“Night garden”: la performance multicolor strega il “Bellini”

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Anthony Heinl e la sua compagnia eVolution Dance Theater arrivano a Catania, dove resteranno in scena fino al 20 novembre, con una performance strabiliante fatta di luci, musica e acrobazie

Un’esplosione di colori fluorescenti, luci a led e musica elettronica per “Night garden” di eVolution Dance Theater, compagnia fondata a Roma più di dieci anni fa da Anthony Heinl: 80% artista, 20% scienziato. La breve parentesi che lo vide impegnato, infatti, come studente di fisica e chimica all’Università di Boston sembra averne influenzato in modo particolare il lavoro, anche se il suo background risente fortemente dell’esperienza vissuta sul palcoscenico con grandi nomi della danza contemporanea come David Parsons, Lachine, Peter Anastos, Martha Graham prima di entrare a far parte dei Momix di Moses Pendleton. Dall’unione di competenze tecnico-scientifiche e spettacolari viene fuori una performance di grande impatto alla quale il pubblico potrà prendere parte, fino al 20 novembre, al Teatro Massimo Bellini di Catania.

HUNGER OF THE PINE. 90 minuti, con un unico intervallo, di acrobazie, passi di danza e numeri di illusionismo in cui sette straordinari artisti si muovono in scena. Sono Nadessja Casavecchia, Bruno Mushin Batisti, Antonella Abbate, Carlotta Stassi, Matteo Crisafulli, Giulia Pino e lo stesso Heinl che, come in un meccanismo dall’ingranaggio perfetto, cooperano per la buona riuscita dello spettacolo tutti insieme, sempre. Il contrasto tra ciò che si vede e quello che non è visibile allo sguardo fa il resto; “Night garden” è una grande fantasticheria dove l’elemento narrativo passa in secondo piano e in cui a prevalere sono le suggestioni di un mondo “altro” popolato da esseri irreali e inconsistenti. Silhouette che si lasciano avvolgere da un grande cilindro gonfiabile, teli iridescenti che fluttuano nell’aria, stecche arancioni e verdi che come per incanto oscillano e interagiscono con due figure fatte di fili in technicolor, e ancora personaggi i cui corpi sono ammassi di stelle raccolte dal cielo o di palline, mentre il corpo umano, spesso in controluce, non smette di essere il focus dell’intero evento. Danzatrici dal fisico elastico si esibiscono in numeri di contorsionismo mozzafiato e acrobati sinuosi disegnano i confini di uno spazio alieno, che sarà svelato solo alla fine.

Foto di I. Sansoni

SPECTACULAR. Tutto è originato dai brani sincopati dei Goldfrapp, da quelli ritmati di Woodkid, degli Air, dei Radiohead fino a quelli più ricercati di Harry Nilsson o Joni Mitchell. Una vera è propria partitura della performance puntellata da sonorità frenetiche e ripetitive che vengono completata da movimenti e gesti convulsi. Contribuiscono a creare la giusta atmosfera anche i fondali rettangolari che sezionano lo spazio scenico permettendo di ricostruire mondi paralleli con righe sottili che vibrano sollecitate dall’ombra di grandi mani; giardini in cui crescono piante magiche e svolazzano uccelli o su cui appare l’ombra di un tetro castello. L’elemento naturale ritorna anche quando su un telo fosforescente, che riproduce un bosco incantato, si disegnano con punti luminosi piante ornamentali, fate e farfalle. Lucciole che, nella seconda parte, diventano la coroncina di una figura dai tratti orientali che si muove con grazia in un giardino zen; è soprattutto l’effetto che viene ricreato con luci di taglio sfumate a immergere lo spettatore in un’altra realtà, mostrando in tutto il loro splendore i performer senza filtri o costumi. Saranno le luci psichedeliche a disintegrare le strane figure, dando l’impressione che i corpi vengano teletrasportati in un altrove o addirittura cancellati dallo spazio.

THE SHOW MUST GO ON. Non ci scandalizza più di tanto che un teatro all’italiana ospiti uno spettacolo lontano dall’impronta istituzionale del balletto, né tanto meno la scelta artistica che ha altri degni precedenti e che da sempre ha mostrato apertura verso altri generi oltre alla danza e alla lirica, si veda “La Cantata dei pastori” di Peppe Barra giusto per citarne qualcuno. Ciò che dispiace è però la sparuta presenza di pubblico in sala. In un momento estremamente delicato per l’Ente etneo come quello che lo vede protagonista delle ultime vicende ci saremmo aspettati, oltre ai proclami e alla partecipazione sui social, anche un sostegno concreto da parte degli spettatori. Noi tuttavia non demordiamo e anche se illusioni e magie le lasciamo ai bravi interpreti, ci auguriamo una maggiore presenza nelle altre repliche per uno spettacolo ampiamente applaudito dai presenti e che siamo certi vi lascerà a bocca aperta facendovi tornare anche un po’ bambini.

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