“L’Italia era il “bel paese là dove ’l sì suona”, scriveva Dante nella Divina Commedia (Inferno, Canto XXXIII), un’opera ricca di musica: dalla cacofonia dell’Inferno con i suoi rumori, i lamenti e le grida, passando per il Purgatorio, dove lo stesso poeta si consola attraverso il canto dell’amico Casella (“‘Amor che ne la mente mi ragiona’ Cominciò elli allor sì dolcemente, che la dolcezza ancor dentro mi sona” Purgatorio, Canto II), fino all’armonia celestiale del Paradiso. In Dante Rockstar. L’influenza del sommo poeta nella storia della musica pop (Contanima, 2021), il giornalista Giuseppe Attardi ci guida alla scoperta dei collegamenti, a volte sorprendenti, tra Dante e la musica contemporanea: «Si parte dall’Inferno – racconta l’autore – con l’heavy metal e il prog, si passa poi al Purgatorio, per andare a riveder le stelle con i Coldplay e con Simone Cristicchi, uno dei pochi a dedicare al Paradiso, inteso anche come ricerca di felicità, tutta un’opera».

COMPAGNO DI SCUOLA. Per molti autori italiani, il primo approccio con Dante è stato sui banchi. Pensiamo ad Antonello Venditti che in Compagno di scuola si chiedeva se “fu un uomo libero, un fallito o un servo di partito”. «Lo studiamo a scuola ‒ dice Attardi ‒ e ricordiamo in particolare l’Inferno con i suoi personaggi, da Ulisse a Paolo e Francesca, che colpiscono l’immaginario collettivo. Quando ero studente l’ho profondamente odiato. Ai quei tempi preferivo leggere Vittorini, Pavese, Sciascia. Poi l’ho rincontrato in occasione dell’anniversario dei 700 anni della morte collegandolo con il mio campo preferito, la musica, e scoprendo delle relazioni sorprendenti». Tra le citazioni degli autori italiani che traggono origine dalle reminiscenze scolastiche, troviamo anche nuove prospettive e interpretazioni del poeta fiorentino, come quella di Vinicio Capossela che in Nostos fa dialogare Dante, Omero e Melville; quella di Caparezza che rilegge la storia su Filippo Argenti (in Argenti Vive), dando la possibilità all’“iracondo” di dire la sua. Non manca poi la Divina Commedia al tempo del rap, con gli esempi di Clementino e del professor Murubutu (Alessio Mariani) che l’avvicinano alle nuove generazioni.

OLTRE I CONFINI. Ma Dante ha trovato il suo spazio anche nella scena internazionale. Immancabile tra gli autori che hanno affascinato David Bowie, l’autore della Divina Commedia ha influenzato anche band progressive ed heavy metal, e lo ritroviamo ad esempio in Dante XXI dei Sepultura, un album che si rifà alle atmosfere e la simbologia dell’Inferno. Kurt Cobain, voce e chitarra dei Nirvana, si è invece imbattuto nella lettura dell’Inferno dantesco nella Aberdeen Timberland Library, la biblioteca pubblica di Washington, dove spesso trovava rifugio nei suoi giorni vissuti da senzatetto. «Thom Yorke dei Radiohead, invece – spiega ancora Attardi – ha vissuto a Firenze una storia d’amore con una sua Beatrice, la prima moglie Rachel Owen, grande appassionata e studiosa del Sommo poeta. È stata lei a introdurlo all’opera dantesca nella sua totalità, che il musicista ha messo in relazione con 1984 di Orwell in alcune sue canzoni. Una scoperta che mi ha fornito una nuova chiave interpretativa dei brani dei Radiohead».

SEMPRE ATTUALE. In cosa risiede la capacità della poesia di Dante di farsi strada negli itinerari artistici di musicisti così diversi tra loro? «La sua – spiega Attardi – è un’opera che colpisce nell’immaginario e soprattutto che risponde a una domanda che tutti poi ci poniamo: “Cosa c’è dopo?”. È qualcosa che Dante nel suo secolo ha immaginato, anticipando di molto i tempi». Avremo ancora bisogno delle sue parole? Gli chiedo. «Certamente. È probabile che fra settecento anni si continuerà a capire il linguaggio del poeta fiorentino piuttosto che quello dei social». 

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