Della fugace presenza del fisico Emilio Segrè a Palermo è stato già ricordato di recente in queste pagine – fugace, perché poco tempo dopo essersi traferito a Palermo per ricoprire la cattedra di fisica sperimentale fu costretto ad emigrare in base alle leggi razziali. La presenza di Segrè nell’Ateneo palermitano, seppure di breve durata, fu tuttavia significativa, per il tipo di ricerche condotte in quel periodo nel campo della fisica nucleare e più esattamente in relazione all’esistenza di nuovi elementi radioattivi, e ha suscitato sempre un notevole interesse – dal lavoro di Adelfio Elio Cardinale sugli scienziati siciliani a quello di Spagnolo – soprattutto in quanti, come lo scrivente, si sono formati anche utilizzando il suo testo più famoso, “Nuclei e particelle”, ancora oggi un testo di riferimento per la fisica nucleare.

Per capire il contributo dato da Segrè nel periodo siciliano della sua carriera dobbiamo andare con la mente alla fine degli anni ’30 del secolo scorso, un periodo in cui quasi tutti gli elementi chimici della Tavola Periodica erano noti. Facevano eccezione alcuni elementi, in corrispondenza ai quali la Tavola periodica presentava dei tasselli vuoti: si trattava di elementi instabili, cioè capaci di trasformarsi spontaneamente per decadimento radioattivo in altri elementi, e per questo motivo difficili da mettere in evidenza. Uno di questi tasselli vuoti era l’elemento 43 (denotato in base al suo numero atomico, cioè al numero di elettroni e di protoni in esso contenuti). La scoperta di questo elemento avrebbe colmato il vuoto esistente tra l’elemento 42 (il Molibdeno) e l’elemento 44 (il Rutenio), ma come fare a evidenziarlo? Gruppi di fisici e chimici avevano tentato più volte di isolarlo, talvolta annunciandone la scoperta, rivelatasi poi errata. Alcuni chimici tedeschi erano arrivati perfino a battezzarlo, nel 1925, con il nome di “Masurio”, in onore ai laghi Masuri, in quel periodo facenti parte della Prussia Orientale. Non era peraltro nuova l’abitudine di denotare i nuovi elementi chimici con nomi geografici legati alla nazionalità dello scopritore o della particolare località in cui era avvenuta la scoperta, un’abitudine in uso ancora oggi per gli elementi transuranici (con numero atomico oltre il 92, corrispondente all’Uranio).

Ma torniamo a Segrè, che provenendo dallo storico gruppo di fisici di Via Panisperna a Roma, il gruppo di Enrico Fermi, si trasferisce a Palermo nel 1935, dove è vincitore di una cattedra di Fisica Sperimentale e già dall’anno successivo direttore dell’istituto universitario. Il suo interesse a metà degli anni ’30 era proprio rivolto alle trasmutazioni nucleari, cioè allo studio di quei fenomeni nei quali un elemento, opportunamente irradiato, poteva subire una trasformazione nucleare, portando alla formazione di un nuovo elemento. Visitando un laboratorio statunitense, Segrè convince un collega americano a fornirgli del materiale di scarto contenente molibdeno (l’elemento 42) che era stato irradiato trovandosi in prossimità di un acceleratore di particelle, ed era dunque divenuto radioattivo. Non entriamo nel merito delle modalità con cui tale materiale viene trasportato a Palermo, modalità che oggi violerebbero qualunque normativa sulla sicurezza. Ricordiamo soltanto che Segrè si ritrova nel 1937 a lavorare su questo materiale, riuscendo alla fine ad isolare, anche con l’aiuto di un chimico, una piccola quantità di un nuovo elemento, che ha tutte le caratteristiche per essere il tanto ricercato elemento 43.

Anche se l’annuncio definitivo della scoperta di questo elemento verrà data solo due anni dopo, quando Segrè ha già dovuto abbandonare l’Italia a causa delle leggi razziali, è interessante ricordare le proposte avanzate da alcuni di battezzare questo elemento come “Trinacrium” o come “Panormium”, proposte forse incoraggiate dal regime politico del tempo. Ma dopo il trasferimento di Segrè negli USA queste proposte non ebbero seguito, e l’elemento venne definitivamente denominato come “Tecnezio”, il nome ancora oggi utilizzato. Il Tecnezio è oggi ampiamente utilizzato in applicazioni di tipo medico, ad esempio nelle scintigrafie.

La carriera di Segrè, come sappiamo, proseguì per lungo tempo negli Stati Uniti, fino ad essere insignito del Nobel nel 1959 per un’altra scoperta di carattere fondamentale, l’osservazione degli antiprotoni. Rientrò a fine carriera in Italia nel 1974, presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Della breve parentesi siciliana rimane certamente l’inizio, da tutti riconosciuto, di un’attività sperimentale di rilievo nel settore della fisica nucleare, insieme al rimpianto di non aver potuto ospitare più a lungo una personalità del suo calibro, che insieme a tanti altri scienziati, costretti anch’essi alla fuga, avrebbe certamente contribuito di più a creare un terreno fertile per le nuove generazioni scientifiche.

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