Riportiamo la lettera di una giovane siciliana, recentemente rientrata dalla Lombardia e sottopostasi all’indagine di siero prevalenza al Covid-19. Come richiesto dall’autrice, non riportiamo il suo nome per preservare la sua privacy

Quando il mio medico curante mi ha anticipato di essere rientrata nel campione per l’indagine di siero prevalenza al Covid-19 promossa da ISTAT e dal Ministero della Salute, ho chiaramente esultato: avevo infatti la possibile di sapere, in maniera gratuita, se avevo contratto il virus e sviluppato gli anticorpi, prestando il mio sangue per la conoscenza della diffusione del Covid-19 nel nostro Paese. Insomma, stavo facendo una cosa utile per me e per il mio Stato.

Nel giro di qualche giorno, ricevo la chiamata da parte del numero della Croce Rossa Italiana, il famoso 065510 cui nessuno sembra aver risposto. L’operatore, gentilissimo, mi chiede se sono disposta a sottopormi a prelievo per l’indagine sierologica. “Certo, perché non dovrei?!” – rispondo. Dopo un questionario abbastanza lungo sul mio recente stato di salute, i miei spostamenti, eccetera, saluto l’operatore e in cuor mio penso quanto bella sia la solidarietà e la voglia di impegnarsi per gli altri, nella convinzione che si stia facendo qualcosa di grande, seppur nel proprio piccolo.

Il giorno dopo ricevo la telefonata dal Presidente del Comitato territoriale della Croce Rossa, quello più vicino alla mia residenza, il quale mi informa dell’indagine, mi dà delle indicazioni su come funzionerà l’esame, mi tranquillizza rispetto allo stesso (sono un po’ una fifona davanti agli aghi!), e concorda con me un giorno in cui gli infermieri volontari della Cri potranno venire a casa mia per sottopormi al prelievo.

Ancora una volta, tutto perfetto.

I volontari della Cri si presentano a casa mia nel giorno e all’ora concordati (1 giugno alle ore 8.30): sono tutti bardati, giustamente. Del resto, ero un soggetto potenzialmente rischioso, essendo in isolamento in quanto rientrata da poco dalla Lombardia. L’infermiera che mi ha fatto il prelievo è stata bravissima e paziente: “per fortuna che ci sono giovani che fanno il loro lavoro con amore, dedizione e professionalità” – penso. I due operatori scrivono sulla provetta contente il mio sangue il mio indirizzo mail, e mi dicono che il risultato mi sarà comunicato tramite posta elettronica.

“Stupendo” – grazie e arrivederci.

Passano dei giorni, ma non ricevo alcuna comunicazione. Sul sito dell’Istat e anche del Ministero della Salute, dicono che il risultato del sierologico sarà comunicato entro 15 giorni agli interessati dalla Regione di appartenenza. Bene.. aspetto.

Intanto, il 5 giugno, sul giornale “La Sicilia” viene pubblicato un articolo in cui si parla proprio dei primi risultati degli esami sierologici in provincia di Catania:

“Il comitato di Mascalucia della Croce Rossa ha già effettuato i primi 16 (su 250) test sierologici previsti per i cittadini selezionati a campione dall’Istat per i comuni di Mascalucia, Gravina e Pedara. L’esito sembra incoraggiante: solo una persona di 25 anni, residente a Mascalucia, rientrata alcuni giorni fa dalla Lombardia, risulta aver sviluppato gli anticorpi” – si legge.

A questo punto, inizio ad insospettirmi: “e se fossi io questa persona positiva? La descrizione corrisponde esattamente a me”. Deciso comunque di aspettare i 15 giorni prima di chiedere informazioni a riguardo. Certo però che è molto strano che un giornalista abbia i risultati prima ancora dei diretti interessati. Ma attendo..

Passano 15 giorni ed io continuo a non sapere nulla rispetto all’esito del mio sierologico. Allora chiedo informazioni al Presidente del Comitato Cri che mi ha fatto il prelievo. Gentilmente e con tanta pazienza mi risponde che non è di competenza della Croce Rossa comunicare gli esiti, che loro si occupano di fare i prelievi e di spedire i campioni al laboratorio di analisi. Non sa poi a chi passi la palla… .

Allora chiamo la Croce Rossa Nazionale, che conferma ciò che mi ha detto la Croce Rossa di Mascalucia  e mi consiglia di chiamare la Regione, perché deve essere lei a comunicare l’esito. Provo con il numero verde di Sicilia SiCura, e al terzo tentativo riesco a parlare con un umano: “non sappiamo signorina… mi lasci un recapito che mi informo e le faccio sapere”. Silenzio.

Mando una mail all’indirizzo di Sicilia SiCura.. attendo ancora risposta.

Provo allora con l’Asp provinciale, ma il risultato non cambia. Non solo nessuno sembra avere notizie del mio campione di sangue… ma la cosa assurda è che nessuno abbia idea di chi sia l’ente responsabile di comunicare a me l’esito del mio esame sierologico.

È passato quasi un mese ed io continuo a non avere il mio risultato, e non so neanche chi altro chiamare per poter avere notizie in merito.

Tralasciando il fatto che se io fossi positiva al sierologico, in teoria avrei dovuto essere sottoposta a tampone per escludere la presenza attuale di Covid-19 nel mio organismo, per quale motivo dobbiamo vanificare in questo modo lo sforzo di un’organizzazione e di volontari che si sono impegnati per portare avanti questa indagine, utile a noi tutti?

Ringrazio ancora la Croce Rossa per il servizio che ha prestato durante questa pandemia e per questa indagine, e mi dispiace che la loro immagine e il loro lavoro debbano essere compromessi a seguito di una gestione poco seria di questa iniziativa da parte dell’amministrazione regionale (mi piacerebbe non generalizzare in questo modo, ma non posso farlo, dato che non conosco quale sia l’ente che avrebbe dovuto contattarmi per comunicarmi l’esito).