Laura Tangherlini, la reporter che sposandosi ha aiutato i profughi siriani

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La giornalista RAI, nonché scrittrice, ha raccontato il suo amore per il Medio Oriente in generale e per la Siria in particolare. Dall’adozione di un bambino a distanza ai soldi della lista nozze utilizzati per beni di prima necessità, la storia di una donna coraggiosa che si prodiga per i dimenticati dal mondo

«La Siria si è ritrovata a vivere una situazione in cui hanno tradito tutti, diventando il teatro di una guerra di cui continua a essere fondamentale parlare tanto e meglio, dal momento che dopo otto anni l’informazione al riguardo è ancora lacunosa». Sono queste le parole forti di Laura Tangherlini, giornalista RAI, recentemente ospite in Sicilia in occasione della prima edizione di Etnabook, il Festival Internazionale del Libro e della Cultura. La scrittrice e reporter, sposata con il cantautore catanese Marco Rò, ha parlato di Matrimonio siriano, un nuovo viaggio.

UN MATRIMONIO ALL’INSEGNA DELL’ALTRUISMO. L’opera in questione è il risultato di tre viaggi che hanno visto la Tangherlini e il marito mobilitarsi per aiutare alcuni profughi siriani rifugiatisi in Paesi vicini. «Quando ci siamo sposati, io e Marco abbiamo deciso di adottare un bambino a distanza anziché comprare inviti per il matrimonio e bomboniere, mentre i soldi della lista nozze sono stati utilizzati per aiutare i bambini siriani con cappotti invernali, oggetti di cancelleria e altro materiale richiesto dalle loro scuole. Siamo andati a incontrare le loro famiglie e abbiamo ri-festeggiato insieme a loro la nostra unione. Dopodiché, il reportage e il video della nostra esperienza hanno dato vita al volume Matrimonio siriano, con le cui vendite ho organizzato un’altra tappa a scopo benefico, stavolta in Giordania. Lì ho comprato beni di prima necessità e ho incontrato persone di ogni età ed estrazione sociale, cercando di capire come si sentissero e cosa stessero provando. Un resoconto completo delle mie esperienze è ora confluito in Matrimonio siriano, un nuovo viaggio, che mi sta permettendo di aiutare alcune famiglie con cui sono rimasta in contatto».

LE STORIE DIETRO LA STORIA. Oltre a documentare la situazione reale vissuta dal Paese e dai suoi abitanti da un punto di vista collettivo, quindi, la Tangherlini ha cercato un confronto a tu per tu con artisti, disabili, insegnanti, bambini, intellettuali e commercianti, nel tentativo di restituire un mosaico umano di storie personali dietro la Storia nazionale. «Essere giornalista mi ha aiutato a ricevere risposte e aiuti concreti da parte delle ONG che operano in quei territori, ma mi ha anche messa in una posizione delicata con i miei interlocutori. All’inizio del confitto, infatti, molti erano felici di essere ascoltati e volevano raccontare di sé nella speranza che l’Occidente intervenisse in loro aiuto quanto prima. In tempi più recenti, invece, sono stati sempre più numerosi i casi in cui la gente si sentiva delusa e ignorata dalle nostre società, rifiutandosi di rilasciare interviste dato che quasi niente per loro era cambiato dal 2011 in poi».

I FALSI MITI DEL RITORNO IN PATRIA. Nonostante qualche resistenza, la reporter ha comunque proseguito la propria missione umanitaria con coraggio e accoramento: «Non ho mai avuto paura prima o durante i miei viaggi, anzi. Ho un legame viscerale con la Siria e quando sono in Medioriente mi sento a casa, accolta a braccia aperte da chi ascolta il mio arabo sgangherato e condivide con me perfino quello che non ha». A preoccupare la giornalista, però, è il fatto che la situazione sembra evolvere verso una pace ancora solo fittizia. «Molte aree sono andate distrutte e necessitano di un poderoso intervento statale prima di essere ripopolate – spiega infatti. – Spesso manca la fornitura di acqua, elettricità e connessione internet, e non esistono né scuole né ospedali che possano rendere la vita della popolazione degna di essere vissuta». Ecco perché il desiderio di tornare in patria è pulsante nei cuori di centinaia di profughi, ma la sua realizzazione appare ancora lontana. «In Libano ho percepito una certa insofferenza all’idea di accogliere così tanti rifugiati, al punto che a detta di alcuni i siriani vorrebbero rubare loro lavoro e risorse, non capendo che gli inganni e le atrocità provenienti da ogni fazione politica implicata nel conflitto siriano non sono ancora finiti».

MOBILITAZIONE E INFORMAZIONE. Ciò che potrebbe fare la differenza, dal canto nostro, secondo la Tangherlini è molto chiaro: «Innanzitutto, è necessario informarsi ogni giorno meglio e di più, per evitare di lasciare che notizie sporadiche e superficiali ci confondano le idee e ci facciano sentire lontani da quanto accade sotto i nostri occhi. Oltre a questo, però, è fondamentale anche mobilitarsi per dare una mano con i mezzi a propria disposizione a chi ne ha bisogno. Io ci sono riuscita grazie al mio matrimonio e alla scrittura, per quanto numerose siano le strade alternative che si possono intraprendere in maniera individuale o in gruppo. La Siria ha perso per sempre centinaia di migliaia di morti in otto anni, ora ha diritto a un futuro dignitoso per le vecchie e nuove generazioni, che si lasci finalmente alle spalle orrori e dolori».

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