E dai portoni quanta gente cantando sbucò
e quanta gente da ogni vicolo si riversò
e per la strada quella povera gente marciava felice dietro la sua banda.
Se c’era un uomo che piangeva sorrise perché
sembrava proprio che la banda suonasse per lui
in ogni cuore la speranza spuntò quando la banda passò
La banda suona per noi, la banda suona per voi

Il suono della banda di Randazzo invaderà il primo luglio prossimo le strade del centro storico di Catania per coinvolgere la città nel Marranzano World Fest che, quel giorno, dopo due anni di lontananza a causa della pandemia, torna nella sua sede storica del cortile del Monastero dei Benedettini all’insegna dello slogan “più ottoni meno piombo”. Per l’occasione, a guidare l’ensemble di trombe, tromboni, tamburi, grancasse e piatti sarà un artista che nella banda è nato e cresciuto, da quella di Augusta a quella di Stato dell’Argentina, dalla Banda Jonica agli Aretuska, ovvero Roy “Toda Joia” Paci.

Ma la banda non porta soltanto allegria. Porta cultura, formazione, valori sociali e civili, sogni, passioni, speranze. Come nel caso dell’Orchestre International du Vetex, costituita nel 2004 nella piccola città fiamminga di Kortrijk per evitare l’abbandono di un’antica fabbrica tessile. Una pazza miscela di ottoni e un ritmo trascinante ed eccentrico, che unisce la brassmusic, la tradizione balkanica, note klezmer e ska, ma anche sonorità popolari come quelle della tarantella, del cumbia, del reggae, il tutto sempre con un’attitudine punk-rock. L’Orchestra sarà protagonista della seconda giornata del Festival insieme con Rita Botto e la Banda di Avola, commistione tra musica popolare e lirica, fra Rosa Balistreri e Vincenzo Bellini.

Sabato notte dai Mercati Generali comincerà un lungo, parossistico, ipnotico, travolgente rito voodoo che si concluderà la sera di domenica 3 luglio con l’arrivo a Catania dei “diavoletti” di San Fratello, gruppi di “maschere” che gironzolano liberamente per tutto il borgo dei Nebrodi durante la Settimana Santa, suonando trombe e disturbando le manifestazioni religiose e processioni. Sono detti Giudei, perché rappresentano il popolo ebreo, accusato dall’antica tradizione antisemita della morte del Cristo. Suonano un flusso infinito di melodie, creando un sovraccarico uditivo. Per un attimo sembra un’enfatica marcia trionfante, poi un valzer distorto, infine si trasforma in una strana polka. Altri stravolgono una selezione di canti tradizionali, come Torna a Sorrento e O Sole Mio. È un collage musicale così strano e giocoso, il modo in cui i trombettisti raccolgono frammenti di brani popolari e li distorcono, creando tanto colore e disordine quanto la celebrazione stessa. Sul palco del Cortile del Monastero dei Benedettini incroceranno la voce di Eleonora Bordonaro con la quale stanno lavorando a un progetto originale.

Rita Botto e la Banda di Avola

La frenesia del ritmo salirà quando Seun Kuti e la sua band, i pirotecnici Egypt 80, chiuderanno la XIII edizione del Marranzano World Fest. Seun Kuti è il figlio del “presidente nero” Fela Kuti, padre dell’afrobeat, icona del panafricanismo e leader carismatico di un movimento politico che tra gli anni Settanta e Ottanta cercò di contrastare un regime politico nigeriano liberticida e corrotto. Erede di una straordinaria avventura musicale, Seun prosegue il lavoro del padre cercando di innovare l’afrobeat con un’evoluzione della miscela ipnotica e irresistibile di soul, funk, jazz e ritmi nigeriani che caratterizzava l’afrobeat di Fela Kuti, utilizzando le sonorità emerse dalla black music negli ultimi anni con le innovazioni del rap e del nu-soul.

La tre giorni di luglio del Marranzano World Fest sarà annunciata da alcuni eventi che fungeranno da preludio. S’inizia domenica 19 giugno al Chiostro di Ponente dell’ex Monastero dei Benedettini con i dialoghi intimi tra la tromba di Markus Stockhausen, figlio del celebre compositore Karlheinz, e il santur di Alireza Mortazavi, artista iraniano che mantiene viva la tradizione del salterio persiano, strumento che ha circa 800 anni, suonato con due bacchette che percuotono le corde di metallo. Un dialogo tra avanguardia e improvvisazione, jazz e minimalismo, modernità e antichità, Occidente e Oriente.

Seun Kuti

Si riprende venerdì 24 giugno, alle ore 21, alla Corte del Monastero, con una serata carica di energia, ritmo e danza. Dalla Puglia arrivano i Kalàscima, una delle band protagoniste dell’ultima ondata del rinascimento del folk salentino, che si muove in una dimensione planetaria, contemporanea e non da cartolina. Ha base in India, ma è franco-americano Neptune Chapotin, il secondo protagonista, un funambolo del marranzano, del quale è anche collezionista e costruttore. Chiude il Fulu Miziki Kollektiv, collettivo di artisti afro-futuristico-punk il cui nome si traduce letteralmente in “musica spazzatura”. Ogni membro dei Fulu Miziki, infatti, fa una continua ricerca negli abbondanti cumuli di spazzatura che infestano Kinshasa, la capitale del Congo da dove provengono, e ne ricava materiale per costruire gli strumenti che, per lo più, sono composti da plastica, ferro e legno. «La musica è vita, è ambiente», è il loro slogan.

Sabato 25 giugno la Notte dei cuntastorie porta sul palco del Castello Ursino dalle ore 19 gli ultimi eredi di questa tradizione. Da Vittoria giungerà Giovanni Virgadavola, da Sutera Nonò Salomone, due nonnetti che ancora mantengono in vita una storia che ha le sue origini nella lontana Grecia e che si è tramandata in Sicilia. A presentare la serata sarà Luigi Di Pino, un altro storico cuntastorie catanese.

Si chiude domenica 26 giugno, nuovamente al Castello Ursino, con Circolo Armonico, meditazione sonora in omaggio a Trian Quang Hai, raffinato interprete delle tradizioni musicali dell’Estremo Oriente, maestro nel canto armonico di artisti come Demetrio Stratos, nonché nell’arte dello scacciapensieri e del cucchiaio, lo studioso vietnamita, ospite più volte del Marranzano World Fest, è scomparso lo scorso anno.

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