Dalla notte dei tempi il futuro è sempre stato un mistero, a volte preoccupazione, altre anelito di speranza. Ma è mai stato messo in dubbio dalla scienza? A pensarci, il futuro, per quanto avvolto dall’incertezza, ha sempre avuto una certezza: ci sarà. Ebbene, oggi è proprio la scienza a suggerirci un esponenziale cambiamento, analizzando i dati intimidatori della realtà: eventi atmosferici estremi, come la grandine a fine luglio, tragedie come quella della Marmolada, catastrofi più silenziose come la secchezza dei fiumi, sono solo alcuni dei segnali manifesti del turbamento che, in tanto mal ponderato progresso, abbiamo apportato al sistema Terra. Sono la prova tangibile che il cambiamento ambientale è in atto. Quando parliamo di global change la prima cosa che viene in mente è lo scioglimento dei ghiacciai, ma il processo è ben visibile anche dalle nostre finestre. Le scelte consumistiche su cui abbiamo costruito le società iniziano a presentarci il conto: domani potrebbe essere troppo tardi per agire, domani potrebbe non esserci. Ed è qui che la storia ambientale ci viene in aiuto: essa, assieme alla sensibilità ecologica, guadagna sempre più rinomanza nei dibattiti scientifici e non, costringendo studiosi diversi a cooperare. Perché?

UNA QUESTIONE DI FUTURO. «La storia ambientale ha delle forti battute sul presente perché le questioni che scandaglia hanno grandi implicazioni etiche. C’è una urgenza etica nello studio della storia ambientale. In questo senso può essere considerata storia del futuro: il futuro sarà determinato non più soltanto dal rapporto tra uomini e uomini ma dal rapporto tra uomini e ambiente». A parlare è Salvatore Adorno, professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Catania, dove insegna anche Storia dell’ambiente e Didattica della storia, nonché presidente della Sisam, Società italiana di storia ambientale. «L’uomo – continua Adorno – ha sviluppato la capacità di incidere sui cambiamenti del Pianeta alla stregua dei terremoti e dei movimenti dell’asse terrestre». Capire come abbiamo interagito nel corso del tempo con l’ambiente, soffermarci a riflettere sull’impatto ambientale di scelte economiche, politiche, sociali e culturali significa riflettere su noi stessi e sul futuro che vogliamo darci. O meglio, se un futuro vogliamo darcelo e darlo a chi verrà.

IL CONVEGNO. Forte di queste premesse prende vita la Società italiana di storia ambientale presieduta da Adorno. «La SISAM – ci ha spiegato il docente originario di Siracusa – nasce per rafforzare la coesione tra gli studiosi coinvolti in questo sapere che sono tanti ma privi di uno strumento di confronto e per diffondere i risultati delle ricerche non solo in ambito accademico ma anche nel dibattito pubblico. L’obiettivo è offrire una maggiore visibilità alla storia ambientale che possa raggiungere la didattica». Punto di partenza censire lo stato dell’arte degli studi in materia, mission affidata al primo convegno della società nata appena meno di un anno fa: “La storia ambientale in Italia: metodi e percorsi di ricerca” – questo il titolo – si terrà da giovedì 22 a sabato 24 settembre a Catania, presso l’ex Monastero dei Benedettini. Al centro nei numerosi incontri previsti, tra cui una lectio magistralis di Peter Coates dell’Università di Bristol, il rapporto tra la specie umana e il resto della natura, declinato in ogni aspetto, da quello dell’energia a quello dell’acqua, da quello della biodiversità a quello della comunicazione, da quello delle culture a quello dell’uso del suolo, attraverso un viaggio tra le epoche e tra le regioni di Italia, con attenzione per la Sicilia e il Meridione. In un presente scandito dal leitmotiv dell’incertezza di cui il cambiamento ambientale è il portavoce, la storia si conferma maestra di futuro.

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