Furono 49 le buste arrivate due anni fa al Comune di Sambuca di Sicilia per aggiudicarsi uno dei 16 immobili di proprietà dell’amministrazione comunale posti all’asta al prezzo di base di 1 euro. «Quella più alta era di 25mila euro e venne presentata da una americana della Virginia», ricorda il sindaco Leo Ciaccio, che aveva lanciato l’idea. Gli acquirenti arrivavano da Singapore, Polonia, Cina, Argentina, Lituania, Usa, Canada. Solo uno dall’Italia, un bresciano.

Non era una idea rivoluzionaria quella del sindaco Ciaccio. Dieci anni prima, nel 2008, Vittorio Sgarbi, allora sindaco di Salemi, in provincia di Trapani, era stato il primo a tentare questa strada per ripopolare, recuperare e rilanciare il centro storico devastato dal terremoto del 1968. Il programma fallì per il rischio crollo ravvisato dalla Procura in molti stabili messi all’asta (e che costò anche un rinvio a giudizio al critico d’arte) ma, da allora, una ventina di altri piccoli comuni, da Nord a Sud, hanno tentato questo espediente per provare a ripopolarsi: dalla vicina Gangi nel Palermitano, a Ollolai nel Nuorese; da Carrega Ligure, nell’Alessandrino, a Lecce dei Marsi nell’Aquilano. E oggi in Sicilia sono una decina i comuni che hanno seguito l’esempio: Cammarata, Bivona e Sambuca in provincia di Agrigento, Termini Imerese e Gangi nel Palermitano, e poi Salemi (Trapani), Regalbuto (Enna), Mussomeli (Caltanissetta) e Saponara (Messina). Dimore diroccate completamente da ristrutturare, ma situate in posti mozzafiato della penisola, vicino al mare o immerse nel verde e nelle nostre tradizioni enogastronomiche, abbandonate per mancanza di lavoro e risorse per mantenerle. In qualche caso è andato male, in altri, come ad esempio a Maremma a Montieri, nel Grossetano, il mercato immobiliare parallelo è servito a rilanciare perfino quello tradizionale.

«Mi sono detta: “Cosa ho da perdere? Quali sono gli svantaggi?”»

Nel paese agrigentino, anche sull’onda della conquista nel 2016 del titolo di “Borgo dei Borghi”, la trovata per rivitalizzare il centro storico del borgo saraceno si è rivelata geniale. «In poco tempo abbiamo ricevuto oltre 100mila richieste di informazioni e centinaia di agenzie ci hanno contattato», ricorda ancora il sindaco. E, visto il successo, Sambuca quest’anno ha voluto replicare, mettendo all’asta una quindicina di proprietà del Comune questa volta a partire da 2 euro. Il bando dove essere pubblicato nel mese di settembre, ma il Covid che ha colpito duramente la cittadina agrigentina, inserita fra le zone rosse in Sicilia, ha costretto a rinviare i piani.

Due anni fa, fra gli acquirenti c’era anche l’attrice americana Lorraine Bracco, che ricordiamo nel film Godfellas (Quei bravi ragazzi in italiano, 1990) e poi nel ruolo della psicologa Jennifer Melfi nella serie televisiva I Soprano. «Avevo letto online circa due anni fa di una piccola città collinare in Sicilia, dove si vendevano case abbandonate e in rovina per un euro», ricorda l’attrice, intervistata dal New York Times. «Mi sono detta: “Cosa ho da perdere? Quali sono gli svantaggi?”». E così saltò sul primo aereo per volare in Sicilia e comprare una di quelle case fatiscenti al prezzo di un euro, riportandola alla gloria di un tempo.

A portarla in Sicilia è stato anche il richiamo delle radici. «Volevo rendere omaggio alla mia famiglia che viene dalla Sicilia».

Lorraine Bracco ha poi voluto documentare questa avventura. Ha contattato il canale via cavo HGTV, convincendolo a inviare una troupe per registrare i suoi sforzi. Ed è così che Bracco è diventata la protagonista della sua serie di ristrutturazioni di case My Big Italian Adventure, che ha debuttato lo scorso 30 ottobre.

«Il risultato più ambizioso nella vita non è mantenere una carriera di attrice lunga quarant’anni, ma crescere le mie due figlie, ormai adulte, Margaux e Stella», commenta l’attrice oggi sessantaseienne. «Non mi interessano il paracadutismo o cose del genere, ho invece esperienza nel mercato immobiliare, cercando residenze e opportunità di investimento. Ho sempre fatto soldi, e questo è stato un bene per me, soprattutto adesso quando è più difficile trovare un ruolo per una donna anziana come me nel mondo del cinema».

L’attrice ha contattato la produzione di HGTV, e ha lanciato l’idea. «Non era del tutto in linea con il nostro modo tipico di costruire uno spettacolo, ma sembrava interessante», spiega Ruch, vicepresidente senior per lo sviluppo e la produzione del gruppo, al New York Times

A portarla in Sicilia è stato anche il richiamo delle radici. «Volevo rendere omaggio alla mia famiglia che viene dalla Sicilia». Bracco, infatti, fa risalire la sua discendenza paterna a Palermo, anche se suo padre è nato a Detroit e i suoi genitori hanno cresciuto la loro famiglia a Westbury, New York.

Fan degli spettacoli di ristrutturazione di case e della programmazione HGTV, Bracco era convinta che il suo progetto di restauro in Sicilia potesse costituire una buona serie per il canale. Quindi ha contattato direttamente Loren Ruch, vicepresidente senior per lo sviluppo e la produzione del gruppo HGTV, e ha lanciato l’idea. «Non era del tutto in linea con il nostro modo tipico di costruire uno spettacolo, ma sembrava interessante», spiega Ruch al New York Times. È andata bene. Tant’è che la tv via cavo è riuscita a coprire i propri costi di produzione per My Big Italian Adventure, offrendo anche un compenso a Bracco per essere apparsa nella serie, «ma sono stata io a coprire i costi per la ristrutturazione della casa», tiene a sottolineare la star di Hollywood. Oltre a rimettere in piedi una struttura praticamente in rovina, è stato necessario portare acqua e elettricità. Dopo mesi di lavoro, il costo finale si è aggirato tra 250mila e 300mila dollari, sforando così il preventivo iniziale di 150mila dollari.

La casa adesso è finita ed è la protagonista di My Big Italian Adventure, ma Lorraine Bracco potrà godersela soltanto alla fine della pandemia.

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