Il 14 febbraio del 1847, durante uno dei suoi frenetici tour in giro per il Vecchio Continente, Franz Liszt si esibisce nella capitale ucraina di Kiev, dove 140 anni dopo nascerà quello che la critica ha definito “il poeta del pianoforte”, Vitaly Pisarenko. Come Liszt anche Pisarenko si appassiona alla musica in tenera età, basti pensare che terrà il suo primo recital nel 1993 a soli sei anni. «Da giovane mia madre aveva frequentato una scuola di musica, – racconta il virtuoso – perché in Unione Sovietica era parte dell’istruzione, quindi in casa avevamo un pianoforte. A quattro anni passavo le giornate a strimpellare sulla tastiera, finché un giorno non chiesi ai miei genitori di portarmi da un insegnante».

IL VALORE DEL VIAGGIO. Dopo i primi studi musicali con Natalia Romenskaya e Garry Gelfgat, il giovane pianista si trasferisce a Mosca per frequentare il Conservatorio Statale, con il maestro Yuri Slesarev e la sua assistente Olga Filatova. In seguito si perfeziona con Aquiles delle Vigne a Rotterdam e poi con Oxana Yablonskaya in Italia. «Credo che viaggiare, conoscere paesi e culture diverse, – sottolinea – allarghi la nostra visione; anche avere l’opportunità di studiare in luoghi differenti ha contribuito alla mia crescita come musicista. Per questo nel 2012 mi sono trasferito a Londra, dove ho frequentato il Royal College of Music con Dmitri Alexeev e contemporaneamente ho preso lezioni con Boris Petrushansky a Imola. Oggi posso affermare che sono stato molto fortunato, perché ognuno di loro ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita e un peso non indifferente nella mia carriera».

NEL NOME DI LISZT. L’anno della svolta però arriva nel 2008 quando Pisarenko trionfa alla VIII International Franz Liszt Competition di Utrecht, classificandosi primo. «La ricordo come un’esperienza molto stressante. All’epoca avevo solo 20 anni e il programma era molto vasto – dice –, anche se l’atmosfera del concorso era meravigliosa e mi ha permesso di stringere molte amicizie, alcune delle quali durano ancora oggi. Il Premio Liszt mi ha letteralmente cambiato la vita, mi ha aperto molte porte, aiutandomi ad avere molte opportunità professionali». La sua tecnica prodigiosa, l’accuratezza scrupolosa nell’esecuzione e le sfumature infiammano il pubblico mentre più di un musicologo rintraccia una somiglianza fisica con il maestro ungherese. Forse è semplice suggestione, ma c’è nello sguardo del pianista russo la stessa intensità malinconica che si rintraccia nei tratti del giovane Liszt.

Da quel momento è un crescendo, Vitaly suona in più di 30 paesi fra Europa, Americhe e Asia, anche con alcune delle più prestigiose Orchestre internazionali. Questa sera dopo quattro anni d’essenza torna all’International Festival di Trecastagni con un programma complesso, sia dal punto di vista tecnico che interpretativo, incentrato su Schubert e sull’immancabile Liszt. Ad aprire il concerto sarà la Sonata in Do minore di Franz Schubert, che insieme alle Sonate in La maggiore e Si bemolle maggiore costituiscono l’eredità di Beethoven. «La Sonata in Do minore – osserva – mostra parallelismi molto evidenti con le 32 variazioni del maestro di Bonn. È una composizione classica nella struttura ma con molti lati romantici. In un certo senso si allontana dal Classicismo mantenendone però le sue radici». Durante questi due anni di pandemia anche Pisarenko, come molti suoi colleghi, è stato costretto ad annullare diversi concerti, da ultimi quelli in Belgio dove da qualche settimana le misure si sono fatte più stringenti. «Alcuni recital – ci spiega – sono stati posticipati 3 o 4 volte, altri completamente cancellati. Viviamo ancora oggi una situazione molto difficile, anche se intravedo una luce in fondo al tunnel. Durante il primo anno di lockdown mi sono concentrato principalmente sull’insegnamento e sull’apprendimento di nuovi repertori, e ho avuto anche tanto tempo per leggere i libri che avevo sulla scrivania. Già il fatto di essere tornato a esibirmi dal vivo è una grande conquista».

NUOVI ORIZZONTI. Dal 2020 Pisarenko insegna alla Purcell School of Music mentre da quest’anno è stato nominato professore associato al Royal College of Music di Londra. «Vista la situazione, trovo che il tempismo sia stato perfetto. È un’avventura meravigliosa, amo molto insegnare e lavorare con i giovani studenti. Certo è impegnativo, ma è a quell’età che puoi davvero formarli. Da settembre assisto anche il mio leggendario Maestro, Dmitri Alexeev, ed è davvero molto stimolante». Fra i suoi prossimi obiettivi c’è sicuramente quello di incidere un disco: «Vivendo nell’era del digitale ho sempre pensato che non fosse necessario, devo dire che da poco mi sono ricreduto. E anche se al momento non c’è nulla di concreto, conto al più presto registrare sia un CD sia nuovi video. Non vedo l’ora di incontrare il pubblico di Trecastagni stasera e di riuscire nei prossimi mesi a riprogrammare tutti i concerti cancellati, anche se non sarà facile. Vorrei anche lavorare a un nuovo programma per il prossimo anno, in modo ampliare il mio repertorio». Oltre alla dedizione per il pianoforte, l’insegnamento è un altro punto in comune che Pisarenko ha con uno dei più grandi virtuosi del pianoforte di tutti i tempi; Liszt, che si era formato con Salieri, Czerny e Paër, vi si dedicò seppure per un breve periodo durante gli anni in cui visse a Parigi. Ed è ai ragazzi che Pisarenko si rivolge in chiusura: «Ai giovani musicisti che vogliono intraprendere una carriera professionale, dico di farlo solo se non riescono a vivere senza la musica. Se pensano alla fama o al successo, è meglio che lascino perdere».

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