toccheremo poi il filone del teatro sociale di Sciascia e Fava senza dimenticare le riduzioni dei grandi capolavori della letteratura nostrana fino alla drammaturgia russa e contemporanea». La seconda rassegna, promossa questa volta dalla Fondazione Turi Ferro in collaborazione con le principali istituzioni pubbliche, sarà invece incentrata sulla vita teatrale nazionale e internazionali del grande artista catanese e sulla sua esperienza cinematografica.

UN ESEMPIO PER I GIOVANI. L’obiettivo principale delle celebrazioni sarà anche quello di diffondere l’arte di Ferro, per questo il Dipartimento di Scienze Umanistiche proporrà una tavola rotonda rivolta principalmente agli universitari. «Ho ben in mente il ricordo di quando da studentessa ho ammirato Turi Ferro in scena – racconta Stefania Rimini, docente in Discipline dello spettacolo al Disum – quindi appartengo a una generazione fortunata che ha fatto in tempo a incontrarlo nel suo recinto magico. Un personaggio cruciale per cogliere alcuni nessi della storia e dell’evoluzione della teatralità nel Novecento italiano ed europeo per il quale abbiamo pensato a due momenti di studio. Il seminario Il gigante e il capocomico: tutte le maschere di Turi Ferro sarà l’occasione per riattraversare la sua predisposizione al trucco e alla maschera mentre nell’incontro Dire, fare, recitare: la gestione dei teatri come atto di resistenza culturale ci soffermeremo sull’origine dell’Ente catanese». Essendo il teatro l’arte effimera per antonomasia, oltre a un catalogo che correderà una delle due mostre, la collana Giornalismo e società della Fondazione Domenico Sanfilippo editore darà vita al volume Turi Ferro. Catania dal palcoscenico, a cura del direttore del nostro giornale Giorgio Romeo, contenente interviste e recensioni custodite nell’archivio storico de La Sicilia. « Come molti sapranno – spiega il Presidente del Comitato scientifico, Giuseppe Di Fazio –  il quotidiano è nato nel 1945 quindi sia il giornale sia lo Stabile hanno mosso i primi passi nel periodo postbellico. Inoltre, alcuni storici giornalisti de La Sicilia furono anche autori di spettacoli rappresentati allo Stabile, penso a Gerardo Farkas, Pietro Corigliano, Giuseppe Fava oltre che di programmi radiofonici regionali. Il nostro obiettivo è documentare tutto questo».

TURI FERRO – L’ULTIMO PROSPERO. Nel 1997 durante le prove de La tempesta di Shakespeare affascinato dalla potenza di Turi Ferro, l’attore Gonciaruk chiese al maestro se poteva riprendere le prove. Da quel materiale, al quale si sono aggiunte una serie di testimonianza di grandi personaggi come Lina Wertmuller, Giulio Brogi, i fratelli Taviani e ancora Leo Gullotta, Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina, è nato un docufilm che verrà proiettato al Verga. Su quello stesso palcoscenico prenderà poi vita uno degli spettacoli più iconici dell’attore, Servo di scena di Ronald Haword. A dirigere il nuovo allestimento, previsto nel mese di aprile, ci sarà ancora una volta il figlio Guglielmo mentre Geppy Gleijeses vestirà i panni del protagonista. «Con il suo talento papà è diventato bene immateriale della nostra Terra e della nostra cultura, – racconta il regista – per questo in una delle repliche spiegherò la complessità dietro il personaggio di Sir. Il fatto che mio padre sembrasse così naturale in scena, era in realtà frutto di un lungo processo che nasceva dal dubbio, passava per la destrutturazione e infine approdava alla costruzione». Far conoscere aspetti così profondi del lavoro di un’artista, rappresenta ancora una volta l’occasione per ricordarlo a quel pubblico che l’ha sempre amato ma soprattutto per farlo scoprire ai più giovani, in modo che anche loro si possano lasciar ispirare da questo grande esempio.


L’EVENTO

Alla conferenza stampa dal titolo Turi Ferro, un artista siciliano. Celebrazioni nei 100 anni dalla nascita organizzata dal Teatro Stabile di Catania hanno preso parte: la direttrice Laura Sicignano, la vicepresidente Lina Scalisi e l’Assessore Turismo, Sport e Spettacolo Manlio Messina. Fra gli ospiti intervenuti c’erano anche Sarah Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla fondatori dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano, il regista Guglielmo Ferro, Stefania Rimini docente di Discipline dello spettacolo all’Università di Catania, Giuseppe Di Fazio Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Domenico Sanfilippo Editore e l’attore messinese Daniele Gonciaruk.  

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