«Sebbene abbia avuto modo di girare il mondo, da quando ho iniziato questo lavoro il mio sogno è sempre stato quello di lavorare nella mia terra. Ho sempre desiderato che i miei figli potessero crescere, proprio come me, in mezzo alla natura, con le mie tradizioni. Andare a funghi, raccogliere i limoni, capire l’importanza della materia prima». Simone Strano ha 39 anni e un curriculum di tutto rispetto, che lo ha visto passare da hotel a cinque stelle e ristoranti stellati in Svizzera, in Sardegna, a Roma e a Taormina. Da circa un anno, tuttavia, la sua nuova avventura lo ha riportato sulle rive de “I Malavoglia”, dove è divenuto executive chef presso il Grand Hotel “Faraglioni” di Acitrezza. Qui il cuoco siciliano propone un menù che rappresenta un po’ la summa della sua esperienza. Da L’uovo, le mandorle, il riccio e la bottarga di muggine all’Arancino di alici, cavolo trunzo e composta di cipolle, dalle Linguine alla carbonara di tonno, latte di mandorla e bottarga al Calamaro ripieno alla norma, ricotta salata e basilico, la sua cucina si caratterizza per un’attenzione alle materie prime e la cura per accostamenti raffinati. Lo abbiamo incontrato mentre era al lavoro su una serata speciale: una cena per raccontare al pubblico i suoi ultimi dieci anni da professionista che si terrà al Grand Hotel “Faraglioni” sabato 19 novembre.

L’uovo, le mandorle, il riccio, la bottarga di muggine

DALL’INFANZIA IN CAMPAGNA ALL’ALBERGHIERO. «Sono cresciuto in campagna – racconta Simone, 39 anni, originario di Acireale che ormai si è stabilito a Giarre -. Facevamo l’olio in casa, mia mamma prepara ancora il pane ogni settimana. A 9 anni, quando tornavo da scuola e trovavo pomodori e olive raccolti dai miei genitori, preparavo la pasta alla norma. A 10 sono stato una settimana in vacanza da mia zia, a Messina, che era bravissima a cucinare e che in quell’occasione mi insegnò tante ricette». Un destino praticamente segnato, quindi, che Simone ha assecondato iscrivendosi all’Istituto Alberghiero di Giarre. L’ingrediente irrinunciabile della sua cucina? Chef Strano non ha dubbi: la materia prima raccolta e cucinata, quindi a Km 0, per lui è ineguagliabile. «A volte si pensa che il lusso sia qualcosa di molto complesso, tuttavia un prodotto della terra coltivato con cura, raccolto e cucinato fresco lo incarna già alla perfezione».

Simone Strano, executive Chef del Grand Hotel I Faraglioni, con il Maitre Giuseppe Cusimano e il sommelier Filippo Mangano

“RUBARE” I SEGRETI AI MAESTRI. «Mercoledì 7 luglio 1999, ore 11.10». È il primo vero giorno di lavoro e Simone lo ricorda bene. «Tagliavo una vaschetta di carote e giravo il risotto per un matrimonio. Non facevo altro. Ma quando ho finito di lavare la cucina e le pentole e ho visto le persone che uscivano felici, per me è stata una grande soddisfazione: ero contento di aver contribuito nel mio piccolo, a far stare bene le persone». Erano altri tempi, certo, e Simone lo sa bene. «Era tutto diverso rispetto a oggi. Gli chef ti nascondevano le ricette, dovevi lavorare di nascosto per “rubargliele”, non c’erano i programmi tv e i blog di cucina. Adesso c’è Internet, ma 24 anni fa era un’altra cosa». Di storie da raccontare, Simone, ne ha quante ne volete. E alcune le condividerà anche in occasione della cena di sabato. «Ho girato alberghi di lusso e ristoranti stellati un po’ ovunque. Sono stato 9 anni in Svizzera, dove ho lavorato come responsabile di cucina presso il Silence Hotel Wengenerhof a Wengen, ma anche presso le cucine de Il Padrino a Lucerna, de il Rialto e dell’hotel Alpenland a Gstadd. Successivamente sono stato a Verona, e anche in Sardegna». Una lunga gavetta, che lo ha visto ricoprire tutti i ruoli che esistono in cucina: da apprendista cuoco a tournant, da commis a soucier, da entremetier a sortie a secondo chef. Finché è tornato in Sicilia, dove è stato consacrato, finalmente e ufficialmente, come Chef. Rientrato a Taormina, nel 2009 ha infatti lavorato a La Capinera e all’hotel El Jebel per poi diventare il Primo Chef di cucina del ristorante Fusion a La Plage Resort di Taormina. Significativi per la sua formazione, poi, saranno i quasi dieci anni trascorsi come Executive Chef nelle cucine di Palazzo Monte Martini a Roma. Il rientro in Sicilia nel 2020 lo ha visto passare di nuovo da Taormina, prima di approdare alla nuova sfida di Aci Trezza. Un curriculum straordinario dunque, che sebbene abbia arricchito il suo sguardo al mondo, non lo ha fatto allontanare dalle tradizioni proprie della sua terra. La cena di sabato 19 novembre sintetizzerà tutto questo. «Ognuno dei miei  piatti ha una storia e durante la serata racconterò come sono nati – da un’idea, da un errore, da un consiglio – e come sono stati stravolti nel tempo». Piatti della tradizione a base di prodotti che arrivano dal nostro mare e piatti più internazionali, che Simone preparerà per amici, parenti, clienti, colleghi e ospiti.

Il menù della serata di sabato 19

GLI CHEF CON LA COPPOLA. Una passione che Simone si preoccupa di trasmettere a tanti giovani aspiranti Chef. Motivo per cui, dal 2018, ha aperto insieme agli amici di sempre e colleghi Peppe Raciti (Chef di Zash, ristorante stellato a Riposto), Peppe Torrisi (chef di Cortile Spirito Santo a Siracusa) e Giovanni Grasso la scuola di formazione “Chef con la Coppola”. «Volevo trasmettere la mia esperienza ai più giovani, per poterci migliorare tutti insieme. Qui spesso comanda un tipo di cucina vecchio stampo e si tende a non investire sui giovani e sulle novità. Con la scuola, invece, abbiamo la possibilità non solo di inserire nelle nostre cucine giovani professionisti, ma anche di mandarli fuori senza “fare danni” – dice ridendo – grazie a una conoscenza della cucina classica e, al contempo, la capacità di creare una sintesi con l’innovazione».

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