Alla Zisa la falegnameria diventata “Spazio franco” per gli artisti di Palermo

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Il direttore artistico di Babel Crew, Giuseppe Provinzano, «Il nostro è un laboratorio fuori dagli schemi». La prima produzione della compagnia in scena anche al Centro Zo di Catania il 6 aprile

Nell’anno in cui Palermo è stata eletta Capitale Italiana della Cultura, un nuovo fermento rimette in moto i Cantieri Culturali della Zisa. Stiamo parlando della recente inaugurazione di Spazio Franco, un luogo che, così come lascia trasparire il suo nome, si è prefissato l’obiettivo di creare uno spazio di espressione libero e polifunzionale, in cui ospitare artisti e intrecciare collaborazioni nel cuore della città. «Il nostro – spiega il direttore artistico Giuseppe Provinzano è un laboratorio fuori dagli schemi dove poter dar voce ad artisti e compagnie diverse».

Per portare a termine i lavori di allestimento ci sono voluti ben tre anni e l’apertura è stata celebrata con tre giorni di spettacoli svoltisi a fine marzo, durante i quali si sono incrociati teatro, musica e danza. Dietro la realizzazione di questo punto d’incontro culturale c’è l’associazione Babel crew nata nel 2011 e composta da artisti e professionisti provenienti da vari settori, che si sono uniti con lo scopo di mettere a disposizione le proprie competenze per promuovere teatro e la danza sul proprio territorio e non solo. Dalla Babel crew è nato anche il progetto Amunì, vincitore nel 2017 e nel 2018 del bando MigrArti del Mibact.

DA EX FALEGNAMERIA A SPAZIO PER LA CREAZIONE CONTEMPORANEA. Spazio Franco nasce in un’ ex falegnameria abbandonata, situata all’interno del padiglione 18 dei Cantieri Culturali della Zisa. La trasformazione in un luogo di creazione è avvenuta grazie al progetto di rivalorizzazione dell’area presentato dall’Associazione, risultato vincitore del bando ministeriale “Giovani per i Beni Pubblici” del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio. «Nella realizzazione del progetto – spiega ancora Provinzano – lo studio e la valorizzazione del luogo sono sempre stati al primo posto. Si è pensato a come rispettare al massimo la storia legata all’ex falegnameria, e per questo è stato utilizzato come materiale dominante il legno».

«Volevamo uscire dagli schemi e dai cliché per sperimentare un concept nuovo in cui gli artisti potessero davvero sentirsi liberi»

UN TEATRO NON CONVENZIONALE. Lo spazio creato alla Zisa non rispetta quelli che sono i canoni tradizionali di un teatro, e questo non per un’inadeguatezza strutturale del posto, ma più per una cosciente presa di posizione del gruppo. «Volevamo uscire dagli schemi e dai cliché per sperimentare un concept nuovo in cui gli artisti potessero davvero sentirsi liberi. La scelta del nome non è stata casuale. Anche l’allestimento scenografico, curato da Dino Costa, si è indirizzato su questa linea: sono state create delle gradinate speciali che all’occorrenza possono essere chiuse, lasciando che la sala diventi un unico grande spazio da poter declinare anche per concerti in piedi». Nelle intenzioni dei gestori, Spazio Franco abbraccerà una logica sperimentale in cui verrà privilegiata la collaborazione e la coproduzione con le compagnie interessate.

UNA COMPAGNIA DI MIGRANTI. Il termine “migrante” può comprendere al suo interno una molteplicità di significati: migrante è colui che migra, che si sposta verso nuove sedi e dunque sono moltissime le persone in tutto il mondo che per motivi diversi si sono ritrovate in tale condizione. Il progetto “Amunì”, nasce proprio da questo assunto, sfruttando le arti sceniche e i mestieri dello spettacolo per analizzare la questione. Con questo obiettivo, si è creata una compagnia multietnica capace di portare in scena spettacoli di valore sociale come “Il rispetto di una puttana”, che andrà in scena il 6 aprile al Centro Zo di Catania e l’indomani proprio nel nuovo spazio palermitano. Il testo è liberamente ispirato alla “La putain respecteuse” di Jean-Paul Sartre del 1946 e affronta in chiave satirica e grottesca i problemi razziali all’interno della società occidentale. Nel concept presentato per il progetto si legge: «Amunì è un termine della lingua siciliana che significa “andiamo”, che esorta a muoversi o a darsi una mossa: qualunque essere umano che ha lasciato la sua terra, ovunque nel mondo e per qualsiasi ragione, sarà stato spinto da un Amunì !! .. un Let’s go! .. un Vamos! .. un Allons! .. un Yalla!».

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