«Quando uscivo fuori di casa avevo l’ansia, sentivo gli occhi perennemente addosso. Non andavo al mare nonostante facessi tanto sport. Mi sentivo sempre orrenda. E ogni sera puntualmente dovevo andare in cucina e mangiare qualsiasi cosa mi capitasse a tiro: interi pacchi di patatine o biscotti, confezioni di gelato. Poi mi assalivano i sensi di colpa, così forti da arrivare al punto di fare pensieri estremi». Ansia e vergogna sono le drammatiche conseguenze che accompagnano coloro che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Lo sa bene Denise Manno, cantautrice palermitana 24enne, che a lungo ha dovuto fare i conti, fisicamente e psicologicamente, con tali genere di sofferenze. Dalla sua esperienza, però, ha saputo trarre una rinnovata ispirazione: ed è così che ha preso vita il singolo Chissà, nel tentativo di dare conforto e supporto alle tante persone ancora alle prese con questa battaglia ancora troppo silenziosa.

Anoressia, bulimia e disturbi da alimentazione incontrollata sono infatti aumentati di oltre il 30% durante la pandemia. «Il disturbo del comportamento alimentare (DCA) è una malattia psichiatrica e questo molto spesso non viene chiarito perché c’è ancora una sorta di tabù nel parlarne. Qualcuno li chiama disagi, ma è una parola che sminuisce una malattia che produce gravi sofferenze nel paziente e nella sua famiglia», spiega Lia Iacoponelli, medico psichiatra siciliana con trent’anni di esperienza, che ha seguito Denise presso il CEDIAL di Palermo circa tre anni fa. Patologie di cui in Italia si parla da circa 25 anni, ma di fronte alle quali «siamo decisamente indietro dal punto di vista delle risorse strutturali e terapeutiche». Il disturbo colpisce corpo e mente, in modo diverso da persona a persona, e ha bisogno di molto tempo per essere analizzato e curato. «Per questo bisogna parlarne. ‒ precisa la dottoressa ‒ Perché più precocemente una paziente arriva dal medico che ha competenze, più sarà facile non solo curarla ma anche guarirla». Capita spesso che ci si rivolga ad uno specialista dopo anni dai primi disturbi perché si pensa di poterli gestire o semplicemente per vergogna. Un sentimento ingiustificato, rileva la Iacoponelli, dal momento che a generarlo è spesso «il sistema culturale e sociale». È necessaria una consapevolezza emotiva, partendo dal supporto della famiglia e della scuola, che sia in grado di far comprendere meglio quelle veloci trasformazioni del corpo, soprattutto durante l’adolescenza, periodo di cambiamento e in molti casi di fragilità. Nella sua esperienza la dottoressa Iacoponelli ha constatato anche quanto importante sia la condivisione: «Quando una persona ha una malattia, pensa di essere l’unica ad esserne affetta e si sente sola. E la solitudine non ci aiuta mai. Non ci possiamo salvare da soli, ci possiamo salvare attraverso l’altro che ci restituisce noi stessi».

IL POTERE DELLA MUSICA. «Dopo aver preso consapevolezza del disagio con il quale vivevo il mio rapporto con il cibo – prosegue Denise – ho cercato un confronto con gli altri sui social.  E così che ho sentito parlare per la prima volta di binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata, ndr). Allora ho fatto mille ricerche, ho comprato un libro sulle abbuffate e ogni singola frase faceva parte della mia vita. Ho capito che avevo un disturbo alimentare e dovevo curarmi. E da lì è iniziato tutto». Durante la riabilitazione, Denise ha trovato nella scrittura un modo per dare uno sfogo alle proprie paure. Da questo periodo di sofferenza e trasformazione interiore è nata Chissà: «Questa canzone rappresenta il mio modo di tendere la mano ‒ spiega Denise ‒ a tutte quelle persone che soffrono o hanno sofferto di DCA». Chissà/ Com’è la vita a colori/ Io che da anni/ Non sento i sapori/ Chissà/ Come ci si lascia andare/A chi veramente mi vuole amare canta Denise, mentre il videoclip si tinge di grigio, prima dell’esplosione di colori che prelude ai versi: Ho passato giorni interi a chiedermi chi fossi/E senza una risposta ho lottato a tutti i costi/ Ma oggi sono qui/ Stanca di domandare/ Perché ho capito tutto/ Ho un disturbo alimentare.

Condividendo la sua storia sui social, Denise è riuscita a fare la differenza, diventando un punto di riferimento per tanti giovani. «Il consiglio più importante che rivolgo a chi mi chiede aiuto, è di parlare con la propria famiglia. Alcune ragazze mi hanno detto “Grazie, era da tanto tempo che non abbracciavo mia madre e le dicevo ti voglio bene”. Penso che questa sia per me la vittoria più grande».

La scelta di far uscire Chissà a ridosso delle festività natalizie non è stata casuale: «So bene quanto questo periodo possa essere difficile. Chi soffre di DCA vede trasformarsi quei momenti di ordinaria condivisione a tavola con i propri cari in altrettante occasioni di profondo disagio». Denise non passerà questo Natale in famiglia perché vive a Milano per lavoro. «Quando ti ritrovi lontano dalla famiglia, acquisisci delle consapevolezze che prima non avevi. Ad oggi vorrei tanto essere lì e quando ero lì avevo questi mali in testa che non mi facevano godere il momento meraviglioso che era». 

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