«Se ami la Sicilia non puoi non amare Melo Minnella, perché Minnella abita al piano alto, quello in cui la fotografia diventa arte e la realtà di ogni giorno, attraverso l’obiettivo, si trasforma in immagini immortali». Le parole di Leonardo Sciascia sul suo amico definiscono bene la lunga carriera del “cercatore di emozioni” per eccellenza. Originario di Mussomeli (Cl), Melo Minnella nasce nel 1937. Dopo aver conseguito una laurea in economia e Commercio presso l’Università di Palermo, si appassiona ben presto alla fotografia. Già dalla fine degli anni ’50, infatti, collabora con importanti periodici del tempo: su tutti, con settimanale culturale-politico “Il Mondo”, diretto da Mario Pannunzio. I suoi interessi spaziano dall’esplorazione di siti archeologici siciliani e non (con particolare predilezione per quelli di epoca preistorica) ai dettagliati resoconti fotografici delle feste religiose e delle manifestazioni folkloristiche siciliane. Dagli anni Sessanta, poi, comincia a spostarsi verso mete più esotiche: l’India diventa il suo riferimento, un termine di paragone per tutte le altre destinazioni. Ha fotografato molto anche le regioni italiane, terre poco esplorate, come la Calabria e l’Abruzzo.

È una Sicilia fuori dagli schemi quella che prende vita negli scatti di Minnella, un maestro del colore e delle sue cromature, il primo della sua generazione ad affrancarsi dall’utilizzo tradizionale e consolidato del bianco e nero che tanto andava di modo anche all’estero. Poi il suo sguardo, dall’Isola si è spostato al resto del mondo consegnandoci istantanee uniche. Lo scrittore e reporter della Magnum, Ferdinando Scianna , paragona il suo lavoro a quello del fotografo parigino Édouard Boubat “per il suo sguardo tenero sui bambini, per la sua capacità di inserire con precisione ed armonia i personaggi del suo teatrino nell’ambiente naturale e nella scena sontuosa dell’architettura siciliana”. Le sue fotografie vengono pubblicate da testate straniere come Life, Stero, Schweizer Illustrierte.

Il primo libro di Minnella, La Sicilia negli occhi, esce nel 1971 con un’introduzione firmata da Leonardo Sciascia che coglie nel segno:  «La fotografia è un attimo di irripetibile equilibrio tra il fatto e il sentimento, tra il contenuto e la forma e in questo Melo Minnella è un grande maestro che racconta la sua Sicilia». L’amore per la Sicilia infatti è la forza trainante di questo volume in cui, con uno sguardo attento e penetrante, il fotografo ritrae l’essenza dell’isola.

Dei molti volumi pubblicati con le tantissime fotografie scattate in 60 anni di carriera, interessante è quello che Minnella racconta sulla nascita del libro A ruota libera, di cui presentiamo oggi lo scatto di copertina. «Ѐ il libro più divertente che ho pubblicato – afferma – un volume sui giochi dei bambini. Tutto è nato da un viaggio nello Yemen nel 1998. Mi accorsi che tutti i bambini di quello straordinario paese vivevano nel mito dell’automobile. Mi ricordai che nella mia infanzia anche io come tutti i bambini del mondo avevo subìto questo fascino. Ci sono dentro centottanta fotografie realizzate dagli anni Sessanta ad oggi in oltre venti Paesi del Sud del mondo, dallo Yemen all’India, dal Guatemala alla Birmania, dalla Tunisia al Laos». Nel suo lungo andare per paesi e città, cambiando scenari e orizzonti, il fotografo di Mussomeli ha cercato individuato nella ruota una peculiare traccia della vita e dell’evoluzione degli uomini. I protagonisti del volume infatti sono i bambini che ne fanno prevalentemente uno strumento di gioco. A presiedere il volume, un progetto di lunga durata che ad ogni viaggio si arricchiva di un piccolo frammento che ha consentito di realizzare un puzzle del gioco forse più antico del mondo. Un omaggio alla fantasia dei bambini del mondo che nella ruota trovano la prima magia della vita, uno strumento di gioco, di velocità, di libertà. Per Minnella «i bambini sono l’altra parte del mondo, quella vera, quelli che dovremmo imitare per poter vivere meglio».

La foto è stata scattata nel 1995 a Zabid, città dello Yemen. Il bambino è felice, pensate, giocare anche con una vecchia ruota lo rende felice,  gli basta spingerla per immaginare di stare guidando un’automobile, meraviglioso. Il bambino è scalzo, noncurante delle pietre che giacciono a terra, ha la possibilità di divertirsi e sognare e lo fa con la semplicità tipica dei bambini. L’istantanea è senza particolare ricerca tecnica. Minnella si trovava in questa via, vede il bambino che gioca con la ruota, prende la macchina fotografica, chiama il bambino che si gira e lui scatta.

«Il mistero della Sicilia – ha affermato recentemente l’ottantaquattrenne fotografo siciliano – è il rebus che nessuno ha mai saputo decifrare. Il detto: “vedendo senza vedere” si può attribuire al bravo fotografo che ha il grande dono di prevedere cosa scaturirà da certe situazioni. In sostanza il vero fotografo, come tutti gli uomini, non sa cosa sta per accadere, ma pre-vede, sta tutta lì la sua grandezza e la capacità di far commuovere o sorridere anche solo con una singola immagine».

Nei tanti libri scritti e nella innumerevoli mostre presentate nel corso della sua longeva attività fotografica, le foto di Minnella appaiono quasi un frammento di un racconto intenso e poetico, tra estetica e reportage sociale. Immagini che inducono alla nostalgia e alla delicatezza del ricordo. Anche per l’artista di Mussomeli vale quello che ha scritto Enzo Sellerio a proposito di chi sia il vero fotografo: «Penso che un fotografo, che sia realmente tale non può che essere uno scrittore che si esprime per immagini.

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