Una volta l’acquisto di un disco era un rito. Appena comprato, si correva a casa, si spacchettava l’involucro di cellophane, si estraeva con la massima cura il disco, toccandolo come una reliquia. Evitando di lasciarci sopra immonde impronte, lo si riponeva sul piatto e, sempre con la massima attenzione, si faceva cadere su la puntina del giradischi evitando di graffiarlo. Si prendeva posizione formando un triangolo isoscele con i diffusori acustici e si iniziava l’ascolto seguendo i testi delle canzoni pubblicati all’interno della preziosa copertina. Quel disco l’avremmo consumato per settimane intere, fino a impararlo a memoria. «Oggi ci sono miei amici che non possiedono neanche un lettore cd», sbotta a ridere Nello Toscano, leggendario contrabbassista, icona del jazz catanese. «Non solo i dischi non si vendono, ma non riesco nemmeno a regalarli. Oggi si ascolta tutto sulle piattaforme streaming, la musica è diventata sottofondo mentre lavori, guidi la macchina, cucini».

Studi scientifici documentano la capacità di concentrazione dei millennials, i figli di questo secolo, attorno a un brano musicale: dopo trenta secondi si annoiano, fanno zapping compulsivo sugli store d’acquisto, si fanno venire il callo al dito per cercare mille canzoni su Spotify, ma dopo mezzo minuto smettono di ascoltare. In questo scenario dominato da un pop patinato in cui si ascoltano canzoni belle, bellissime, moderne, modernissime, spesso molto simili le une alle altre, come potrebbe una musica che fa leva sull’improvvisazione, sulle spigolature, sui contrasti e su lunghi svolgimenti riuscire a inserirsi negli algoritmi che scandiscono il successo di una canzone? Nello Toscano il cavallo di Troia l’ha trovato. Il suo nuovo album, intitolato Inside, naviga a gonfie vele su Spotify e il singolo Clouds sta toccando i 120mila “stream”. «Una quota mai raggiunta», si meraviglia lo stesso artista etneo. «Anche perché il mio nome non è così conosciuto. Eppure, il 90% degli ascolti è negli Stati Uniti, poi in Canada, un po’ in Giappone, ma in Europa pochissimi, qualcosa in Inghilterra».

«L’unica forma di ascolto che funziona soprattutto fra i giovani è solo se guardano. Quindi, “Inside” nasce come musica da sfondo, più che sottofondo. È un disco da tappezzeria»

Un cambio di orientamenti musicali del pubblico giovanile? Una rinascita del jazz? Macché. Anche in questo caso, a risolvere il mistero è un algoritmo. Ma partiamo dalla nascita di Inside. «Un disco nato durante il periodo della pandemia, tutto fatto in casa», racconta Toscano, sotto l’insegna al neon del Monk, il jazz club di Catania. «Tra le mie passioni, oltre al contrabbasso, c’è anche l’elettronica. E nei primi cinque brani ho suonato soltanto le tastiere, i synth, ho elaborato dei suoni: una elettronica comunque discreta, minimale, utilizzata per valorizzare l’acustico. Infatti, nei primi brani suonano soltanto il pianista Seby Burgio e Alessandro Presti alla tromba e qualche volta il batterista Peppe Tringali. Il mio contrabbasso entra soltanto dal sesto brano in poi, per diventare solista nell’ultimo».

Da sinistra: Peppe Tringali, Nello Toscano, Alessandro Presti e Seby Burgio

Easy jazz, di facile ascolto, soffice, da sottofondo, con un “mood” alla Chet Baker, in cui prevalgono i silenzi. «I brani si chiamano “Noema”», sottolinea Toscano. «È l’idea del filosofo Edmund Husserl che ogni esperienza vissuta, bella o brutta che sia, ti lascia qualcosa. Il disco è il tentativo di descrivere questo residuo emotivo. Non solo musicalmente nei cinque brani, ma anche attraverso immagini. Infatti, sto girando un cortometraggio che racconta una storia molto semplice: il senso del lasciare e dell’andare altrove. Il primo movimento è dall’interno di casa mia, dai miei dischi, le mie cose, il secondo un esterno, che sarà la città, il terzo la stazione, il quarto sarà onirico, perché mi addormento sul treno, e il quinto l’arrivo in un luogo nuovo, addirittura la Finlandia. È un racconto autobiografico, sui miei continui cambiamenti, su tutte le volte che ho lasciato un lavoro, una donna, un figlio. Ho lasciato tante cose, non le ho perse, però le ho abbandonate».

«Sta nascendo il jazz commerciale. Il jazz che si è sempre evoluto, diventando qualcosa di nuovo, superando il passato, va invece all’indietro: il mainstream viene trasformato in musica di facile ascolto»

La proiezione visuale dell’album rientra nella rivoluzione dell’ascolto. «La musica ormai è un sottofondo quando fai qualcos’altro. L’unica forma di ascolto che funziona soprattutto fra i giovani è solo se guardano. Infatti, se tu metti un pezzo su YouTube e c’è la copertina non l’ascolta nessuno, se invece metti un video è molto più seguito. Quindi, Inside nasce come musica da sfondo, più che sottofondo. È un disco da tappezzeria».

E questo spiega le punte record d’ascolto su Spotify, non solo di Nello Toscano, ma anche di un altro catanese come il pianista Dino Rubino che, insieme con la tromba di Paolo Fresu, ha sfondato i 12 milioni di stream con il brano The silence of your heart. E, se fate caso, il tema del silenzio, o comunque di una musica soffice che non dia fastidio, accomuna questi brani di successo.

«Il mio singolo Clouds è andato fortissimo perché è entrato in playlist di jazz soffice», spiega il contrabbassista. «Ci sono il pub o il ristorante, il supermercato o l’albergo, che mettono la playlist la mattina e poi continua a girare per tutta la giornata».

Qual è il meccanismo attraverso il quale si entra in queste playlist?
«Allora, l’editore manda il disco a Spotify e lo mette sulla piattaforma attraverso un distributore digitale, nel caso specifico è la siracusana Believe, che è fra le più importanti con sedi in tutto il mondo. L’editore chiede a Spotify di essere analizzato dai suoi addetti per essere inserito nelle playlist, ognuna delle quali create per assecondare le diverse tipologie di pubblico. Io sono in tre playlist di soft jazz».

Non si corre il rischio di ingabbiare una musica come il jazz conosciuto per l’estrema libertà creativa?
«Esatto, sta nascendo il jazz commerciale. Il jazz che si è sempre evoluto, diventando qualcosa di nuovo, superando il passato, va invece all’indietro: il mainstream viene trasformato in musica di facile ascolto. Io questo disco non lo posso fare in concerto. Lo puoi ascoltare per conciliare il sonno o mentre lavori, ma non è adatto alla rappresentazione “live”. Io farò la presentazione di questo disco, la farò da Roberto Zappalà probabilmente in autunno, ma la farò con il cortometraggio: farò mezz’ora di immagini con un solista e basta. Qualcosa da ascoltare guardando, o viceversa. Non è un’opera musicale, è un’opera video-musicale».

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