S’inizia con il 50%, si proseguirà con l’80% e si dovrebbe chiudere con il 100%. Sono le percentuali che fanno cambiare piani e piantine alla rassegna Catania Jazz che si fa in tre e si accinge ad alzare il sipario il 3 ottobre. «I primi due spettacoli saranno con una capienza ridotta della metà e nel rispetto del metro di distanza», spiega Pompeo Benincasa, “anima” della rassegna giunta nella città etnea alla XXXVIII stagione. «Il 4 ottobre il governo dovrebbe accogliere il parere del Comitato tecnico-scientifico e portare a 80% la capienza nelle regioni “bianche”. In Sicilia, se dovesse permanere la zona gialla, si resterebbe al 50%. Prevedo, tuttavia, che se non subito entro metà ottobre anche nell’Isola si potrà aumentare il numero di spettatori e ai primi del 2022 dovremmo finalmente arrivare al 100%».

Numeri ballerini che hanno un’influenza sui bilanci dell’associazione, costretta quest’anno ad apportare lievi ritocchi verso l’alto sugli abbonamenti. «Potendo contare soltanto su 400 posti, abbiamo dovuto aumentare i prezzi», è l’amarezza di Benincasa. Non solo. Alla affluenza ridotta bisogna aggiungere gli aumenti di costi. «Il Teatro Abc, seguendo le direttive del governo, ha rimodernato i locali, creando un nuovo impianto di aerazione. La conseguenza è l’aumento dell’affitto. Inoltre, ogni sera deve essere effettuata la sanificazione dei locali, 250 euro che ricadono sull’organizzatore dello spettacolo. Per evitare poi le lunghe code che si sono verificate a Milo, a causa del controllo del “Green Pass”, dobbiamo raddoppiare le hostess all’ingresso. E, contrariamente alle multinazionali “premiate” da Franceschini, noi “piccoli” non abbiamo ricevuto alcun sostegno», è la “frecciata” finale al contestato ministro dello Spettacolo.

Le difficoltà non hanno comunque fermato il combattivo Pompeo Benincasa, sempre in prima fila nella lotta contro le storture delle politiche culturali (?!) della Regione Sicilia, non ultimo il festival jazz di Palermo affidato senza bando. Così il patron di Catania Jazz non solo raccoglie le sfide imposte dalla pandemia e dall’ignoranza politica, ma rilancia. Come annunciavamo, tre saranno le rassegne per coprire tutta la regione: una al Teatro Abc di Catania, la seconda “Nomos Jazz” al Teatro Golden di Palermo e la terza “Nissa Jazz” al Teatro comunale Regina Margherita di Caltanissetta «della quale sono molto orgoglioso, soprattutto della risposta che sta dando la città», sottolinea Benincasa.

Cartelloni che presentano un’offerta variegata, tra passato e futuro, con particolare attenzione ai nuovi talenti. Si comincia con un tuffo nella storia del jazz il 3 ottobre a Palermo e il giorno successivo a Catania con il leggendario batterista americano Billy Hart che il prossimo 29 novembre compirà 81 anni. Tra i circa quattrocento album che Hart ha registrato, compresi i suoi dischi da solista, si sente un musicista non tanto innamorato della batteria quanto delle possibilità di espressione che il suo strumento ha all’interno della musica. «Chiunque può essere un grande strumentista. È semplicemente una questione di tecnica. La differenza sta nella musicalità. Puoi essere un grande strumentista, ma ci sono pochissimi musicisti», sentenzia il batterista in Sicilia con qualche giorno d’anticipo. E poi svela i suoi segreti: «Joao Gilberto mi diceva: “Suona come il vento, suona come la pioggia”. Miles Davis mi ha detto la stessa cosa». Per poi rimandare all’archetipo: «Un groove è corretto soltanto se lo confronti con quello che è stato suonato secoli fa in Africa».

Billy Hart con il suo quartetto proporrà un progetto esclusivo per l’Italia, dopo i due concerti siciliani, infatti, proseguirà il tour europeo oltre le Alpi. Se il batterista è il collegamento con la storia del jazz, con le radici della musica afroamericana, gli altri protagonisti delle tre rassegne ci proiettano verso nuovi orizzonti e vedono le donne in primo piano. A cominciare da un’altra esclusiva nazionale in novembre con Samara Joy, ventunenne che due anni fa ha vinto il concorso vocale jazz internazionale Sarah Vaughan. Voce straordinaria, libertà ritmica, dizione chiara, mancanza di manierismi, la rendono la nuova “Sophisticated Lady”. Per il concerto di Catania (9) sarà accompagnata dal Pasquale Grasso trio. Nello stesso meseil quartetto della talentuosa cantante e violoncellista cubana Ana Carla Maza, che, dopo i concerti di Palermo (17) e Catania (18), avrà il compito di inaugurare Nissa Jazz il 19. A chiudere novembre sarà Kadri Voorand & Mihkal Malgand, un duo che lega classica contemporanea, tradizione estone ed espressività vocale jazz mainstream (25 CT, 26 CL, 27 PA).

Un’altra stella nascente è Eva Fernandez, sassofonista con una voce calda e sensuale che, a dispetto della giovanissima età (classe 1995), è da qualche anno al centro dell’attenzione della scena jazz catalana grazie soprattutto al suo ruolo musicale nella Sant Andreu Jazz Band diretta dal grande Joan Chamorro: con il suo trio sarà di scena in febbraio (24 CT, 25 PA, 26 CL). Il 10 marzo a Catania e l’indomani a Palermo il Viyaj Iyer & Linda Oh trio: lui, compositore, pianista e didatta che negli ultimi tempi si è rivelato uno dei più importanti performer nell’ambito del jazz e della nuova musica; lei contrabbassista cinese di origini malesi che si è in breve tempo imposta sulla scena internazionale, contesa da stelle come Pat Metheny, Dave Douglas e Joe Lovano. A seguire, nello stesso mese, altre due prime assolute: Johanna Summers (18 CT, 19 PA, 20 CL), nuova stella nel paradiso del pianoforte dalla musica piena di immaginazione e senza categorie e il quartetto a nome di Sissy Castrogiovanni (24 CT, 25 PA, 26 CL), la principessa del “sicilian jazz” che è arrivata sulla soglia dei Grammy Awards. Cantante, compositrice, arrangiatrice catanese, nel 2009 abbandonò l’Italia per trasferirsi a Boston ed iscriversi al rinomato Berklee College of Music, dove oggi insegna. Una storia che ha raccontato a Sicilian Post nel novembre dello scorso anno.

Senza dimenticare la pianista e compositrice messinese Cettina Donato che, dopo il successo a Zafferana e Caltanissetta, il 22 gennaio porta al Teatro Golden di Palermo lo spettacolo tra musica e teatro con Ninni Bruschetta ispirato alle parole dello scrittore avolese Antonio Caldarella. E, poi, Petra Magoni voce del duo Musica Nuda (PA 12), col fido contrabbasso di Ferruccio Spinetti. Ciliegina sulla torta a maggio, a Caltanissetta (9) e Palermo (10), la voce di Noa, della quale proprio nel 2022 ricorrono i trent’anni dal primo concerto siciliano: l’artista arabo-israeliana ripercorrerà un lungo viaggio tra le sue canzoni che vanno dai suoi primi dischi con Pat Metheny  all’ultimo lavoro, Afterallogy, realizzato insieme al suo storico chitarrista Gil Dor.

A completare i cartelloni, il trio di Emmet Cohen, esponente di spicco della generazione dei trentenni (20 ottobre CT, 21 PA) ed il Marcin Wasilewski trio & Joe Lovano, che per la prima volta dividono il palco in virtù del nuovo album Arctiff Riff  (30 ottobre PA, 31 CT). Al George Cables & Piero Odorici quartet (8 CT, 9 PA) spetta salutare il 2021. Infine, a porre il sigillo alla stagione catanese, il 13 aprile al Teatro Abc lo straordinario talento della pedal steel guitar Roosevelt “The Dr.” Collier, giovane artista originario della Florida che combina blues, gospel, funk e rock con una maestria e una freschezza veramente esaltanti. Cresciuto nella tradizione del gospel, ha perfezionato in chiesa l’arte del groove esibendosi con la sua famiglia di musicisti prima di suonare al fianco di celebri artisti come The Allman Brothers, Los Lobos o la Del McCoury Band.

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