“Dangelòso”: l’aggettivo
che sembra francese
ma in realtà non lo è

Chi vive dalle parti di Messina, forse, ha già familiarità con questo aggettivo dialettale. Per altri, invece, dangelòso potrebbe essere una parola poco conosciuta, che ha sì il suono e l’aspetto di un termine siciliano, e che tuttavia non parla, non ci racconta di sé, non si lascia scoprire.

State pensando il contrario e credete che, immaginando la sua etimologia, si possa facilmente risalire al suo significato? Magari siete sulla strada giusta, ma prestate attenzione a qualche possibile tranello nel quale potreste esservi imbattuti! Se, infatti, è subito intuibile la provenienza del lemma dal francese dangereux (pericoloso), a sua volta derivato dal sostantivo danger (pericolo, omografo del corrispettivo inglese), le sfumature semantiche che assume nei pressi dello Stretto sono meno intuibili.

Vi avvertiamo subito: neanche l’etimologia ci svela qualcosa in più sull’argomento. La parola deriva dal latino dominus, ovvero colui che domina, signore, e in epoca medievale ha preso a indicare il potere signorile del più “nobile fra i nobili”, cioè di chi controllava i territori circostanti ed esibiva il proprio potere attraverso un’alta e imponente torre del castello. Quest’ultima veniva chiamata dominionus (in francese donjon), traducibile come luogo del signore, e designava anche il punto in cui tutti si proteggevano nel caso di un pericolo incombente.

Eppure, nella Trinacria, ciò che è dangelòso non è pericoloso perché incute timore agli altri, bensì perché rischia di rompersi o di rovinarsi in un batter d’occhio. Il suo significato non è, dunque, quello di nocivo, quanto piuttosto quello di fragile, come per esempio un piatto di porcellana, una tovaglia pregiata o un bambino appena nato.

Duplice conferma se ne trova nei versi della poetessa, insegnante e grecista messinese Jolanda Insana, che in una sua raccolta ha scritto «altre volte non rispondeva manco al saluto / niente / era così / non c’era / […] i vicini la trattavano con garbo / come una cosa dangelosa che si spezza», usando il termine proprio nel senso appena descritto, e nella commedia in due atti Pagnocco (‘nduvina vintura) di Carlo Barbera, che a un certo punto fa dire al suo Narratore: «Forsi la diffidenza è ‘na gran cosa / chi po’ evitari li brutti surprisi. / La nostra vita è propriu dangelosa / e certi voti sunnu troppi ‘i spisi».

(Si ringrazia Valeria Micale per lo spunto)

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About Author /

Traduttrice di formazione, nonché editor, correttrice di bozze e ghostwriter, Eva Luna Mascolino (Catania, 28 anni) ha vinto il Campiello Giovani 2015 con il racconto "Je suis Charlie" (edito da Divergenze), tiene da anni corsi di scrittura, lingue e traduzione, e collabora con concorsi, festival e riviste. Ha conseguito il master in editoria di Fondazione Mondadori, AIE e la Statale di Milano, e ora è redattrice culturale - oltre che per Sicilian Post - per le testate ilLibraio.it e Harper’s Bazaar Italia. Lettrice editoriale per Salani, Garzanti e Mondadori, nella litweb ha pubblicato inoltre più di 50 racconti.

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