«La magia del cinema ti suscita emozioni che altrimenti non proveresti nella vita reale. Adoro lasciarmi coinvolgere e dialogare con i personaggi che interpreto, specie se sono complessi e ricchi di sfaccettature». Dopo 40 anni di carriera, 4 candidature agli Oscar e oltre 100 film, con 65 candeline spente oggi Willem Dafoe di cose da dire sul cinema ne ha parecchie. Lo abbiamo incontrato a Taormina, dove domenica è stato premiato con il Taormina Arte Award. Sorriso generoso, sguardo magnetico e disarmante, nelle espressioni del suo volto è facile apprezzare quella stessa profondità che rende inconfondibile ogni sua interpretazione: dal suo memorabile Goblin nello Spider-Man di Sam Raimi ai ruoli nei film d’autore di Scorsese, Schnabel, Ferrara e Von Trier.

Tanti film e molti ruoli diversi: qual è il segreto di una carriera così densa?
«Sono continuamente attratto dal cinema e il mio lavoro mi diverte. Diciamo che sono abbastanza bravo a sposare vita privata e vita lavorativa e alla fine si confondono. Mia moglie (la regista e attrice Giada Colagrande, ndr) lavora nel settore e riusciamo a venirci incontro. Ad essere sincero quando guardo la mia filmografia penso: davvero? Come ci sono riuscito? Ricordo perfettamente ogni mio film e leggendo quei titoli mi passa davanti tutta la vita».

«In “Siberia”, io ad Abel Ferrara abbiamo cercato di fare un film coinvolgente, ma abbastanza coraggioso da non fornire dare alle domande sollevate»

In Siberia di Abel Ferrara, recentemente presentato a Berlino, lei interpreta un uomo alla ricerca della pace interiore. Qual è stata la sfida più grande di questo film? 
«Io e Abel ci siamo confrontati con una produzione impegnativa: abbiamo girato in Italia, in Alto Adige, in Messico e in Germania. La difficoltà è stata interrogarci su qualcosa di così difficile da spiegare, come il significato della vita, senza diventare troppo astratti, creando un film coinvolgente ma abbastanza coraggioso da non fornire risposte alle domande sollevate».

Il film prende spunto dal Libro Rosso di Carl Jung, in cui lo psicanalista ci insegna a riconciliarci con la nostra parte oscura attraverso un viaggio interiore. In questo senso, pensa che Siberia sia rappresentativo anche della sua vita da attore?
«Il libro è più che altro un’ispirazione. Il punto è che siamo tutti in continuo divenire. Una delle cose belle dell’essere un attore è poter esplorare te stesso, sfidando le idee su chi credi di essere. Allo stesso modo, in Siberia ci sono domande come: cos’è eterno? Cos’è essenziale? Se mi si chiede se il film sia rappresentativo della mia vita risponderei: può essere».  

Quando la rivedremo nuovamente sul grande schermo?
«A ottobre verrà distribuito The French Dispatch di Wes Anderson. È un film corale che mi vede partecipare con un piccolo cameo nei panni di un commercialista; in The Card Counter di Paul Schrader, invece, farò da spalla a Oscar Isaac con cui ho già lavorato in Van Gogh dove lui recitava la parte di Gauguin. Avrò dei ruoli anche nel kolossal vichingo The Northman di Robert Eggers, che mi ha già diretto lo scorso anno in The Lighthouse. Ci sarò anche in Nightmare Alley di Guillermo del Toro, un grande regista con il quale desideravo collaborare da tanto tempo. Si tratta in generale di piccoli ruoli ma sono felice di aver preso parte a questi progetti».

Oltre a quella americana lei ha anche la cittadinanza italiana: cosa ama di più del suo lato tricolore?
«Sto ancora acquisendo un lato italiano. Sento una forte affinità con la gente di qua, anche se il modo in cui sono cresciuto e i luoghi da cui provengo sono totalmente diversi. Come ho già detto, siamo cambiamento: in Italia sto scoprendo un nuovo Io che prima non esisteva».

Anni fa, quando Franco Battiato pensava a un film su Händel, lei visitò la Sicilia con lui. Oggi, come sappiamo, non sta molto bene e probabilmente il film non si farà. Ma che rapporto ha con l’isola?
«Franco è un caro amico e amo venire qui in vacanza insieme a mia moglie. Non conosciamo molto la costa occidentale, a parte Palermo, ma abbiamo frequentato abbastanza quella orientale. A Catania abbiamo diversi amici e quest’isola è uno dei posti che più preferisco al mondo».

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