Med Photo Fest, Vittorio Graziano: «Il transitorio come tema di questa edizione»

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La decima edizione organizzata dall’Associazione culturale Mediterraneum prevede, dal 4 maggio al 10 giugno, diversi eventi  tra Catania, Siracusa, Caltagirone e Adrano che comprendono mostre, workshop tecnici e fotografici, seminari e presentazioni editoriali

Ogni anno viene scelto un tema che «sia il più ampio possibile ‒ ci dice Vittorio Graziano ‒ ma che serve a dare una connotazione comune alle varie manifestazioni. Quest’anno abbiamo utilizzato il tema transeuntes, una parola che mi girava in testa da un po’ e che indica qualcosa di provvisorio, come la nostra vita che è provvisoria, mutevole». Il festival prevede una serie di eventi che comprendono mostre personali con nomi nazionali, come Alex Majoli, e internazionali come quello di Frank Horvart, a cui quest’anno è stato assegnato il Premio Mediterraneum per la Fotografia d’Autore, mostre fotografiche collettive e la premiazione del Medportfoliocontest, workshop tecnici e fotografici, seminari e presentazioni editoriali tra l’ex Monastero dei Benedettini di Catania, la Fototeca Siracusana, la Corte Capitaniale e il Museo Diocesano di Caltagirone, e il Museo Archeologico di Adrano.

UNA PASSIONE RITROVATA. Vittorio Graziano si è occupato di fotografia in passato, in un primo momento le foto catturavano soprattutto i dettagli urbani, «quasi mai la persona ‒ continua‒ semmai le persone inserite in uno spazio». Foto per le strade della Sicilia e dei luoghi visitati durante i viaggi, tra cui quello in Brasile, dove, racconta: «Mi ero immerso in quella realtà molto colorata, molto contrastata sia come colori che dal punto di vista sociale. Lì forse l’elemento umano ha cominciato ad uscire fuori, specialmente nel colore». A queste si aggiungono le diapositive che catturavano il movimento in occasione di eventi sportivi, macro di oggetti e partecipazione a concorsi, in cui è capitato anche di vincere. Poi c’è stato un periodo di abbandono, fino a dieci anni fa, quando, con l’uscita di alcuni DVD di fotografi, tra cui Ferdinando Scianna, venne l’idea di fare una serie di mostre fotografiche e di conferire il premio Mediterraneum del 2009. Dal Festival Vittorio Graziano è tornato alla sua passione fotografica, che comprende soprattutto il ritratto in studio, ritratto di volti, soprattutto femminili, di persone reali che trasmettono qualcosa prima al fotografo e poi allo spettatore che le osserverà, «una forma di comunicazione bellissima».

Il grande fotografo Frank Horvat incontra il pubblico al Monastero dei Benedettini

FOTO E SICILIA. «La fotografia è diventata una forma di espressione, specialmente con l’avvento de telefonini, molto utilizzata. Spesso in maniera impropria, nel senso che si fa di tutto, anche mandare documenti». Un modo di trasmettere un’immagine, quindi, ma in realtà è qualcosa di diverso, una testimonianza, un modo di esprimere se stessi. Spesso inflazionare qualcosa porta a ridurne la qualità. Come dice Frank Horvart: «Lo svantaggio è che la fotografia (apparentemente) è diventata così facile che la vera difficoltà, al giorno d’oggi, è quella di convincere la gente a osservare le tue foto, semplicemente perché ce ne sono così tante migliaia di miliardi nella rete!» Una sfida che il fotografo porta avanti nei suoi progetti. Nel caso siciliano c’è anche un’arretratezza dal punto di vista culturale, come spiega Vittorio Graziano: «Faccio fatica a far capire cosa voglio fare e cosa faccio. Solo alcuni riescono a capire, altri pensano che sia un hobby, un passatempo, ma io direi che per alcuni la fotografia è quasi una scelta di vita». Dal punto di vista dell’interesse, gli spettatori si possono dividere in due categorie: chi ha la passione e la voglia di accrescere la propria conoscenza attraverso il lavoro di altri, e chi invece resta chiuso nel proprio mondo fotografico, che diventa quindi fine a se stesso e non ha questa possibilità di crescita. Anche per chi non è un cultore delle foto, diventa un modo di scoprire qualcosa di nuovo, «è soddisfacente ricevere i complimenti di persone che non si conoscono e apprezzano», vuol dire che è arrivato qualcosa.

 

 

 

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