A farla da padrone, nella manifestazione in cui il Coro Lirico Siciliano ha portato in giro per le chiese della Val di Noto le note del compositore catanese, è stata la parte meno nota del suo repertorio ma che fu decisiva per i futuri capolavori

 Belliniadi, titolo di una rassegna che trova il suggello sul limitare del secondo decennio del secolo, associa il nome del Cigno etneo a quello, di radici ben più antiche, dell’evento sportivo per eccellenza dell’antichità greca, le Olimpiadi. Il che può apparire forse singolare, ma non più di tanto, a pensarci bene. Da un lato perché la musica – e il belcanto in particolare – come lo sport richiede esercizio quotidiano, diuturno, instancabile. Dall’altro perché rimanda a una concezione della musica di stampo artigianale, demiurgico, creativo.

Rispondeva infatti all’idea del nulla dies sine linea anche la formazione del Nostro, cervello in fuga tra i tanti costretti ad abbandonare la città natale, una Catania che pure gli garantiva adeguato sussidio allo scopo di perfezionare i rudimenti, appresi alla scuola del nonno Vincenzo Tobia, direttamente alle fonti del sapere musicale: quello che dispensava la capitale del Regno, Napoli con i suoi quattro Conservatori, con quella che sarebbe diventata addirittura una Scuola, con tanto di maiuscola, nell’amplificazione del suo maggior studioso, Francesco Florimo, sodale tra i più fedeli di Bellini.

Belliniadi, dunque, per rimandare non tanto al gusto della gara ma a quello della partecipazione: di un territorio come il Val di Noto, culla di un barocco immaginato come segno della rinascita dalle ceneri del terremoto, che a Bellini diede natali, istruzione, cultura. E che adesso ne riscopre i primi passi, quella musica sacra che era formazione continua, apprendistato all’ombra di aule e chiostri dei sontuosi conventi dei Gesuiti e dei Benedettini; sinopia di creazioni future, laboratorio dove affinare, sperimentare, trovare la strada, unica e personale, che lo avrebbe portato al successo. Lontano da logiche roboanti, Belliniadi ricorda che la musica di Vincenzo Bellini è – o dovrebbe essere – patrimoni condiviso, gesto quotidiano, luminosa stella polare. Per illustrare le ragioni di una fedeltà a una causa che non tramonta, e anzi continua a risplendere.


L’EVENTO

Dal 14 al 30 dicembre le più belle chiese della Val di Noto hanno ospitato le Belliniadi,  manifestazione coprodotta dalla Regione Siciliana su impulso dell’Assessore al Turismo, Sport e Spettacolo Manlio Messina, in cui il Coro Lirico Siciliano ha offerto al pubblico siciliano il repertorio di musica sacra che caratterizzò la produzione giovanile di Vincenzo Bellini. Dalla Messa Seconda in sol minore al Te Deum in do maggiore, passando per altre composizioni meno note fino alla grande musica operistica che ha reso celebre il nostro paese nel mondo, l’evento ha coniugato la diffusione della musica del compositore catanese, di cui il Coro Lirico Siciliano si fa da anni ambasciatore, con la valorizzazione delle eccellenze artistiche e dei siti di interesse culturale della Sicilia.

 

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