«Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira», scrive J. D. Salinger nel suo romanzo capolavoro, Il giovane Holden. Una citazione della quale, dopo averci pensato la prima volta, non sono più riuscita a dimenticarmi: non sarebbe il miglior regalo di sempre, infatti, avere un grande scrittore per amico, e magari potergli perfino mandare un messaggio di tanto in tanto, o sapere che presto o tardi si riceverà una sua e-mail?

D’accordo, si tratta di una fantasia irrealizzabile, eppure è così che mi sento, per esempio, quando mi arriva una nuova newsletter di About Woolf, il progetto che si propone di mandare periodicamente una vera lettera dell’autrice inglese nella casella di posta degli iscritti, come se fosse stata indirizzata a loro fin dall’inizio.

La copertina del volume

Ed è così che mi sono sentita di recente grazie a Giuseppe Ierolli, mentre mi lasciavo catturare dal suo appassionato e minuzioso In Inghilterra con Jane Austen. Si tratta di un volume pubblicato da Giulio Perrone Editore nella collana Passaggi di Dogana, a cui si affida di volta in volta la rilettura di un luogo e/o di uno scrittore a un intellettuale contemporaneo, con l’obiettivo di accorciare la distanza fra noi e la grande letteratura, e fra noi e il resto del mondo.

Nel caso specifico, si passa da un villaggio di campagna a Bath, dagli appartamenti di Londra a un cottage fuori mano, mentre la vita di Jane Austen scorre come a rallentatore davanti ai nostri occhi e sembra intersecarsi con la nostra, assomigliarci profondamente, dirci qualcosa all’orecchio. Perché l’autrice di Orgoglio e pregiudizio, Persuasione e Ragione e sentimento, per citare giusto un paio delle sue opere più famose, sa entrare in contatto con il suo pubblico già di suo, figuriamoci poi se a prendersi cura della sua storia è uno dei fondatori della Jane Austen Society of Italy, che ha già curato una biografia sul suo conto e ne ha tradotto le opere con dedizione.

La sua vivacità emerge una lettera dopo l’altra senza trovare ostacoli, e alternandosi in maniera  sorprendente al suo senso dell’umorismo, al suo affetto per il prossimo, alla sua creatività. I luoghi che ha frequentato diventano il filo conduttore in grado di svelarci i tratti più nascosti del suo carattere, e i suoi spostamenti fisici si trasformano ben presto nello specchio di tutti i suoi cambiamenti interiori, al punto da farci credere che a Southampton o a Chawton Jane Austen sia ancora presente, con i suoi vestiti dai toni delicati e la sua voce sempre decisa.

Magari non potremo davvero comporre un numero di telefono a cui risponderà personalmente, va bene. Magari non scriverà mai il nostro indirizzo su una busta da affrancare, ma quantomeno ci tiene compagnia con le sue idee moderne e frizzanti, si apre in nostra presenza quando non riesce a tenere per sé le emozioni da cui è attanagliata, e torna a respirare per un po’ fra le pagine e fra i pensieri, riconfermandosi a due secoli di distanza come una donna coraggiosa e fuori dagli schemi, brillante e al tempo stesso sensibilissima.

È una fortuna, quindi, anche se da lontano, avere accesso alle tappe geografiche della sua esistenza, e immaginare di visitarle non solo nel futuro, ma perfino nel passato, in quello stesso tempo in cui hanno ospitato lei e la sua famiglia. Perché, nonostante il rammarico di non aver potuto conoscere Jane Austen di persona, vederla muoversi nel suo piccolo grande mondo ci ricorda, come annota lo stesso Ierolli, «quanto sia bello, interessante e variegato il viaggio che siamo in grado di fare percorrendo la sua Inghilterra attraverso le sue opere e le sue lettere», e quanto sia affascinante immaginare di essere stati al suo fianco anche solo per un istante.

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