Maria Attanasio: «La scrittura può cambiare il mondo»

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L’autrice, che prossimamente sarà a Catania tra i relatori del TedX di sabato 7 dicembre, si racconta a 360°: dai diritti delle donne all’amicizia con Elvira Sellerio, dall’amore per la poesia all’invito ai giovani a costruire il nuovo partendo dalla riscoperta della parola

Ha 76 anni e la voce viva di una militante senza peli sulla lingua. Scrive narrativa storica, poesie e saggi, ed è legata tanto a Caltagirone, il paesino catanese che le ha dato i natali, quanto a un mondo senza frontiere, sorretto da un ideale di condivisione ugualitaria. Lei è Maria Attanasio, intellettuale di spicco della provincia etnea, ex docente di storia e filosofia e speaker al TEDxCataniaWomen del 7 dicembre 2019, che ci ha raccontato del suo rapporto con la scrittura e con la contemporaneità.

TRA POESIA E NARRATIVA STORICA. «All’inizio scrivevo solo poesie, poi con il passare degli anni ho iniziato a dedicarmi anche alla narrativa storica. Il passaggio dall’uno all’altro genere è stato arduo e lo devo all’amica ed editrice Elvira Sellerio, che a distanza di tempo ha continuato a ricordarsi di una storia da me trovata tra le carte di una vecchia cronologia del 1600 di Caltagirone e mi ha incoraggiato a raccontarla». La forza di questa vicenda e lo sprone ricevuto le hanno quindi dato il coraggio di trovare un linguaggio altro, per quanto non così dissimile da quello poetico. «La motivazione profonda per cui scrivo non è mai cambiata – ci spiega, infatti – dato che la scrittura rimane per me esperienza di verità e parola di libertà». L’unica grande differenza tra la prosa e la poesia consiste, per l’intellettuale, nel rapporto con la materia trattata: «Nella poesia sono libera, mentre nella narrazione so di dovere “piegare” la parola pur di mantenere la giusta fedeltà nei confronti del personaggio, o meglio, della persona di cui sono portavoce. L’autenticità e l’apertura conoscitiva della mia scrittura rimangono quindi immutate, mentre il mio sguardo si trasforma».

LA MANCANZA DI UN PROGETTO DI MONDO. Se la prosa di Maria Attanasio è di genere storico, ciò non significa che sia però legata alla dimensione del passato. «Quando penso al momento in cui viviamo mi sento quasi una sopravvissuta d’altri tempi. Oggi siamo infatti circondati dal silenzio e da una scarsa consapevolezza del potere individuale: ci siamo dimenticati che possiamo dire di “no” e pensiamo che fino a qualche decennio fa le donne stesse non avessero una voce. Ebbene, io scrivo per sottolineare che molte sono state coloro che hanno detto no e per ispirare vecchie e nuove generazioni a fare altrettanto». Secondo l’intellettuale, infatti, è necessario un progetto di mondo da cambiare insieme, al di sopra delle differenze tra partiti e ideologie. «In tal senso la filosofia è fondamentale, perché ci permette di comprendere la realtà e di rappresentarla con gli strumenti a nostra disposizione. C’è chi crede che la poesia non abbia niente a che vedere con la filosofia, ma se pensiamo a Dante Alighieri o a Giacomo Leopardi ci rendiamo conto che la loro tensione espressiva era sorretta eccome da un sentire concettuale».

VIAGGIARE, PENSARE, CRESCERE. Il messaggio che la scrittrice vorrebbe condividere con i giovani, d’altronde, è proprio questo: «prendete spunto dal caso di Greta Thunberg o delle Sardine per realizzare che noi non finiamo in noi stessi e che la parola non è un dire solitario. Per cambiare il mondo serve continuare negli altri con la scrittura, l’azione e l’utopia, perché solo l’utopia dà le ali alla storia. Se c’è dentro di noi un anelito a cambiare l’esistenza, saremo in grado di garantire una migliore giustizia sociale e aboliremo ogni discriminazione di genere e nazionalistica». La dimensione claustrofobica del nostro Paese, per Maria Attanasio, sarebbe dunque da superare nella prospettiva di una comune mediterraneità, capace di promuovere un Prima gli esseri umani anziché un Prima gli italiani. «Io vado per un mese l’anno in Marocco, per esempio, e mi sento a tutti gli effetti come se fossi in Italia: i frutti, i fiori e la predisposizione all’accoglienza sono identici, pur con modalità differenti, e così percepisco una sorta di globalizzazione del sentimento nazionale, una dilatazione della mia appartenenza al genere umano che mi auguro acquisisca sempre di più un carattere transgenerazionale».

E sul TedX, infine: «Il fatto che mi abbiano chiesto di intervenire come speaker a una conferenza simile mi è sembrato singolare, dato che il resto del team è molto più giovane di me. Sono sorpresa e onorata di essere stata scelta, e noto con piacere che, al posto di una chiusura tra generazioni, c’è invece un forte senso di continuità».

 

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