«L’essenziale è invisibile agli occhi», dice la volpe al Piccolo Principe di Saint-Exupéry. Eppure, la fotografia a volte riesce, con quella che sembra una magia, a registrare un pezzo di realtà che con gli occhi non si vede.

Questa l’esperienza fatta dal fotografo siciliano Giuseppe Vella, dopo una selezione durissima che ha visto coinvolti fotografi di tutto il mondo, con l’immagine “Etna Gives Emotions”, con cui è salito sul terzo gradino del podio nel concorso internazionale di fotografia VIPA (Visions international Photo Awards), tra i più famosi al mondo. In particolare, Vella è entrato nella categoria di immagini “Travel/Culture”, ovvero quelle che riprendono immagini di viaggi e di cultura.

Lo scatto era stato scelto il 3 marzo scorso dalla Nasa come immagine APOD (Astronomy Picture of the Day) suscitando grande interesse nelle maggiori testate giornalistiche in tutto il globo. Giuseppe ha superato una selezione durissima che ha visto coinvolti 1.117.500 fotografi di tutto il mondo e il confronto tra 418 mila immagini. Vella è entrato nella categoria di immagini “Landscape night”, ovvero quelle che riprendono la paesaggistica notturna. «Ho passato notti insonni, spesso in solitudine e fatto una quantità di km in auto e a piedi di cui ho perso il conto – dice il fotografo – per aspettare un varco tra le nubi e fare la giusta immagine. Centinaia di prove, fallimenti, buchi nell’acqua, Ma ne è valsa la pena».

Giuseppe Vella, nato a Palermo nel 1987 e residente in un piccolo paesino della provincia, Cefalà Diana, da circa 8 anni ha la passione per la fotografia paesaggistica notturna. La foto non è casuale, lo stesso Giuseppe racconta così quella notte. «Monitoravo da tanto l’Etna per assistere a un bel parossismo, a un tratto, verso le 21 inizia una leggera attività sul vulcano. Senza pensarci troppo parto e affronto un viaggio di 300 chilometri per assistere a questo spettacolo. Giunto a destinazione la notte tra il 16 e il 17 febbraio l’attività parossistica era terminata, ma continuava a regalare emozioni con la sua lava ben visibile. Una sera molto gelida, temperatura di -6, un cielo spettacolare. E le meteore hanno fatto il resto per creare questa immagine».

A livello tecnico, l’utilizzo di una esposizione lunga ha chiaramente e fortemente contribuito alla creazione di uno scatto che non era esattamente quello che vedeva Vella davanti i suoi occhi. Spesso, questo effetto sorpresa per il quale l’immagine che si ha di fronte non combacia perfettamente con quella immortalata sul supporto fotografico, rende il risultato finale molto più interessante. Se ci riflettiamo un attimo, il fatto che ogni scatto in notturna, giocando con la luce, è l’inizio di un processo che porta a esiti sempre diversi e che comunque ti fa vedere quello che tu non puoi vedere con gli occhi, rispecchia il desiderio più profondo di ogni uomo: vedere l’invisibile. Vedere l’Etna in fiamme, stagliata su un cielo stellato e trafitto da meteore è qualcosa di unico e che lascia senza parole.

Vella, che ha iniziato a condividere la foto su Facebook sin da subito, non avrebbe potuto immaginare che oltre ad essere condivisa da utenti di tutto il mondo, sarebbe finita prima sulla pagina Facebook ‘Sky’ e successivamente su quella della NASA.  È proprio l’agenzia spaziale a pubblicare lo scatto del fotografo palermitano nella sezione del suo sito dedicata alla migliore foto a tema astronomico. Lo scatto di Vella è corredato anche una descrizione scritta da un astronomo: «L’Etna è in eruzione da centinaia di migliaia di anni. Situato in Sicilia, il vulcano produce fontane di lava alte oltre un chilometro. Non è solo uno dei vulcani più attivi della Terra, è uno dei più grandi, misura oltre 50 chilometri alla sua base e si innalza per quasi 3 chilometri di altezza. Nella foto in eruzione il mese scorso, un pennacchio di lava è sparato verso l’alto, mentre la lava scorre verso l’esterno del vulcano. Probabili tracce satellitari appaiono sopra, mentre antiche stelle punteggiano il cielo in lontananza. Questa eruzione vulcanica è stata così forte che gli aeroporti vicini sono stati chiusi per impedire agli aerei di volare attraverso il pericoloso pennacchio».

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