«Un posto magico»:
la Sicilia di Aleksej, studente russo in
visita ad Agrigento

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«Una mia amica originaria di Catania mi aveva parlato della vostra terra come di un’area sottosviluppata, ma sapevo da sempre che si trattava anche di un posto pittoresco». Il resto, il giovane in scambio interculturale a Pisa, tra trasporti balbettanti e splendide bellezze, lo ha scoperto sulla propria pelle durante il suo primo viaggio nella Trinacria

«Ho iniziato a studiare l’italiano per caso. Sognavo di imparare lo spagnolo, ma l’offerta formativa della mia università non lo prevedeva e così ho scelto la lingua che mi sembrava più vicina. A quel punto, però, mi sono innamorato dell’italiano e la voglia di dedicarmi allo spagnolo è svanita». Ce lo racconta Aleksej, uno studente iscritto all’Università di Astrakhan, in Russia, e originario della Crimea, una regione ucraina fino al 2014 e diventata poi una Repubblica della Federazione Russa. Al momento in scambio interculturale alla Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Pisa, Aleksej ha visitato per la prima volta la Sicilia lo scorso aprile e ci ha raccontato le sue impressioni su un’isola di cui aveva tanto sentito parlare e che ha osservato con occhi incantati, ma imparziali.

LA SICILIA PER SENTITO DIRE. «Sulla Sicilia, a dire la verità, avevo poche idee e tutte molto vaghe. Una mia amica originaria di Catania me ne aveva parlato come di un’area sottosviluppata, ma sapevo da sempre che si trattava anche di un posto pittoresco. Da tanti italiani ho sentito parlare anche dei cosiddetti “terroni” e sono stato spinto a pensare male dei siciliani, nonostante avessi già conosciuto molte brave persone provenienti dall’isola. Anche a Pisa, dove sto abitando durante la mia permanenza in Italia, sono in casa con due ragazzi siciliani che a dire il vero trovo proprio simpatici». Così, spinto dalla curiosità e approfittando del suo soggiorno nel nostro Paese, Aleksej ha deciso di sfruttare le vacanze pasquali per organizzare un viaggio nella Trinacria e scoprire in prima persona come fosse questa regione tanto decantata e tanto criticata.

UN IMPATTO CONTROVERSO. «La mia prima impressione della Sicilia è stata sgradevole a causa di alcune circostanze. Sono sceso da Pisa insieme alla mia ragazza e abbiamo preso un FlixBus che avrebbe dovuto essere a Palermo in 20 ore, diventate 24 a causa di un overbooking. Oltretutto, in pullman c’erano dei catanesi rumorosi e rudi, che dicevano parolacce e disturbavano gli altri passeggeri», aggiunge lo studente, dichiarando però di non essersi lasciato scoraggiare da queste circostanze. «Siamo arrivati a Ravanusa, in provincia di Agrigento, che era il Venerdì Santo. Abbiamo assistito a uno spettacolo in piazza e ho notato che effettivamente la zona era sporca e maltenuta, ma comunque bellissima. Il giorno dopo siamo andati a vedere la Valle dei Templi, a dir poco pazzesca, mentre domenica abbiamo festeggiato la Pasqua con la famiglia di alcuni amici. Così, ho finalmente toccato con mano le tradizioni del luogo: eravamo in tanti, siamo stati accolti in modo straordinario e abbiamo assaggiato dei piatti squisiti, dai frutti di mare al pescespada fresco», ci racconta entusiasta. Il peggio, però, è venuto dopo la festa, quando una gita fuori porta a Palermo è stata inficiata dal maltempo e dalla mancanza dei trasporti interurbani, che a dispetto delle previsioni non hanno circolato per Pasquetta, lasciando i ragazzi a piedi senza preavviso.

LA RESA DEI CONTI. «Rispetto al resto dell’Italia in Sicilia il clima è più mite, i prezzi più bassi, le persone più sorridenti – continua Aleksej – e soprattutto è splendido vedere che anche le città più piccole siano così vive ventiquattr’ore al giorno. In Russia i centri urbani sono più grigi e più sporchi, la gente più burbera, però da voi non mi aspettavo tanto caos. A Pisa la vita è diversa, per quanto nell’isola abbia trovato degli abitanti più accoglienti e visitato dei posti magnifici». A conti fatti, ci dice quindi, la Sicilia gli è rimasta nel cuore, nonostante i difetti che ha notato: «mi sono innamorato della sua gente, ho fatto nuove amicizie, ho mangiato “alla siciliana”, mi sono abbronzato… È un posto magico, insomma, solo che c’è ancora molto su cui lavorare. L’importante è capirlo e fare qualcosa di concreto per migliorare la situazione».

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