Il racconto: «Eravamo a 2.700 metri d’altezza, c’erano raffiche di vento fortissime con una temperatura percepita di -21°»

[dropcap]«[/dropcap][dropcap]I[/dropcap]l senso di libertà che dà questo sport è assoluto, farlo sull’Etna, un vulcano innevato a ridosso del mare è una condizione unica al mondo. Poco prima fai il bagno e subito dopo sali su a 3000m con un dislivello di altitudine incredibile». Armin Senoner è altoatesino, ha 36 anni e negli occhi la serenità di chi è abituato a scalare le montagne con ogni condizione climatica prima di scendere in picchiata e planare sulla neve. Nel 2015, sulle Alpi, ha battuto il record di speed riding, una disciplina di velocità in discesa con un paio di sci ai piedi e un paracadute aperto sulla testa, raggiungendo la velocità di 153km/h.  Lo abbiamo incontrato pochi giorni fa, all’indomani della sua discesa sull’Etna, mentre parlava di droni, videocamere e condizioni avverse con il suo team.

Che effetto fa andare così veloce?
«Hai un senso di libertà assoluta che ti permette di giocare di più con la montagna. La “vela” è usata solo se c’è un salto di roccia o se si vuole cambiare pendio. È uno sport tridimensionale ma comunque pericoloso, infatti ho avuto qualche incidente importante e ho deciso di non esagerare».

Raccontaci un aneddoto di queste giornate siciliane.
«Eravamo a 2.700m e c’erano raffiche di vento fortissime con una temperatura percepita di -21°. Dovevo indossare gli sci e avevo la vela già aperta. C’erano due ragazzi del team che cercavano di tenermi giù, ma il vento mi ha portato via senza riuscire a stare a terra. Erano condizioni proibitive. Per fortuna la vela può essere aperta o chiusa in base alle necessità e sono subito ritornato indietro».

Pensi che proverete a ripetere l’impresa?
«Chi lo sa. Io vorrei rifarlo perché l’atmosfera è magnifica tra montagna e mare. Non sono molti i posti in cui hai queste condizioni».

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
«Ho messo un po’ da parte lo speed riding anche se, naturalmente, quando ci sono proposte importanti come questa sull’Etna è davvero difficile dire di no. Oltre a questo, sono guida alpina e d’inverno faccio l’istruttore di sci: voglio dedicare tempo ad altro, come l’arrampicata e l’alpinismo e scoprire nuove vie e montagne che non conosco».

Ci racconti del progetto di soccorso alpino cui ti dedichi?
«Da un paio di anni nel mese di maggio partecipo all’elisoccorso sull’Everest: gli elicotteri non volano fino in cima ma arrivano non oltre campo base a 5.500m. L’idea di Simone Moro (alpinista e aviatore ndr) è stata di istituire un team italiano di soccorso per aiutare chi si trova a un’altitudine maggiore in punti più estremi».

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