Perché Harry e Meghan si sono sposati? Ce lo spiega Hegel

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Il filosofo special guest all’evento regale. Conclusa l’esibizione di Elton (che pare abbia indossato gli stessi costumi di Kingsman 2) ha tirato fuori dal taschino un vecchio frammento sull’amore tratto dagli Scritti teologici giovanili. Ci si sposa perché ci si ama. Nessuna lucubrazione astratta: è l’amore dell’uomo in carne ed ossa che si nutre di più elementi

Maggio, comincia la stagione dei matrimoni. Ad aprirla ufficialmente sono le porte della St. George Chapel dove sabato si è celebrato il royal wedding tra Harry e Meghan. Sappiamo dei confetti con le mandorle d’Avola, del riciclo del vestito di Kate, delle atipicità della sposa del sesto erede al trono britannico, convolata alle terze nozze, dopo un divorzio e il matrimonio sul set della serie televisiva Suits. Una domanda però è sfuggita alle telecamere: perché si sono sposati? «È un principe!» – giunge voce da chi si personifica con l’ex rosicona. Ma forse, dietro il sogno di principessa, che non regge davanti a quello di direttore di giornale o di orchestra (come commenta Selvaggia Luccarelli), c’è dell’altro. Non si può certo dire che sia un matrimonio combinato; in confronto sembra più combinato quello tra Ferragni e Fedez. Perché allora ci si sposa ancora?

Lo ha spiegato Hegel, special guest all’evento regale. Conclusa l’esibizione di Elton (che pare abbia indossato gli stessi costumi di Kingsman 2) ha tirato fuori dal taschino un vecchio frammento sull’amore tratto dagli Scritti teologici giovanili. Ci si sposa perché ci si ama. Nessuna lucubrazione astratta: è l’amore dell’uomo in carne ed ossa che si nutre di più elementi.

RISPETTO E GRATUITA’. «Unificazione vera, amore vero e proprio, ha luogo solo fra viventi che sono uguali in potenza, e che quindi sono viventi l’uno per l’altro nel modo più completo, e per nessun lato l’uno è morto rispetto all’altro». Ci si arricchisce perché «è un prendere e dare reciproco» che mai ne esce impoverito.

INDIPENDENZA. Nell’unione gli amanti non si annullano, non cessano di essere due. «Questa unificazione dell’amore è sì completa, ma può esserlo unicamente in quanto il separato è opposto in tal modo che l’uno è l’amante e l’altro è l’amato». Sono due vite indipendenti verso un’unica direzione.

SENTIMENTO. «Quel che c’è di più proprio si unifica nel contatto e nelle carezze degli amanti, fino a perdere la coscienza, fino al toglimento di ogni differenza. L’amore è un sentimento» che «cerca infinite differenze e trova infinite unificazioni». È mèta che si conquista. Supera l’individualità aprendosi all’altro, cosicché non è più estraneo. L’amore è aufhebung: conservazione e superamento degli opposti.

DESIDERIO DI IMMORTALITA’. Anche se non oltrepassa i confini dell’umanità, aspira all’immortalità. «Quel che è mortale ha deposto il carattere della separabilità, ed è spuntato un germe dell’immortalità»: il figlio, sintesi vivente della dualità dei due amanti, loro frutto ma non loro possesso.

LIBERTA’. Liberi di amarsi perché liberi di scegliersi. «I tiranni, o le ragazze che non concedono senza denaro le loro grazie, oppure le donne vanitose che vogliono incatenare con i loro vezzi. Né gli uni né le altre amano». Non si compra, non si pretende, non si elemosina. Esiste un diritto all’amore e non un diritto dell’amore, scrive altrove Hegel. Il diritto matrimoniale scatta solo nella separazione perché finché ci si apre all’altro non si avverte la necessità di un contratto ma la relazione è regolata spontaneamente.

OLTRE UN CONTRATTO. Hegel riconosce la comunione dei beni, scartando l’ipotesi che un amante divenga lui solo il proprietario dei beni dell’altro. In tal modo si entra nella sfera del diritto ma un matrimonio non può essere solo questo: è vero che il formalismo giuridico tutela, ma si rischia di degradarlo a negoziato e spegnerlo. Non è la legge, né un accordo prematrimoniale a rendere innamorate due persone e a conservarne il sentimento. E neanche la corona.

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