Il Maestro Ennio Morricone, il leggendario compositore morto a 91 anni per una banale caduta, con la Sicilia aveva un legame speciale coronato dalla collaborazione con Giuseppe Tornatore e soprattutto dal matrimonio con una donna messinese, l’adorata Maria Travia, alla quale ha dedicato parole struggenti nel necrologio che si è auto-scritto.

«Con Maria ci siamo conosciuti a Roma nell’Anno Santo, il 1950», raccontava Ennio Morricone. «Lei è nata in Sicilia ma è venuta nella capitale a tre anni. Era amica di mia sorella Adriana. A me piacque subito moltissimo. Ma a lei io piacevo meno. Poi Maria ebbe un incidente, con la macchina di suo papà. Un attimo di distrazione, e andò a sbattere. La ingessarono dal collo alla vita, come si faceva allora. Soffriva moltissimo. Io le sono rimasto vicino. E così, giorno per giorno, goccia dopo goccia, l’ho fatta innamorare. Perché nell’amore come nell’arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l’intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata. E, certo, la fedeltà. Fatto sta che ci fidanzammo. E ci sposammo il 13 ottobre 1956».Come si fa a stare settant’anni con la stessa donna? Morricone sorrideva: «La domanda la deve fare a mia moglie; è stata bravissima lei a sopportare me. Vivere con uno che fa il mio mestiere non è facile. Attenzione militare. Orari rigorosi. Giornate intere senza vedere nessuno. Sono un tipo duro, innanzitutto con me stesso e di conseguenza con chi mi sta attorno. Altrimenti i risultati non arrivano. Il successo viene certo dal talento ma più ancora dal lavoro, dall’esperienza e, ripeto, dalla fedeltà: alla propria arte come alla propria donna. Mi sono dato la regola di dare il meglio, sempre. Anche se non sempre ci si riesce».

«Grazie a Tornatore ho avuto la conferma delle mie sensazioni sulla Sicilia che è bella anche per le sue contraddizioni oltre che per la sua umanità. Quello siciliano è un popolo eletto nei migliori casi e nei peggiori»

Attraverso la moglie Maria e il “figlio adottivo” Giuseppe Tornatore, il musicista romano è entrato in contatto con la Sicilia. «Maria mi ha permesso di conoscere da vicino la sicilianità. Ma grazie all’arte di Tornatore ho avuto la conferma delle mie sensazioni su questa terra che è bella anche per le sue contraddizioni oltre che per la sua umanità. Quello siciliano è un popolo eletto nei migliori casi e nei peggiori. E credo che a prevalere sia certamente il suo lato positivo».Con Giuseppe Tornatore avrà un altro rapporto basato sulla stima, sulla fiducia e sulla fedeltà. Eppure, Morricone Nuovo cinema Paradiso, il film con il quale cominciò la fortunata collaborazione con il siciliano, non voleva farlo. «Ero impegnato con un film americano, ma Cristaldi mi convinse a leggere la sceneggiatura e mi innamorai della scena finale, quella dei baci. A quel punto ho lasciato perdere il film americano». Nacque così un sodalizio rivelatosi più lungo e creativo rispetto a quello con gli “spaghetti western” del regista Sergio Leone che aprì le porte di Hollywood a Ennio Morricone. «Con Peppuccio (Tornatore, nda) il mio legame forse è più forte che con Sergio» sottolineava il Maestro in una intervista alla vigilia di un concerto al Teatro antico di Taormina. «Ho fatto più film con Tornatore che con Leone. È una collaborazione più lunga e anche la positività è più forte. Abbiamo sempre avuto un’identità di vedute sui temi da inventare per i suoi film e anche in questo caso il tempo ha accresciuto la stima reciproca e reso migliore l’opera del regista e del compositore».

Morricone e la moglie Maria Travia

Per lealtà al suo amico di Bagheria, il compositore di Mission ritardò la collaborazione con Quentin Tarantino, che poi gli avrebbe fruttato l’Oscar per la colonna sonora del film The Hateful Eight. Quando il regista americano provò a contattarlo, il compositore, indolente come molti romani, lo rimbalzò. «Non ho tempo», ricordava di aver detto. «È successa la stessa cosa quando mi aveva chiesto di scrivere la musica per Bastardi Senza Gloria». A fargli respingere l’invito fu proprio Giuseppe Tornatore, con il quale Morricone stava lavorando per La Corrispondenza (e il regista di Bagheria stava anche realizzando un documentario su di lui, Lo sguardo della musica).
Morricone e Tornatore collaboreranno insieme per ben tredici volte. Le note del Maestro riescono a dipingere un affresco vivido di luoghi e inquadrature della Sicilia raccontata dal regista bagherese. Bagheria, Cefalù, Castelbuono, Lascari e ancora Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano (set della piazza del cinema) e la spianata della Tonnara di Solanto, tra Santa Flavia e Casteldaccia in Nuovo Cinema Paradiso. E poi, in un’altra grande opera come L’Uomo delle Stelle, ambientato tra Ragusa Ibla e Monterosso Almo. Non dimenticando film, anche criticati, come Malena, girato tra Noto e Siracusa, Catania, la Scala dei Turchi e i ruderi di Poggioreale e il kolossal Baarìa, solo ambientato nella cittadina delle maestose ville barocche vicina a Palermo, ma girato in Tunisia.

«Il moto perpetuo finale che sancisce la vittoria di Novecento in La leggenda del pianista sull’oceano doveva essere una rivoluzione della tastiera. Tornatore era scettico ma si fidò e alla fine ne fu contento»

Baarìa rappresentò il momento più difficile. «Cominciai a lavorare due mesi prima che Tornatore girasse e ho continuato quattro mesi dopo la fine delle riprese. Sei mesi di lavoro per un film non è una cosa normale», raccontava Morricone. La leggenda del pianista sull’oceano la sfida più eccitante. «Il moto perpetuo finale che sancisce la vittoria di Novecento doveva essere un pezzo travolgente, pensavo a una rivoluzione della tastiera. Tornatore era scettico ma si fidò e alla fine fu contento del risultato».

Un’amicizia, quella tra il bagherese e il romano, che è riportata in Ennio, un maestro, il libro-intervista realizzato da Tornatore per HarperCollins. «Giuseppe per me è un figlio, ma anche un padre: il regista di un film deve esserlo», commentava Ennio Morricone. Non solo Peppuccio. Sono firmate dal compositore romano anche le note di Dimenticare Palermo, film del 1990 diretto da Francesco Rosi basato sull’omonimo romanzo di Edmonde Charles-Roux, e la colonna sonora di Corleone, pellicola del 1978 diretta da Pasquale Squitieri, con Giuliano Gemma e Claudia Cardinale, con una traccia chiamata Addio a Palermo. Del resto della Sicilia, Morricone conosceva poco. Gli piaceva Taormina, «sempre la stessa», amava il Teatro greco di Siracusa «per l’acustica perfetta», non era invece mai andato a vedere il paese natale della moglie, Gioiosa Marea. Era attratto, ovviamente, dai suoni dell’Isola: «La Sicilia per me è il friscaletto, il marranzano, la “ciaramolla”, la zampogna, gli strumenti di percussioni di pelle, e poi i canti della tradizioni popolari, le processioni, che hanno un suono pazzesco».

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