Una nobile radice da non dimenticare: la Scuola Poetica Siciliana

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La bellezza e l’originalità dei loro versi sono ancora oggi ammirate in tutto il mondo. I nomi di alcuni dei suoi protagonisti affascinano gli studiosi e il grande pubblico, mentre la loro lingua e i loro temi fanno ancora capolino in certa poesia odierna. Fu l’eccellenza dei poeti al servizio di Federico II. E tutto questo accadde proprio nella nostra isola

Dante Alighieri, Sommo Poeta nazionale, sosteneva che le vere poesie non possono che essere quelle che affrontano il tema amoroso. Non tanto perché non sia possibile concepire una lirica che si occupi anche di altri argomenti con ottimi risultati, ma piuttosto perché è in quelle occasioni, grazie all’ispirazione impareggiabile che contraddistingue gli amanti, che si raggiunge il nucleo più profondo della bellezza poetica. E, del resto, la poesia italiana, fin dalle sue origini, ha prodotto una quantità incalcolabile di indimenticabili effusioni liriche grondanti passione e desiderio. Si dà il caso che quelle stesse origini siano da rintracciare nella nostra Sicilia, dove i poeti della Magna Curia di Federico II ereditarono il testimone dagli autori provenzali, inaugurando una temperie culturale che, con le dovute proporzioni, giunse fino a Leopardi. Che il popolo siciliano abbia connaturata una certa suadenza, una certa confidenza col tema dell’amore, che spesso si lasci andare anche a manifestazioni plateali, è abbastanza risaputo. Ma perché, nel lontano XIII secolo, i funzionari fridericiani si dilettarono nel canto amoroso?

Innanzitutto, come detto, per l’ammirazione che questi nutrivano verso i modelli provenienti dalla Francia, dove la lirica cortese, del cosiddetto “servizio amoroso”, aveva trovato fecondo sviluppo. In seconda battuta, tale scelta si dovette alle condizioni politiche garantite da Federico II: stabilità, pace, fioritura della cultura. Nessuna minaccia bellica, nessuno scossone interno preoccupava le esistenze di questo dotto entourage che allietava il sovrano. Gli uomini della Corte potevano così coltivare la raffinata arte che li ha contraddistinti. Nomi come quello di Giacomo da Lentini, – considerato quasi unanimemente il più rappresentativo del gruppo nonché il capostipite – Pier delle Vigne, Guido delle Colonne, Cielo D’Alcamo, Stefano Protonotaro, e non solo, sono noti ancora oggi al grande pubblico, che ne ammira le figure e i versi. Non solo per il valore dei contenuti che propongono, ma anche per quella lingua che continua a suscitare discussioni ancora ai nostri giorni, un siciliano aulico, elevato, che noi conosciamo per mediazione toscana, ma che, negli ultimi tempi, è stato in parte possibile ricostruire. Il prestigio dei siciliani fu tanto vasto che lo stesso Dante, pur discostandosene in parte nella ricerca della lingua ideale, nel De Vulgari Eloquentia ne esalta il ruolo fondativo. Grazie a questo impulso che prese vita in Sicilia, immagini eterne, destinate a ripercuotersi persino sulle nostre attuali maniere del corteggiamento, trovarono una straordinaria risonanza: l’innamoramento attraverso uno sguardo, il pensiero costante dell’amata che la rende visibile anche in sua assenza, l’incurabile struggimento per un sentimento non ricambiato. Se oggi sembrano situazioni e comportamenti stereotipati, non lo erano certo allora, nel contesto di una poesia che cercava e trovava la sua identità in Sicilia.

Oltre ad un primato linguistico, pertanto, alla Sicilia va addebitato anche quello, piuttosto nobile, della precocità e dell’originalità. Non furono i soli, infatti, a recepire la poesia francese, ma furono certamente i primi a riplasmarla in funzione del dettato dell’italiano volgare. A loro si deve la nascita del sonetto, a loro le prime, grandi canzoni. A testimonianza di un rapporto strettissimo che già dagli albori esiste tra letteratura e Sicilia. Benché oggi questo ricordo appaia abbastanza sfumato, non va dimenticato che per un periodo, per quanto relativamente breve, fu proprio la nostra isola a rappresentare il fulcro mondiale della politica e della cultura, delle arti e della lingua. Segno che una nuova e lungimirante prospettiva, che valorizzi e tragga forza da queste nobili ascendenze decadute, deve essere auspicabile. Perché da sempre, la Sicilia, è terra di poesia. Facciamo in modo che la sua energia torni a scorrere e a elevarci.

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