Durante il Festival della Cultura Pop e del Fumetto, Miriam Nobile, in arte Miriam Nihon no Musume, ha tenuto una conferenza all’interno dell’area Japan Centre su “La storia della Geisha: dall’età classica all’età moderna”

Come ogni anno, all’interno di Etna Comics grande interesse è suscitato dall’area   dedicata al Giappone, tra tradizioni e modernità. Ad attrarre i giovani non è soltanto la cultura “pop” fatta di manga e anime, ma anche la curiosità per la lingua e la storia che il Paese del Sol Levante ha la magia di suscitare. Come è successo a Miriam Nobile, in arte Miriam Nihon no Musume, studentessa ventisettenne che per l’ occasione ha tenuto una conferenza su “La storia della Geisha: dall’età classica all’età moderna”.

Miriam studia Lingue e Culture Europee ed Orientali all’Università di Catania e la sua passione per la lingua giapponese l’ha portata ad approfondire anche al di fuori dell’ambiente accademico gli usi e costumi del Giappone antico, tanto da impersonare tramite il cospaly figure ispirate alle Geishe. Nell’ultimo Japan Fest tenutosi a Catania, si è esibita con un abito tradizionale nei panni della giapponese “Sagi Musume” ovvero “La Fanciulla Airone”.

OLTRE GLI STEREOTIPI. Il suo percorso di studi dunque è sfociato in una vera e propria passione. Uno dei temi centrali della conferenza è stato il ruolo della Geisha all’interno della società, che a differenza di come viene spesso interpretato dagli occidentali, non è quello di “prostituta”. «La figura della Geisha emerse dopo un periodo in cui tramontavano le  figure di cortigiane, di istruzione molto alta e relegate alla vita di corte, chiamate Tayuu e Oiran. Il termine Geisha è composto da due Kanji, “ghei” che significa arte e “sha” che significa persona, dunque la traduzione del termine più appropriata è artista o persona d’arte», ha spiegato la ragazza.

IL MIZUAGE. A differenza di quanto spesso si crede, queste donne della tradizione giapponese non venivano affatto assimilate a delle prostitute, anzi ne erano per educazione ben distinte. Il loro ruolo era quello di intrattenere con la propria arte, per la quale venivano istruite fin dalla tenerissima età: «Le Geishe si distinguevano in “maiko” e “geiko”: con il primo termine che significa “fanciulla danzante” si indicavano le apprendiste geishe, non ancora del tutto mature, mentre col secondo quelle già formate. Di solito una maiko cominciava a studiare per diventare geiko a quindici anni e durante questo periodo, frequentava la scuola e veniva istruita nelle arti tradizionali, come la cerimonia del tè, la calligrafia, la danza tradizionale». Il passaggio da maiko a geiko avveniva all’età di vent’anni con una cerimonia di passaggio, chiamata “mizuage” che forse è quella che più ha contribuito a creare pregiudizi e fraintendimenti, come ha spiegato Miriam. «Il termine mizuage significa “prendere, dare l’acqua”, e non comprende la vendita dell’atto sessuale come invece molti pensano. Uno dei motivi del fraintendimento è stato il fatto che il mizuage veniva praticato anche durante il periodo in cui vi erano ancora le Tayuu e le Oiran e la prostituzione era ancora legale. In quel caso vi era una vendita della verginità della ragazza. Ma successivamente, con l’avvento delle Geishe, ciò non fu più permesso e il mizuage era solo un modo per far sì che la ragazza avesse un “dan”, ovvero un uomo che acquistandola la aiutasse a sostenere le spese contratte per la sua costosa istruzione. Il dan era come un marito, ma solo in modo figurato: nella realtà una geisha non poteva avervi rapporti sessuali, sposarlo o avere dei figli. Ciò poteva avvenire solo se questa decideva di abbandonare la professione e divenire una donna comune».

UNA PROFESSIONE QUASI SCOMPARSA. Un mondo sicuramente controverso e affascinate che ora sta progressivamente scomparendo, come ha infine concluso Miriam: «Le arti praticate dalle Geishe sono diventante poco apprezzate e inoltre poter usufruire dell’arte di una geisha è molto costoso. Oggi le Geishe presenti in Giappone sono tutte concentrate prevalentemente a Kyoto, una delle città più antiche, e ne rimangono poco più di 2 mila».

 

 

Il nostro impegno è offrire contenuti autorevoli e privi di pubblicità invasiva.
Sei un lettore abituale del Sicilian Post? Sostienilo!

Fai una donazione libera

Preferiresti fare un bonifico? Inviaci una mail per richiedere le nostre coordinate bancarie

Print Friendly, PDF & Email