Com’è cambiato il Mondo che ci circonda rispetto al Seicento dal sapore manzoniano? Da questa domanda prende le mosse lo spettacolo diretto da Alessandro Incognito in scena questo week end a Catania

[dropcap]«[/dropcap][dropcap]T[/dropcap]i ho cercato, ti ho aspettato come il buio cerca un sogno, come l’anima ha bisogno di sentirsi dentro te». Inizia con questa romanza la commedia musicale “I Promessi Sposi – Amore e Provvidenza”, una produzione di “Poetica Eventi”, in scena in queste sere al Teatro Ambasciatori di Catania. Il duetto è il primo di una lunga serie di brani che, alternati da momenti di prosa, e senza voler necessariamente rievocare faticosi studi scolastici, accompagnano gli spettatori nei meandri di una delle più famose storie d’amore di tutti i tempi. Per ben tre ore gli astanti gioiscono e soffrono insieme ai due protagonisti, Renzo e Lucia, interpretati da Maria Cristina Litrico e da Alessandro Incognito che ne ha curato anche la regia. Una domanda sorge spontanea: com’è cambiato il Mondo che ci circonda rispetto al Seicento dal sapore manzoniano?

L’OPERA CHE FA “SOFFRIRE”. Non è facile al giorno d’oggi parlare di Alessandro Manzoni e della sua opera più famosa, I Promessi Sposi. La crisi socio-culturale che stiamo vivendo ci porta a preferire svaghi ben più tecnologici e, perché no, talvolta privi di un vero significato. Catania, la nostra città, sta vivendo in questi giorni qualcosa di veramente straordinario: il testo che ha fatto “soffrire” milioni di studenti italiani si apre alle nuove generazioni in una versione ben più dinamica. Questo è l’obiettivo della commedia musicale messa in scena al Teatro Ambasciatori, che con eleganza e tanta maestria ha offerto ai nostri concittadini l’opportunità di riscoprire un’opera che è alla base della nostra cultura. La regia di Alessandro Incognito, coadiuvato da Gisella Calì, non lascia niente al caso: pure la Provvidenza, vera grande protagonista del romanzo manzoniano assume un ruolo predominante nella narrazione.

AMORE E GUERRA. La scarna, seppur imponente, scenografia, le luci e i costumi portano gli spettatori in un Mondo fatto di ripicche, contese, scommesse e soverchieria. Dolore, guerra, ma anche tanto amore sono le tematiche principali dell’opera che ancora oggi fa riflettere. Possiamo, forse, dire che per noi, generazione 2.0, le prospettive siano cambiate? In realtà, basta guardarsi intorno per capire che il buon vecchio (ma non troppo) Manzoni, aveva visto oltre. Certo, lui parlava agli uomini della sua epoca, ma la storia, si sa, non fa altro che ritornare sui propri passi: mutano le condizioni di vita, muta il modo di approcciarsi alla realtà, ma la sostanza, purtroppo, a volte, rimane tale. A noi, dunque, non resta che soffermarci qualche istante e domandarci: sapremo cogliere occasioni come questo spettacolo per farci interpreti del cambiamento tanto desiderato?

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