«Io e Davide, il personaggio che ho recentemente interpretato ne Il Cacciatore, abbiamo una cosa in comune: la fame di dimostrare di essere all’altezza e di voler essere accettati e riconosciuti dagli altri». L’attore catanese Danilo Arena si è fatto subito notare nella 3ª stagione di uno dei grandi successi di Rai 2, un’opportunità che è arrivata dopo anni di studio e tanta gavetta. Adesso il giovane attore, classe ‘94, punta al successo e a nuovi personaggi da interpretare: le recenti esperienze professionali hanno dato la giusta carica alla sua fervente e poliedrica figura artistica, con cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere.

Danilo, come nasce la tua passione per l’arte?
«Sono l’ultimo di quattro fratelli e ognuno di loro ha dato il proprio apporto alla mia formazione artistica. Con Graziano ho frequentato sin da bambino degli eventi di teatro ludico e credo che proprio dai giochi di ruolo si sia innescato l’interesse e la passione per la recitazione. Poi l’altro mio fratello, Giovanni, mi ha iscritto alla mia prima accademia di ballo, esperienza che continuai a vivere con mia sorella Denise fino a diventare campioni italiani di danze caraibiche e folkloristiche. All’età di 21 anni è arrivata la borsa di studio presso il College Arti e Mestieri dello Spettacolo di Catania, in cui ho capito davvero di voler fare l’attore nella vita».

“Sei troppo basso, non hai la faccia giusta, convinci poco…”. I no che hai ricevuto ti hanno mai scoraggiato?
«Sarebbe bello dire che, nella mia carriera, i no sono stati tutti costruttivi, ma in realtà mi hanno fatto tanto male. Spesso non sono stato ritenuto credibile dalle rappresentanze artistiche di attori a cui bussavo per chiedere solo un’opportunità. Dopo i miei primi esordi, tuttavia, nel 2017 con la fiction Che Dio ci aiuti 4 e nel 2018 con il film Prima che la Notte, ho ottenuto la prima vera occasione da protagonista con L’oro di famiglia, candidato ai David di Donatello 2021 come Miglior Cortometraggio, dove ho finalmente avuto modo di dimostrare agli altri, e innanzitutto a me stesso, tutta la grinta e il talento che ho».

La svolta arriva con Il Cacciatore 3, la serie tv incentrata sulle vicende del pubblico ministero Saverio Barone e diretta da Davide Marengo e Fabio Paladini. Come hai vissuto questa esperienza?
«Per tutto il tempo delle riprese della serie c’è stato un clima di assoluto ascolto e collaborazione tra noi attori, con i registi e con tutti gli operatori. Credo di aver avuto una fortuna immensa nel poter lavorare a stretto contatto con Gaetano Bruno, Francesco Montanari, Linda Caridi, Giorgio Caputo, i quali mi hanno contagiato con il loro entusiasmo e la loro professionalità. Mi piace paragonare la mia esperienza sul set con quella di un giovane giocatore di calcio che si ritrova al fianco di Lionel Messi: è logico che il livello della tua prestazione sarà influenzato dal talento indiscusso di un simile compagno di squadra».

Danilo Arena in una scena della serie con Eleonora De Luca, che interpreta sua moglie Sonia

Quanto è stato difficile interpretare il ruolo di Davide e cosa hai imparato da questo personaggio?
«Rispetto alle mie esperienze precedenti, Il Cacciatore è stato un progetto molto lungo e a tratti estenuante. Ho colto il meglio da questa mia stanchezza per vestire i panni di Davide che, così come l’intera serie tv, mi ha poi lasciato un vuoto incredibile. La storia di questo personaggio è la storia di molti ragazzi, dai sogni e dai sentimenti semplici, che cedono alle infide lusinghe della mafia. Nonostante Davide fosse circondato da persone marce, come i boss Pietro Aglieri e Bernardo Provenzano, non ha mai perso la purezza, l’innocenza e la semplicità che lo caratterizzavano. Infatti, la tragica fine a cui il personaggio va incontro, è l’unica via d’uscita per una situazione che non avrebbe potuto più tollerare».

Nei momenti in cui non sei impegnato sul set, trovi conforto nella musica, che ti viene sempre in soccorso. È così che è nato il progetto musicale a cui stai lavorando?
«Esattamente. Durante il lungo periodo del lockdown, ho sentito l’esigenza di prendere la chitarra in mano e di scrivere dei miei sentimenti e delle mie emozioni. Così ho composto 23 brani, attualmente in lavorazione, che trattano di un tema poco trascurabile, quello della distanza dagli affetti, ma pur sempre con uno spirito bizzarro e giocoso. Due canzoni, Cruciverba e caffè e Pomeriggio strano sono già state pubblicate e raccontano un po’ del mio rapporto a distanza e delle giornate vissute insieme alla mia fidanzata Virginia, in bilico tra passione e nostalgia».

I tuoi desideri per il futuro?
«Sicuramente continuare a lavorare nel cinema e in tv e perché no, vincere un giorno il tanto agognato David di Donatello. Fino a qualche tempo fa, prima di iniziare a girare Il Cacciatore 3, lavoravo nei ristoranti. L’ho fatto per anni e se dovessi ritornare a farlo, non avrei alcun problema pur di restare a Roma, la città che spero possa darmi un futuro. Mi vengono spesso in mente le parole di mio padre quando mi dice: “Danilo, chi ha avuto tutto facile nella vita, se cade a terra, si trova in netta difficoltà a rialzarsi. Tu, invece, con il tempo hai imparato a farlo, a non abbatterti e ad andare avanti” ».

Lanciamo un appello a tutti i registi. Che tipo di personaggio vorresti interpretare prossimamente?
«Mi piacerebbe rappresentare un ragazzo, che una volta entrato nel tunnel della droga, riesce a venirne fuori. Credo che questo tema meriti di essere approfondito sul grande e sul piccolo schermo, così come negli anni è stato giustamente trattato il tema dell’antimafia. Vorrei lavorare con un regista che mi dia l’opportunità e la fiducia di faticare, di portare a termine una vera e propria prestazione attoriale».

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