Benché sia uno dei sette peccati capitali e non porti mai nulla di buono, tutti almeno una volta nella vita hanno provato invidia per qualcuno o qualcosa perché… si a mmiria fussi vaddara, fussimu tutti vaddarusi!

Origine e proverbi. Il proverbio sopra riportato letteralmente si può tradurre così: “Se l’invidia fosse un’ernia, saremmo tutti con l’ernia di fuori”. Infatti la vaddara, o vaddira, è un tipo di ernia che colpisce solo gli uomini, trattandosi di un’ernia scrotale, quindi il modo di dire allude a un gonfiore e a un senso di pesantezza particolarmente fastidiosi. L’invidia come un peso che comporta dolore. Il termine deriva dall’arabo adara, che significa “virile”. Esiste anche un altro detto con tale parola che fa riferimento a situazioni particolarmente negative: supra a vaddira, craunchi, “sopra l’ernia, foruncoli”, come dire che al peggio non c’è mai fine.

Varianti e altri detti. Non distante dallo stesso significato l’espressione proverbiale: Havia 99 mali, vinni guaddaredda e fici 100, ossia “avevo 99 malanni, è arrivata una piccola ernia e ho fatto 100. Guaddaredda è un diminuitivo di vaddara. Come spesso accade nel dialetto siciliano, il gruppo fonetico /gu/ si trasforma in /v/ – si pensi a vaddari da “guardare” – e così anche nel caso di vaddara esiste la variante guaddara. Dallo stesso sostantivo derivano i verbi sguaddararisi e sguaddariarisi, entrambi intransitivi pronominali che indicano l’atto del “cader gl’intestini nello scroto” (Antonino Traina – Nuovo vocabolario siciliano italiano), il calar di un’ernia appunto. 

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