Rivive su RaiPlay per soli sette giorni,il documentario che racconta le opere e la vita del celebre fotografo, che con il suo obiettivo ha immortalato volti e luoghi del mondo, descrivendoli con scatti che arrivano dritti al cuore

«Un fotografo è letteralmente qualcuno che disegna con la luce. Un uomo che descrive e ridisegna il mondo con luci e ombre”. Con l’origine della parola fotografia e questa frase di Sebastião Salgado inizia Il sale della Terra (2014), film-documentario diretto dal regista Wim Wenders e da Juliano Ribeiro Salgado, figlio del fotografo. Proposta su Rai Storia, in occasione della “Giornata della Terra”, la pellicola sarà disponibile per i prossimi sette giorni sulla piattaforma RaiPlay. Un viaggio con un uomo che è stato testimone dei contrasti del mondo, fatto di luci e ombre, vita e morte, atrocità e bellezze, che ha immortalato con i suoi progetti fotografici insegnandoci a vedere le cose con una prospettiva fatta soprattutto di empatia.

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, in Brasile, nel 1944, inizia la sua carriera studiando economia prima nel suo paese e poi a Parigi, dove si trasferisce nel 1969 con Lélia, sua moglie e compagnia di avventura. Proprio in Francia Lélia compra una macchina fotografica per i suoi studi in architettura, ma è soprattutto Sebastião ad usarla. Per il suo lavoro all’Organizzazione Mondiale del Caffè, Sebastião si reca spesso in Africa, portando con sé la fotocamera della moglie e tornando ogni volta con tante fotografie. Da questa esperienza capisce che è la fotografia a dargli tanto e così, insieme a Lélia, decide di ricominciare da capo, di dedicarsi alla sua vera passione.

La sua sensibilità e la sua curiosità lo hanno portato a testimoniare la condizione dell’essere umano nelle diverse realtà sociali, economiche, politiche e culturali nel mondo. Nei suoi progetti, frutto di lunghi viaggi, di esperienze magnifiche e terribili, Sebastião Salgado si immerge nelle realtà che documenta, si relaziona alle persone con empatia, restituisce dignità alle vittime di atrocità e violenze. Il sale della Terra è un viaggio attraverso lo spazio e il tempo con parole e immagini che raccontano storie, che ci comunicano lo scambio tra Salgado e il soggetto fotografato, un bianco e nero su cui è possibile soffermare lo sguardo in quel lasso di tempo che ci regala il regista per emozionarci, per riflettere. Intraprendiamo così un viaggio nel tempo nelle miniere d’oro della Sierra Pelada, dove sembra di vedere passare davanti agli occhi la storia dell’umanità, “la storia della costruzione delle piramidi, la Torre di Babele, le miniere di re Salomone”, cogliamo il passaggio dal lavoro industriale a quello manuale, con l’omaggio ai lavoratori che con le loro mani hanno costruito il mondo (Workers). Il fotografo dà luce alle tragedie e alle sofferenze dell’umanità, scene di violenza e morte che lo hanno colpito profondamente, per una conoscenza che spinge alla sensibilizzazione su tematiche che spesso sembrano lontane, come la siccità e la miseria vissuta nel Sahel, il lavoro infernale dei pompieri nei pozzi petroliferi del Kuwait durante la prima Guerra del Golfo, la brutalità del genocidio in Ruanda, la propagazione dell’odio nel corso della storia, le migrazioni di massa di chi è costretto a lasciare la propria casa (Exodus). Insieme a Salgado scopriamo tradizioni e modi di vivere diversi (Other Americas) e riscopriamo l’amore per la natura, dopo aver assistito alla rinascita dell’ecosistema nella Valle del Rio Doce (Minas Gerais), un tempo fazenda di famiglia, grazie all’idea dell’inseparabile Lélia di piantare le specie di alberi in una terra senza vita a causa di deforestazione ed erosione che dopo anni si è rigenerata di piante e ripopolata di animali. Esperienza alla quale seguirà la sua spedizione di otto anni per terre e vite incontaminate nel mondo (Genesi) che ci rendono coscienti dell’importanza della natura nella nostra vita, perché è da lei che dipende. In tutti i suoi lavori Salgado non dona solo testimonianze, ma fotografie che hanno il potere di accendere la nostra umanità.


Articolo aggiornato 23/04/2020

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