“Una strana storia d’amore”: l’intreccio fra Brahms, Schumann e Wieck

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Luigi Guarnieri immagina, nel romanzo da cui prende le mosse il concerto cameristico andato in scena al “Bellini”, un legame indissolubile fra la pianista e il giovane compositore che valicò la musica e divenne un sentimento carico di passione

«C’è sempre stata, in ogni tempo, una segreta alleanza tra spiriti affini. Chi appartiene a questa cerchia ristretta sa che la verità dell’arte brilla sempre luminosa, diffondendo ovunque gioia e benedizioni». Così scriveva Robert Schumann sulle colonne del «Neue Zeitschrift für Musik», di cui era direttore. Una riflessione che nacque poco dopo l’arrivo in casa del ventenne Johannes Brahms considerato dalla moglie, la pianista Clara Wieck, un dono «inviato appositamente da Dio» con cui placare i tormenti della genialità incompresa del marito. Johannes in particolare sostenne Clara dopo l’internamento a Endenich di Schumann quando, per mantenere la famiglia, sarà costretta a riprendere il lavoro di pianista a lungo osteggiato dal consorte. Una complicità fra la virtuosa e il giovane compositore, filtrata sempre attraverso la musica in particolare da quella Sonata «Eine Merkwürdige Liebesgeschichte» una strana storia d’amore per l’appunto, che dà il titolo al romanzo di Luigi Guarnieri  (Rizzoli) in cui l’amicizia tra la pianista e il compositore viene rappresentata come sentimento passionale e a cui s’ispira l’omonimo concerto eseguito dal violinista Gabriele Pieranunzi, dal violoncellista Luca Signorini e dal pianista Luca Ballerini al Teatro Massimo Bellini di Catania lo scorso lunedì.

NARRAZIONE MUSICALE. Metafora del complesso rapporto fra i tre protagonisti è la scelta dei brani in cui prevalgono per lo più due strumenti: il pianoforte insieme al violino o al violoncello (come nell’Intermezzo dalla Sonata F.A.E e i Phantasiestücke di Schumann o la Sonata n.1 in sol maggiore, op.78 di Brahms) che sfocia nel conclusivo Trio in sol minore di Clara Wieck, in cui ritroviamo tutti e tre gli strumenti musicali non solo come espressione dell’intreccio narrativo costruito ad arte da Guarnieri ma anche dell’Hausmusik, quella musica domestica che vedeva nel pianoforte una presenza fissa all’interno del salotto borghese ottocentesco, dove gli amatori si dilettavano a eseguire brani che potessero allietare la serata di una cerchia ristretta di amici e familiari.

Da sinistra: Luca Signorini, Luca Ballerini, Gabriele Pieranunzi

ARMONIA DI VOCI. Nella prima parte il violino di Pieranunzi, con la sua impronta nitida e dal carattere fortemente romantico: straziante e aperto allo stesso tempo, svetta sulle note solide del pianoforte di Ballerini, questo avviene sia nell’Intermezzo sia nella Sonata, in cui il tema principale viene raccontato in tutte le sue sfumature da entrambi gli strumenti. A spiccare nel primo movimento, Vivace ma non troppo, della Sonata n.1 in sol maggiore è il violino che lascia nell’Adagio maggior spazio allo strumento a corde percosse per ritrovarsi entrambi nell’Allegro molto moderato finale. Allo stesso modo anche il violoncello di Signorini, sezionato geometricamente dall’archetto, viene esaltato nei Phantasiestücke. I Pezzi Fantastici, scritti nel 1849 in uno dei momenti più fertili della vita artistica di Schumann, rappresentano un unico discorso costruito su un Lied suggerito dalla voce del clarinetto e del pianoforte per cui il brano era stato inizialmente composto, anche se lo stesso Schumann ne previde una soluzione alternativa con violino o violoncello. Un gioco di seduzione che si sviluppa su due piani: quello creativo e quello fisico al centro del quale si colloca la figura docile ma salda di Clara della quale quest’anno ricorre il duecentesimo anniversario della nascita, avvenuta nella cittadina tedesca di Lipsia. Nei quattro movimenti (Allegro moderato, Scherzo e Trio, Andante e Allegretto) del Trio conclusivo, i tre musicisti raggiungono l’equilibrio armonico perfetto come inappuntabile fu la relazione fra questi tre portenti della musica. La scrittura della Wieck, con i suoi temi ricorrenti è più lineare rispetto allo stile brahmsiano e schumanniano ma per nulla usuale e mostra appieno le sorprendenti doti compositive di questa donna costretta per molto tempo a mettere in secondo piano il suo talento per venire incontro alle richieste del padre prima e alle esigenze del marito poi. Dopo la morte di Robert, Clara riuscì ad avere una carriera più autonoma soprattutto nella scelta del repertorio anche se non mancarono almeno inizialmente le opere del marito, accantonate ben presto a causa della fredda accoglienza della critica, oltre naturalmente a quelle di Johannes, in particolare il Concerto in re minore. Lo scopo era di poter rilanciare con un uditorio più vasto la composizione che aveva avuto inizialmente poca fortuna; segno che questo sodalizio fra i tre fu tanto solido, nonostante tutto, che neppure la morte fu in grado di scalfirlo.

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