Come si diventa azienda top? E come lavorarci? Le storie di successo di quattro giovani siciliani

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Tra le migliori aziende italiane anche l’Università di Palermo. «A rendere un’azienda top  sono la capacità e la volontà di sviluppare e far crescere le persone su basi meramente meritocratiche, assieme alla definizione e al rispetto di un sistema di princìpi e valori che siano semplici, chiari e inequivocabili»

Quali sono le 400 aziende top italiane per il 2018? Cosa le rende tali? Cosa fare per  lavorarci? A rispondere alla prima domanda ci ha pensato l’istituto indipendente di ricerca tedesco, Statista, che per il settimanale Panorama ha svolto un’indagine su 15mila dipendenti di imprese presenti sul territorio italiano con un numero di personale superiore alle 250 unità. A finire sul podio sono state al terzo posto l’azienda alberghiera Hilton, al secondo posto la Ferrari e al primo posto la regina delle nocciole, la Ferrero.

Per capire cosa rende davvero top un’azienda in Italia abbiamo chiesto un’opinione a quattro giovani professionisti siciliani che lavorano per realtà che sono rientrate nella classifica di Statista.

UNIPA, L’UNICA SICILIANA TOP. L’unica azienda siciliana a far parte della top 400 è l’Università degli Studi di Palermo. Secondo Giuseppe Arrabito, post doc in biotecnologie specializzato in studio del DNA, ciò che la rende apprezzabile dal punto di vista dei dipendenti è «il contesto familiare e non troppo competitivo, insieme alla vicinanza con le istituzioni che permette di intercettare meglio i finanziamenti regionali. Nonostante, infatti, la mancanza di infrastrutture all’avanguardia e una certa resistenza all’innovazione, l’università di Palermo vanta dei gruppi di ricerca molto forti e delle perle di eccellenza come l’ATeN Center, un innovativo centro di biotecnologie e applicazioni sulla medicina».

 

IL POTERE DELLE TRADIZIONI. Dal sondaggio di Statista emerge anche che i settori più “premiati” dai dipendenti in Italia sono l’automobilistico, l’alimentare, l’alberghiero. Come spiega Pantaleo Barbera, ingegnere elettronico presso Ferrari, «in Italia quello che fa la differenza è ciò che è radicato nella nostra tradizione. Noi italiani siamo piuttosto tradizionalisti, specialmente negli ultimi anni. I motori, ma anche il cibo, la moda li percepiamo come nostri, ci appartengono e quindi ci fanno stare bene. Questo essere aggrappati alle tradizioni è però un’arma a doppio taglio, perché talvolta ci fa rinunciare all’innovazione».

 

L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE. Salvatore Todaro dopo esperienze di livello in aziende di prim’ordine, come il gruppo Fiat, Alcoa, Tetra Pak adesso lavora come manager per la Ballarini & Figli Spa, azienda leader nel campo della produzione di casalinghi. «Per me lavorare in un’azienda strutturata è stata di sicuro una fondamentale opportunità di crescita sia professionale che culturale, grazie agli investimenti sulla formazione continua del proprio personale».

La pensa allo stesso modo Davide Leotta, brillante ingegnere che dopo un’esperienza in Ferrari ha sperimentato la possibilità di crescere e viaggiare praticamente per tutti e 5 i continenti grazie alle opportunità offerte dalla Nestlé: «a rendere un’azienda top – spiega Davide –  sono la capacità e la volontà di sviluppare e far crescere le persone su basi meramente meritocratiche, assieme alla definizione e al rispetto di un sistema di princìpi e valori che siano semplici, chiari e inequivocabili. Un’esperienza in un “gigante” dell’industria – conclude Davide – è qualcosa che vale quanto meno la pena di provare».

 

COME LAVORARE PER UN’AZIENDA TOP. A tal proposito, è d’obbligo chiedersi quali sono le strategie giuste per entrare in contesti lavorativi vincenti. Dalle testimonianze dei nostri giovani professionisti di successo emergono principalmente tre parole: networking, soft skills e entusiasmo.

«Mi capita spesso di fare colloqui – svela Salvatore Todaro – e alla fine è difficile che ciò che si è studiato sia direttamente spendibile in azienda, quindi a convincermi sono sempre la capacità di ascolto e la voglia di fare di una persona. Un giovane alla prima esperienza può anche non fare il curriculum o ridurlo al minimo indispensabile, basta che sia capace in 15 minuti di raccontarsi e in altri 15 di  ascoltarmi». È della stessa idea Pantaleo Barbera: «il CV e la lettera di presentazione sono sempre importanti, ma non sono più gli unici strumenti a disposizione di chi seleziona. I network professionali (Linkedin su tutti), ma anche quelli social, forniscono ormai un database molto ampio». Secondo Davide Leotta «dietro il successo e le soddisfazioni personali ci sono sempre idee e intenzioni chiare su cosa voler fare e “dove” voler arrivare».

«Per emergere – conclude Giuseppe Arrabito – è importante essere curiosi, restare bambini, non accontentarsi mai, farsi protagonisti senza farsi condizionare, mantenere lo spirito ottimista nonostante le difficoltà, le delusioni, i rifiuti che tutti prima o poi sperimentiamo».

 

 


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