Il brano è il quarto singolo che anticipa “I mortali”, l’album scritto a quattro mani dall’inedita coppia formata dal cantautore siracusano e dal suo collega palermitano. «È una canzone adatta a una voce femminile ed è un ritratto dell’Isola» spiega Lorenzo Urciullo dalla quarantena trascorsa ad Ognina. Nel video una Sicilia beatlesiana

Appena un anno d’età li differenzia. Classe 1983 Lorenzo Urciullo, più noto con il nome d’arte di Colapesce. Di un anno più anziano Antonio Dimartino, che si firma soltanto con il cognome. Siracusano di Solarino il primo. Palermitano di Misilmeri il secondo. East e West Coast della Sicilia.

Come tanti ragazzi appassionati di musica, entrambi hanno cominciato a suonare in una band. Era il leader degli Albanopower il siracusano, mentre l’altro dava il cognome al suo gruppo. Data d’inizio 2010 per tutti e due.

Quasi gemelli dal punto di vista musicale. Entrambi innamorati di Lucio Battisti, sia del primo, quello con Mogol, sia del secondo, quello della svolta con Pasquale Panella. Senza sottovalutare Lucio Dalla, Franco Battiato, Domenico Modugno. Con un bagaglio musicale aperto alle sonorità americane, alla psichedelìa rock, al folk anni Settanta, flirtando talvolta con l’elettronica, immersi nella mentalità e nelle atmosfere indie. Ascolti trasversali e “infedeli”.

«Da dieci anni ormai ci conosciamo», ricorda Lorenzo Urciullo. Sin dai primi passi, insomma. «Sì eravamo entrambi agli inizi, ci siamo incontrati varie volte in diversi festival»

Come artigiani curano i propri dischi, scrivendo testi poetici, rifuggendo da facili ritornelli, inseguendo la bellezza. Si aggirano in un Paese in cui il ricambio generazionale arranca in tutti i settori, compongono canzoni e album che trovano terreno fertile, hanno un pubblico più vasto di molte blasonate star internazionali e una reputazione accreditata anche all’estero. Sono artisti che rivendicano la “non appartenenza” ad alcuna chiesa. Cantautori che a sonorità raffinate combinano anche una ricerca della parola. I libri di Bufalino, Sciascia, Capuana come di Costantino Kavafis sono sugli scaffali della libreria di Colapesce, mentre Dimartino si lascia ispirare da La luna e i falò di Cesare Pavese e debutta anche come scrittore con il romanzo Un mondo raro, in cui racconta la vita della cantante messicana Chavela Vargas, scritto insieme al cantautore Fabrizio Cammarata.

Non disdegnano le contaminazioni. Tutt’altro. Nel tour Concerto disegnato, Colapesce mette la sua chitarra al servizio della matita di Alessandro Baronciani, con il quale ha pubblicato la graphic novel La distanza. Lo scorso anno il debutto come attore nello spettacolo teatrale Stanno tutti male, scritto insieme a Riccardo Goretti e Stefano Cenci. Dimartino accompagna l’uscita dell’album Non vengo più mamma, un concept sulla morte dolce, con le tavole dell’artista Igor Scalisi Palminteri.

La cover del singolo

E sono aperti alle collaborazioni. Colapesce lavora con Mario Conte, Meg dei 99 Posse, Alessandro Reina degli Amor Fou, e scrive per altri autori: Mondiale per Emma Marrone, L’estate di John Wayne per Raphael Gualazzi. Dal suo canto, Dimartino compone a quattro mani con Francesco Bianconi dei Baustelle la canzone Una storia del mare, duetta con Cristina Donà nel brano I calendari e, insieme a Cammarata, incide un disco che ha lo stesso titolo del romanzo, registrato a Città del Messico con la partecipazione di Juan Carlos Allende e Miguel Peña, storici chitarristi della cantante messicana. Nello stesso anno collabora con Brunori Sas in Diego ed io, inserita nell’album A casa tutto bene”. È autore per Malika Ayane, Arisa, Irene Grandi.

Due percorsi umani e artistici paralleli che non potevano non incrociarsi. «Da dieci anni ormai ci conosciamo», ricorda Lorenzo Urciullo. Sin dai primi passi, insomma. «Sì eravamo entrambi agli inizi, ci siamo incontrati varie volte in diversi festival». Un’amicizia nata sui palchi di tutt’Italia e coltivata anche al di fuori della musica. «Siamo rimasti sempre in contatto, adesso da tre anni condividiamo anche l’esperienza di autori per la Sony». Insieme hanno scritto Totale, strappata a Luca Carboni al quale era destinata, Lo stretto necessario, di Levante featuring Carmen Consoli, uno dei successi radiofonici dell’estate 2019, e Bravi a cadere, il singolo portante di Persona, l’album di Marracash che è stato in vetta a tutte le classifiche.

Nasce così l’idea dell’album I mortali, un disco nato da due teste, due stili, due modi di intendere la musica che si sono fusi per formare qualcosa che è più della somma delle parti.

Quale modo migliore di festeggiare dieci anni di profonda amicizia e, nello stesso tempo, il traguardo dei dieci anni di carriera, se non con un progetto che li vede insieme? Nasce così l’idea dell’album I mortali, un disco nato da due teste, due stili, due modi di intendere la musica che si sono fusi per formare qualcosa che è più della somma delle parti. Un disco composto da canzoni inedite che arriverà nei primi mesi del prossimo anno e con il primo vero e proprio tour teatrale della loro carriera.

Il tour, invero, sarebbe dovuto partire lo scorso aprile, «ma a causa della pandemia di Covid-19 è stato riprogrammato per il 2021», dice sconsolato Colapesce, appena uscito dalla quarantena. «Fino a due mesi fa ero a Milano e c’era un’aria davvero pesante. Sono scappato. Sono rientrato in Sicilia e mi sono chiuso nella mia casetta di Ognina», racconta. «Non mi ero portato nulla e sono stato costretto a comprarmi tutto su Internet, perfino la chitarra, per cercare di mettere su un piccolo studio e continuare a lavorare in questo periodo di clausura. Almeno ho potuto continuare a suonare».

Ne è uscito un minialbum di cover di Neil Young, i cui proventi «andranno interamente alla crew con cui lavoro ormai da anni» spiega. «È brutto. È tutto fermo, soprattutto nel nostro settore. Le agenzie stanno spostando tutto al prossimo anno. Speriamo che in autunno non ci sia un’impennata dell’epidemia». È amareggiato e disorientato Colapesce. «Mi mette a disagio la musica live nelle dirette dalle proprie case, c’ho pure provato. C’è solo un modo per fruire la musica dal vivo: dal vivo, stare su un palco, davanti a un pubblico. E sarebbe impossibile farla senza i tecnici. La musica è stata messa in ginocchio e tutta la parte tecnica ancora di più. Ho rifiutato parecchie iniziative e non per snobismo, ma ho pensato che forse questo è un periodo per riflettere più che per mostrarsi. Non è una critica a chi lo fa, è un punto di vista».

Luna araba è il quarto singolo e vede aggregarsi un terzo ospite siciliano: Carmen Consoli. Catanese di San Giovanni la Punta. Per la prima volta vengono così riunite musicalmente tre province.

Il nuovo disco era stato annunciato con il mini-film I Mortali, pubblicato su YouTube per la regia dei Ground’s Orange, ed era stato anticipato dal lancio di tre brani. Prima la doppia uscita con L’ultimo giorno e Adolescenza nera: due canzoni quasi opposte, completamente diverse nel mood e nello sviluppo, ma in qualche modo legate. Entrambe parlano di crescita ed entrambe si concentrano su un periodo specifico dell’esistenza, quello dell’adolescenza. Trasversali e “infedeli”.

Poi la sorprendente Rosa e Olindo, la storia della coppia condannata per la strage di Erba. «Non è una canzone su Rosa e Olindo, non vuole essere in alcun modo un’apologia dei reati commessi dalla coppia, il loro nome è usato come un’allegoria dell’amore contemporaneo, come se fossero i Dante e Beatrice della cronaca nera», spiegano Colapesce e Dimartino. «Come due veri indagatori dell’incubo ci siamo sentiti attratti dall’idea dell’amore che persiste anche alle atrocità». Con Rosa e Olindo si cambia ancora ambientazione musicale: gli Smiths si confondono con Ennio Morricone e Mina.

Ma di sorprese i due ne hanno diverse in serbo. E continuano a centellinarle come succulenti entrée a un pranzo stellare. Anzi lunare. Luna araba è il quarto singolo e vede aggregarsi un terzo ospite siciliano: Carmen Consoli. Catanese di San Giovanni la Punta. Per la prima volta vengono così riunite musicalmente tre province. «È un aspetto al quale non avevo fatto caso» sorride Colapesce. «Carmen Consoli l’avevo incontrata in qualche festival, poi in occasione del singolo scritto per Levante. Adesso abbiamo in comune la stessa agenzia, la OtrLive di Francesco Barbaro. Luna araba è un pezzo adatto a una voce femminile e chi meglio di Carmen per un acquarello rock che ritrae è un ritratto della Sicilia».

L’Isola torna nel disco anche in un brano ancora non pubblicato e che chiude I mortali. È un brano dedicato a Maiorana che però racconta un mondo proprio come fa Battiato

È una luna araba che mme parla ‘e Sicilia, che “ci prende / e ci trascina dentro l’acqua trasparente”. Una visione nostalgica dell’Isola tra splendori del passato e miserie di oggi, tra “normanni storditi da pozioni africane” e “spagnoli in Ortigia con il cuore in valigia”, tra un turista inglese che piscia nel mare e una gara di rutti sulla Scala dei Turchi. Una romanza-rock, a metà strada fra Lucio Battisti e Gianna Nannini. Un pop-rock che si apre in un ritornello arioso e ruffiano che recita “è un istinto primordiale/ cercare di stare bene”. Una canzone accompagnata da un videoclip realizzato da Tommaso Buldini: «È un artista bolognese che espone in tutto il mondo e il video è una pittura animata che mette insieme un immaginario psichedelico ispirato a Yellow Submarine», spiega Colapesce. Un immaginario beatlesiano virato però nei colori e nelle atmosfere della Sicilia: «Ci tenevamo a far venir fuori questo lato lisergico della Sicilia che però è più scuro di quello dei Beatles e volevamo anche a far vedere quanto la nostra terra sia stata un crocevia di popolazioni e di immaginari diversi e quindi di fantasmi, di apparizioni, di cose che accadono intrecciandosi tra passato, presente e futuro».

L’Isola torna nel disco anche in un brano ancora non pubblicato e che chiude I mortali. È un brano dedicato a Maiorana che però racconta un mondo proprio come fa Battiato in alcune sue canzoni: «È forse il mio brano preferito del disco!», sottolinea Colapesce. Due ragazzi che se ne sono andati dal paese si ritrovano a farsi delle canne davanti al proprio liceo e guardando la scritta “Maiorana” si ritrovano a pensare all’idea di scomparsa, quella del fisico e la loro, che sono andati via, scomparsi a loro volta. Quei ragazzi ovviamente sono i nostri due eroi: entrambi cresciuti in piccoli paesi da cui sono andati via e poi ritornati.

Il nuovo cantautorato italiano ha ormai qualche capello bianco. È arrivato il tempo di non relegarlo più nell’immaginario limbo degli emergenti, indipendentemente dagli anni di gavetta e dall’età anagrafica. I mortali potrebbe essere l’album della consacrazione per Colapesce e Dimartino.

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