Il gioco mortale delle anime sospese di Dostoevskij in scena allo Stabile di Catania

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“Il giocatore” prende vita sul palcoscenico etneo per mano dei fratelli Gabriele e Daniele Russo, rispettivamente regista e attore protagonista dello spettacolo in cartellone fino al 26 novembre. «Questo classico non si occupa solo della fenomenologia di un vizio, ma del modo in cui il gioco si riversa su tutti gli aspetti dell’esistenza umana, passando da causa a sintomo»

«Si gioca d’azzardo per sperimentare la sensazione di sospensione che precede l’esito del gioco stesso, un momento di pura adrenalina. Se mettessimo in pausa quel preciso frangente, ci troveremmo nelle condizioni di poter indagare le dinamiche che s’innescano nel giocatore compulsivo». In che modo si può portare su un palcoscenico una tematica così delicata e attuale, come quella del gioco?Gabriele Russo – regista de “Il giocatore”, in scena al Teatro Stabile di Catania dal 14 al 26 novembre – ha individuato nell’opera di Dostoevskij la forma più compiuta. «Su questa tematica – spiega ancora – esistono testi più contemporanei, ma il rischio sarebbe stato quello di appiattirla sulla quotidianità. Ne “Il Giocatore”, invece, lo scrittore russo non si occupa solo della fenomenologia di un vizio, ma del modo in cui il gioco si riversa su tutti gli aspetti dell’esistenza umana, passando da causa a sintomo». Esemplare, in questo senso, è la vicenda stessa che ha portato alla nascita del piccolo capolavoro di Dostoevskij, il quale lo realizzò sotto il ricatto dell’editore Stellovskij per saldare dei debiti derivanti dal gioco. Lo scrittore aveva infatti ceduto i diritti della vendita della sua opera omnia e l’intero ricavato della produzione dei nove anni successivi, a meno che non avesse realizzato una nuova opera nel giro di soli 28 giorni. «Ilgioco – spiega ancora il regista – è metafora stessa della vita, o meglio di una condizione di sospensione tra vita e morte. Il vero giocatore è colui che vuole perdere, poiché questo vizio, come ogni altro, ha una natura autodistruttiva».

L’ATTORE IN CERCA DEL PERSONAGGIO. Se Dostoevskij si salva dall’auto-dissoluzione scrivendo l’opera in 24 giorni con l’aiuto della stenografa ventenne Anna Grigor’evna e guarendo dall’ossessione per il gioco, diverso è il destino che tocca al protagonista del suo racconto. «Aleksej è un personaggio irrisolto – spiega il suo interprete, Daniele Russo – incapace di comprendere cosa realmente desidera, compulsivo nel gioco così come nell’amore ossessivo per Polina». Un prototipo umano che per l’attore napoletano ha rappresentato una sfida. «Ho accompagnato diverse volte un amico a degli incontri per i dipendenti dal gioco d’azzardo – continua – e ho conosciuto l’inferno, quello di chi soggiace a una dipendenza più subdola di ogni altra e difficile da combattere. Non si esagera nel dire che l’Italia è una Repubblica fondata sul gioco d’azzardo».

UN CLASSICO SULLA SCENA CONTEMPORANEA. «Tutti i grandi capolavori della letteratura mondiale – spiega il regista – sono connotati dall’universalità, ma pongono anche ingenti difficoltà. “Il giocatore” è un testo poco sfruttato teatralmente, poiché sebbene la vicenda si predisponga alla messa in scena, i sentimenti descritti non sono facilmente rappresentabili». L’adattamento teatrale (co-prodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e dal “Teatro Stabile di Catania”) propone l’ambiente delle sale da gioco in maniera non tradizionale, cercando di riprodurne la dimensione emotiva attraverso luci e suoni. «I personaggi – spiega ancora Russo – si muovono nell’atemporalità per mezzo della contaminazione di periodi e linguaggi diversi, con un vago richiamo all’800». Dal punto di vista strettamente narrativo, invece, la storia si dipana su vari livelli: «abbiamo raccontato tre storie parallele: quella di Dostoevskij che detta la storia alla sua giovane stenografa, quella dei personaggi del romanzo che prendono vita, e infine quella ricordata da Aleksej, permeata da un’atmosfera onirica. Tre registri sonori che si intrecciano gradualmente e tendono a fondersi, allo spettatore il compito di ricomporne le parti».

 

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