«Siamo qui pieni di guai. Il titolo sarebbe stato questo ma poi abbiamo lasciato via il “pieni di guai”». Vasco Rossi introduce così il suo nuovo album Siamo qui. «L’ho scritta prima della pandemia. È una canzone d’amore sulla condizione umana che è quella di essere gettati nel mondo. È una canzone che trascina tutto l’album. Io vedo tutte queste opinioni che sono in giro, tutti hanno un’opinione su tutto, sui social ci sono opinioni su tutti i tipi. Non pensiamo più all’essere ma all’avere. Non sappiamo più se siamo noi o la tecnologia che si sviluppa dentro di noi perché la tecnica sta sfruttando le nostre debolezze, la nostra aggressività, la nostra rabbia. Qui è il profitto che conta. Sei una persona che vale solo se sei utile. Se non sei utile vieni emarginato e allontanato. Quindi se c’è gente che viene dall’estero che è utile, bene, se viene dall’estero e non si è utili allora non va bene. I miei testi sono sempre con poche parole, sono come i codici e hai tutto il tempo per lasciarle sedimentare dentro. Siamo qui soli e delusi. Insomma, è una canzone manifesto dove mi sono davvero raccontato nel continuo stare in equilibrio sull’inferno della mente, che esiste veramente».

Siamo qui uscirà il prossimo 12 novembre e sarà presentato nel tour con cui il Blasco nazionale tornerà sulla scena dopo due anni di forzato riposo. Vasco confessa di essere andato un po’ in crisi quando i concerti riprogrammati dal 2020 al 2021 sono stati rimandati di nuovo: «Capisco benissimo, non c’erano le possibilità, ma sono rimasto un po’ sospeso in questo periodo, mi sono reso conto che lo scopo più importante della mia vita viene a mancare se non faccio più concerti, ho cercato hobby, provato ad andare a cavallo, a giocare a golf, ma mi sono accorto che senza la musica io non sono niente». Adesso, dopo il nuovo album, il diciottesimo, musicalmente «in direzione ostinata e contraria» nel suo essere rock e tutto suonato, arriveranno anche i concerti: si parte il 20 maggio da Trento per arrivare, in undici date, una delle quali il 17 giugno allo Stadio San Filippo di Messina, il 30 giugno allo stadio Olimpico di Torino.

Lui, come sempre, non ha paura di dire ciò che pensa e cantare ciò che sente. E la conferenza stampa è una occasione ghiotta per intervenire su alcuni temi di attualità, fra cui il recente attacco alla Cgil da parte di Forza Nuova. «I toni di Meloni e Salvini sono toni divisivi che creano solo odio per avere dei consensi», attacca. «C’è una destra molto estremista, per me è giusto che ci sia la destra ma non deve essere pericolosa come quella che sembra ci sia all’orizzonte. C’è un continuo seminare odio e divisione, io faccio musica e porto gioia, c’è gente che soffia sul fuoco e sapete chi sono».

Secondo Vasco, «le parole sono usate in modo vergognoso oggi. Quando sento urlare libertà, libertà penso che la libertà non è quella: libertà ha senso quando è all’interno di un limite altrimenti non è libertà ma caos, noi negli anni Settanta lo avevamo già capito, non mi aspettavo di tornare indietro come stiamo facendo ora, si tornano a mettere in discussione cose che per me erano chiare», commenta. «Non puoi convincere un “no vax”. Il no vax pensa che ci sia un complotto perché tutto deve avere un motivo, non riesce ad accettare che sia un caso ma pensa ci sia dietro qualcosa. Provi a parlarci ma non puoi convincerlo, lui è convinto di quello e ha bisogno di crederlo perché la sua testa è così». E poi ribadisce: «Io credo nella scienza. Se ho mal di denti prendo un antidolorifico. Non vado a parlare con un santone, la mia posizione la conoscete, ho obbligato a mettersi la mascherina chi veniva davanti a casa mia a prendersi l’autografo, tutto qua, io non consiglio niente».

Vasco va a ruota libera. Dice la sua anche su altri artisti ed eventi accaduti negli ultimi mesi. Ad esempio, sul concerto non autorizzato di Salmo questa estate: «Un gesto fatto per sottolineare che esisteva un problema. I governi non guardano alla musica e ai concerti. In questi due anni di pandemia molti lavoratori sono rimasti a casa, altri hanno perso il lavoro. Bisogna iniziare a pensare agli eventi a capienza piena, anche grazie al successo della campagna vaccinale». Il rocker di Zocca apprezza molto alcuni dei giovani artisti della scena italiana contemporanea come Madame («canta proprio con l’anima e si sente»), conferma di apprezzare i Maneskin («Un po’ Sanremo lo hanno vinto anche per merito mio, i miei fan li hanno votati. Mi piacciono perché hanno portato una bella canzone rock») e dà una indicazione: «Se volete capire come sono i giovani di oggi ascoltate le canzoni di Sfera Ebbasta, parlano di soldi, macchinoni, rolex, il successo facile. Non piace questo ritratto? Però è vero». Confessa di andare spesso sui social: «Sono influencer anche io ma sono l’unico che lo fa gratis. Ricordiamoci però che gli artisti fotografano quello che succede non influenzano. I giornali, le tv, le pubblicità, creando modelli sbagliati e assurdi e frustrazioni, sono i mass media che influenzano e formano il consenso. Se fossi capace di influenzare la realtà lo farei sul serio, ma la gente fa quel che gli pare». Importante oggi più che mai la libertà di parola: «Se dico una mia opinione vengo tacciato che devo solo fare il cantante? Io faccio quello che voglio, pago le tasse e non ho la residenza a Montecarlo come certi».

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