“Float”: l’insostenibile leggerezza della diversità

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Un bambino che sa volare e un padre preoccupato che la sua stranezza lo isoli. Questo il soggetto del corto firmato Pixar da guardare in occasione della “Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo”

Il momento storico che stiamo vivendo ha ripercussioni importanti sulla vita di ciascuno di noi, ma chi convive con l’autismo – e coloro che gli stanno attorno – si trova oggi a fronteggiare delle situazioni estremamente complesse. Nel 2007, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha scelto il 2 di aprile come “Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo” allo scopo di far conoscere lo stato dell’arte della ricerca su questa varianza neurologica e favorirne l’accettazione sociale. Nell’era dei social media e di internet, come ogni ricorrenza di questo tipo, la Giornata spinge giornali, tv e piattaforme a proporre contenuti  volti a sensibilizzare su questo delicato tema su cui la nostra conoscenza è ancora limitata. A farlo in maniera particolarmente efficace quest’anno è stata Pixar, che – forte del recente lancio della piattaforma “Disney +” propone ai suoi abbonati “Float”, un cortometraggio realizzato da Bobby Rubio, regista filippino-americano e papà di un bambino autistico.

Nessun dialogo per circa metà film, fino a un momento in cui la frustrazione del padre esplode in una frase: «Perché non puoi essere normale?»

LA STORIA. In “Float” un papà gioca con il figlio nel cortile di casa, prende un dente di leone e non appena vi soffia sopra, anche il bambino inizia a fluttuare (float) nell’aria proprio come i petali del fiore. Bobby Rubio esplora così – con la metafora del volo come diversità – la complessità del rapportarsi come genitore a un figlio autistico: dalla gioia negli occhi alla consapevolezza delle difficoltà, fino all’apprensione nel voler proteggerlo dagli sguardi dei vicini, il tutto espresso da un volto stanco, da uno sguardo spento. Nessun dialogo per circa metà film, fino a un momento in cui, mentre si trovano in un parco giochi, la frustrazione del padre esplode in una frase: «Perché non puoi essere normale?». Poi la presa di coscienza, e la voglia di non abbattersi ha la meglio. I due iniziano quindi a dondolare sull’altalena, stretti in un abbraccio, e pian piano spiccano il volo insieme mostrando come si fa ad amare al di là di tutto.

In “Loop”, corto inedito in Italia, la convivenza forzata in barca per comprendere il punto di vista dell’altro

La locandina di Loop

LOOP. Float fa parte di un progetto chiamato SparkShorts, creato da Pixar per scoprire sceneggiatori e nuove tecniche di narrazione dei film d’animazione. I corti realizzati dal team – sei in tutto a oggi –  insegnano a capire meglio il presente, arrivando al cuore di adulti e bambini con narrazioni semplici e dirette. Il tema dell’autismo è stato affrontato anche in un secondo corto, intitolato “Loop”, purtroppo non ancora disponibile sulla piattaforma italiana di Disney +.
Diretto da Erica Milsom, il cortometraggio è ambientato in un campo estivo, dove Markus, un ragazzo chiacchierone, arriva in ritardo per la giornaliera traversata in canoa e viene messo in coppia con René, una ragazza autistica che non parla. I due protagonisti condividono così non solo lo spazio della piccola imbarcazione, ma anche i loro modi di percepire il mondo. La comunicazione non verbale e il comportamento ripetitivo (loop) di René, gradualmente aiutano non solo Markus, ma anche gli spettatori, a comprendere la percezione sensoriale della ragazza. Un viaggio attraverso il lago in cui la forza dell’empatia aiuta ad affrontare le difficoltà con delicatezza.

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