C’è spazio per i giovani in Sicilia? La politica risponde sugli spunti di “Generazione 18”

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Lavoro giovanile, fuga di capitale umano e dispersione scolastica. A offrire gli argomenti di discussione durante l’incontro promosso dalla CDO Sicilia orientale al Camplus D’Aragona di Catania i dati della nostra inchiesta sulle nuove generazioni

Otto diciottenni su dieci affermano di immaginare il proprio futuro lontano dalla Sicilia. A fare da parziale contraltare a questo dato, sulla base di ciò che emerge dall’inchiesta del “Sicilian Post – Fondazione DSE” sulla Generazione 18 presa in considerazione in occasione del dibattito, una discreta parte di giovani considera di costruire il proprio futuro nella terra natia. Come venire incontro a queste due tendenze discordanti? Sviluppo tecnologico, riprogrammazione del sistema produttivo e attenzione alla formazione dell’individuo è quanto è emerso dal confronto tra Giuseppe Berretta, candidato per il PD al collegio uninominale di Catania, Roberto Lagalla , esponente del centrodestra e attualmente Assessore all’istruzione e alla Formazione professionale, e Nunzia Catalfo, già vicepresidente della commissione del lavoro al Senato per il M5S.

AL PASSO COI TEMPI Innovazione significa coraggio. Se poi questo processo viene affidato ai giovani, il coraggio diventa doppio. E’ forse questo a frenare il proliferare di startup, unito all’endemica debolezza di un sistema che non permette di accedere alle risorse adeguate. Potrebbe essere auspicabile, per generare nuovi impieghi, a sentire la rappresentante del M5S, «dedicare più attenzione alla realizzazione di spazi di co-working o al rafforzamento del settore telematico-informatico», oltre alla questione di lungo corso sull’approdo ad una produzione energetica basata su fonti rinnovabili, ammesso che sia pensabile nel breve-medio termine averne un ritorno soddisfacente. Altro spunto di seria riflessione, sollevato dal prof. Lagalla, potrebbe condurre ad una prospettiva di sviluppo maggiormente glocal: presupponendo un adeguato utilizzo delle risorse umane e naturali della Sicilia, sarebbe opportuna una loro valorizzazione ispirata a modelli virtuosi internazionali. Il tutto coordinato da un organico, e lungimirante, piano regionale.

L’ISTRUZIONE NON BASTA A monte della questione giovani-lavoro va ricercata un’impostazione delle metodologie formative in parte da rivedere: non tanto per ciò che concerne la qualità della didattica, ma, piuttosto, il legame che questa dovrebbe instaurare col sistema produttivo. A sentire le considerazioni di Roberto Lagalla, «manca spesso, nella regione siciliana, la possibilità di transitare in tempi brevi dalla teoria alla pratica, dallo studio all’impiego». Questa cronica impossibilità di applicare le proprie conoscenze al campo di competenza per cui si è studiato a lungo può spiegare bene perché l’81% degli intervistati da Sicilian Post immagina il suo futuro lontano dalla Sicilia. «Sarebbe necessaria – prosegue l’Assessore – una sinergia più profonda tra le istituzioni formative e le imprese regionali, in modo da progettare percorsi congiunti di apprendistato o di tirocinio formativo che gratifichino il ragazzo nel suo primo impatto col mondo del lavoro e che non gravino eccessivamente sugli enti vogliosi di scommettere sul futuro oppure rivederne alcuni imperfetti come quello dell’alternanza scuola-lavoro». Un passo in questa direzione sembra essere stato compiuto dalla legislatura uscente tramite «l’applicazione di vantaggiosi sgravi fiscali per le imprese che assumono giovani dai 18 ai 35 anni», come riferisce l’onorevole Berretta. A rendere ulteriormente complicato un progetto simile è, senza dubbio, il basso tasso di ricambio generazionale nell’isola. A tal proposito, invece di una irrealistica ed integrale sostituzione, dall’onorevole Catalfo arriva il suggerimento «di pensare ad una graduale staffetta che prevedrebbe l’affiancamento di lavoratori esperti e ragazzi alle prime armi», in modo da rendere più immediato il trasferimento di abilità e conoscenze e, nel giro di qualche anno, il giovane pronto per subentrare al meglio.

ARGINARE LA FUGA E… Tenendo a mente quanto detto, la fuga di capitale umano verso realtà che rendono le capacità di un individuo più spendibili non è il solo dato da considerare preoccupante. «Altrettanto difficile – conclude la Catalfo – risulta attrarre giovani intraprendenti o istituzioni pubbliche intenzionati ad investire sulla realtà siciliana». Al di là, poi, di un retorico invito alla comunità siciliana a rialzare la testa, dal racconto di Giuseppe Berretta potrebbe risultare interessante verificare gli sviluppi dell’iniziativa “Resto al Sud”, nata con lo scopo di fare della Sicilia meta appetibile per l’insediamento di nuove attività produttive concepite e guidate da giovani, i quali sarebbero favoriti dalla fornitura «del 100% del capitale necessario, di cui il 35% a fondo perduto e dalla presa in carico da parte dello Stato di tutti gli interessi passivi». Infine, in virtù del fatto che, seppur amplificate, le difficoltà della Sicilia sono riscontrabili anche su scala nazionale, si può comprendere quanto la difficile partita isolana, se risolta con successo, potrebbe rappresentare un volano positivo per l’intero Paese.

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