Sono anni che mi sposto con i mezzi pubblici per tragitti più o meno lunghi. Anni che conosco gente su aerei, autobus, traghetti. Anni che torno a casa con contatti in più nella rubrica e foto con persone delle quali so giusto il nome e la nazionalità. È uno dei vantaggi di viaggiare da sola, quello di circondarsi di esperienze umane ai limiti dell’impossibile.

Mi viene in mente per esempio la volta in cui ho perso la navetta per un aeroporto e mi sono ritrovata al binario con un’altra ritardataria, un’imprenditrice francese che stava per aprire un’agenzia di moda con sede in Svizzera, e che dopo aver chiacchierato con me in un paio di lingue mi ha chiesto di aiutarla con alcuni servizi di traduzione.

Per non parlare di quando ho conosciuto in FlixBus un maturando partito per andare a trovare a sorpresa sua sorella, e che stava registrando ogni tappa del viaggio per poi pubblicare un video su TikTok. E che dire di quando l’autista di un pullman parigino ha notato la mia curiosità nel guardarmi intorno e mi ha proposto di passare del tempo insieme prima della mia partenza per un’altra regione, offrendomi un toast e un succo di frutta?

Ci si potrebbe scrivere un intero libro, con aneddoti del genere, e a quanto pare esiste uno scrittore che lo ha fatto sul serio. Lui si chiama Antonio Orejudo, il romanzo Vantaggi di viaggiare in treno, ed è arrivato da poco in libreria per Alessandro Polidoro Editore, nella traduzione di Raul Schenardi. In quel caso la vicenda va più nella direzione del macabro e del grottesco, rispetto alle mie esperienze, ma forse è proprio per questo che ha catturato la mia attenzione.

Al centro dell’opera c’è infatti una donna che entra senza volerlo in possesso della cartellina rossa di uno psichiatra, suo compagno di scompartimento che perde il treno quando scende per comprare un panino e non fa in tempo a risalire prima che la vettura riparta. È così che all’improvviso i suoi appunti diventano materiale comico, tremendo, inimmaginabile, raccontando a modo loro la patologia di ogni sorta di paziente a una quasi totale sconosciuta.

“Il problema di Helga Pato con le persone era che confondeva i narratori con gli autori, e questi a volte con i personaggi”, si scopre, per capirci, nelle prime pagine del plico, mentre l’autore mantiene uno stile sempre arguto e appassionante. Per poi proseguire con schizofrenie, catalessi, idee parassite. E perfino con coniugi che finiscono per trattarsi letteralmente come due cani, all’interno di frasi via via più brevi che si susseguono senza dare a chi legge il tempo di respirare.

Andare avanti di capitolo in capitolo è stato come scoprire il negativo di tutte le istantanee che ho raccolto nella vita, di tutti gli incontri da treno che mi sono capitati finora. Mi ha fatto pensare a quanti siano gli svantaggi, di viaggiare su questo mezzo, e a quanto diverse possano rivelarsi le storie che scopriamo proseguendo per il nostro cammino. Sembra una riflessione amara, o magari disillusa, ma in realtà per me è stato un toccasana – un cambio di prospettiva del quale senza saperlo avevo bisogno.

Perché là fuori ci sono più di sette miliardi di persone che cercano di sopravvivere a una vita da romanzo, di qualunque sia il genere, e se ci pensiamo la maggior parte di loro prenderà un treno almeno una volta a settimana, foss’anche solo a breve percorrenza. Chissà quante variabili combinatorie ci sono, quindi, tra chi scambia due parole con il passeggero seduto accanto a sé e chi decide di rispondere con attenzione.

Leggere Vantaggi di viaggiare in treno è un modo per allenarsi a viaggiare per davvero, più fra le parole e i pensieri della gente che fra i paesaggi del mondo. È una palestra di vita che lascia sospesi in un limbo tra realtà verità e finzione, o tra sanità e pazzia. Un’esperienza che ci ripredispone all’ascolto, facendoci sospendere qualunque giudizio mentre ci limitiamo a osservare quello che ci circonda, che siano speranze, confessioni, disabilità o ambizioni. Una di quelle che lasciano il segno, perché dopotutto accogliere l’Altro rimane una pratica affascinante perfino quando si sviluppa solo sulla carta.

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