Il dramma di un amore tra un pastore e una ninfa stroncato dalla gelosia di un crudele ciclope, una leggenda che affascina a distanza di secoli e da cui prenderebbero il nome le Aci in provincia del capoluogo etneo

Nei pressi di Capo Mulini, in provincia di Catania, in una sorgente dal colore rossastro, chiamata u sangu di Jaci (il sangue di Aci), finisce il suo corso il fiume Aci. Un nome che il piccolo corso d’acqua condivide con ben nove dei comuni che costellano la costa siciliana nelle vicinanze. Tra i più noti, Aci Castello, con la sua fortezza normanna affacciata sul mare, Aci Trezza, il piccolo borgo marinaro in cui Verga ha ambientato i suoi Malavoglia nonché Luchino Visconti la sua pellicola La terra trema; a cui si aggiungono Aci Catena, sede del sito archeologico di Santa Venera al Pozzo e del palazzo Principe Riggio, e infine Acireale, città barocca famosa per le sue Terme e il carnevale. Qui, a villa Belvedere, è custodita una statua che ritrae due giovani Aci e Galatea. Alla loro tragica storia d’amore che si deve questa curiosa ossessione della toponomastica siciliana.

IL MITO.  È infatti Ovidio, nelle sue Metamorfosi, a raccontarci la storia di Galatea, una delle cinquanta Nereidi, le ninfe del mare figlie di Doride e Nereo, e del bellissimo pastore Aci, figlio di Fauno e della ninfa Simetide. La loro storia ha inizio vicino al mare, dove Aci, che lì era solito pascolare le sue pecore, si innamorò perdutamente di Galatea al primo sguardo. L’amore e la passione del pastorello vennero ricambiate dalla ninfa, di cui era da tempo innamorato anche Polifemo, il ciclope che viveva nel vulcano, non contraccambiato da Galatea nonostante i suoi corteggiamenti. Una sera il gigante li vide baciarsi in riva al mare e, accecato dalla gelosia, decise di vendicarsi: non appena Galatea si tuffò in mare, scagliò un masso di lava su Aci che morì schiacciato dal suo peso. Quando la ninfa si recò dove giaceva il corpo senza vita del suo amato, versò tutte le sue lacrime. Gli Dei, commossi dal dolore e dalla disperazione di Galatea, trasformarono il sangue di Aci in un fiume che scorrendo dall’Etna passava nella spiaggia, luogo dei loro incontri, per sfociare infine nel mare, dove la ninfa, immergendosi nelle sue acque, poté abbracciare di nuovo il suo amato e ricongiungersi a lui per sempre.

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