I segreti di Roma,
l’arte e il mistero
nel primo romanzo 
di Costantino D’Orazio

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L’autore di “Caravaggio segreto”, conduttore del programma “Bella davvero” su Radio2 e della rubrica “AR – Frammenti d’Arte” su Rainews24 e curatore presso il MACRO – Museo d’Arte contemporanea di Roma, ha presentato il suo primo thriller, “Ma liberaci dal male”, alla Mondatori di Catania

Dentro il mistero e alla scoperta di luoghi nascosti ci trascina Costantino D’Orazio che, in questo suo primo romanzo “Ma liberaci dal male” (Sperling & Kupfer, 2017), sveste i panni del critico d’arte per guidare il lettore verso la scoperta di uno dei luoghi più segreti di Roma, il monastero dei Santi Quattro Coronati, attraverso la protagonista Viviana che decide di trascorrere un periodo di clausura nel convento per ritrovare la serenità e rompere con un passato troppo doloroso. Il ritiro spirituale, scandito dalle preghiere, dai rituali e dai silenzi delle monache agostiniane, intensificherà i pensieri e i ricordi che la protagonista sperava di lasciarsi alle spalle, spingendola a trovare rifugio nell’arte e nei suoi interrogativi. «La sfida del romanzo – spiega lo scrittore – è stata quella di dare, da una parte, un’anima a questo luogo, difficile da visitare e, dall’altra, dimostrare, attraverso la vicenda umana raccontata, come l’arte se osservata con un determinato atteggiamento possa salvarci o come dice il titolo del mio romanzo liberarci dal male».

Costantino D’Orazio

VERSO LA SCOPERTA DEI CAPOLAVORI DELL’ARTE MEDIOEVALE. Ed è proprio attraverso l’artificio della vicenda umana raccontata che Costantino D’Orazio snocciola, in questo coinvolgente giallo, la storia, i segreti e i capolavori del monastero. L’edificio, a due passi dal Colosseo e da San Giovanni in Laterano, costruito nel IX secolo, andò distrutto nel 1084 quando il pontefice dell’epoca minacciato dai francesi, chiese aiuto al normanno Roberto il Guiscardo che, per strategia, decise di raderlo al suolo. Ricostruito cinquant’anni dopo, divenne dimora delle monache agostiniane – che tuttora vi soggiornano – nel XVI secolo. Del periodo precedente, rimane l’oratorio di San Silvestro, con i suoi affreschi duecenteschi, tra quali spicca la rappresentazione per immagini della cosiddetta “Donazione di Costantino” a papa Silvestro, uno dei pochi capolavori rimasti dell’arte medioevale, la cui iconografia si riallaccia alla produzione bizantina siciliana.

L’AULA GOTICA. Ma il vero mistero verso cui lo scrittore accompagna il lettore attraverso gli occhi della protagonista del romanzo e di un ospite inaspettato, uno studioso alla ricerca di una stanza segreta, è l’Aula Gotica, la cui scoperta è legata al nome della storica dell’arte Andreina Draghi e dalla restauratrice Francesca Matera che verso la metà degli anni novanta (il romanzo è ambientato poco prima) riuscirono dopo diversi tentativi ad ottenere dalle monache il permesso per poter controllare lo stato dei muri di una sala del monastero. Sotto sette strati di intonaco, emersero degli affreschi duecenteschi diversi da quelli presenti nel complesso dei Santi Quattro Coronati, per la policromia e per le figure rappresentate, legate alla mitologia cristiana e pagana, suscitano ancora oggi molti interrogativi tra gli studiosi di storia dell’arte, perché sposterebbero la nascita dell’arte moderna da Assisi a Roma, spiegando il perché, per esempio, il celebre pittore Cimabue, maestro di Giotto, passò da Roma, prima di andare ad Assisi.

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